Emilia-Romagna: sinistra vuole una legge che impedirebbe a chiunque di opporsi all’ideologia gender.

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Continua il dibattito politico, in particolare in Emilia-Romagna, sulla legge contro l’omofobia. Lo scorso 9 luglio la comunità pro life ha registrato un’importante vittoria quando, in seno al Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, la votazione sulla proposta di legge contro «l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere» ha subito una battuta d’arresto ed è stata rinviata.

Discussione ripresa in questi giorni in Assemblea regionale, con una pioggia di emendamenti da parte del centrodestra. Le ultime notizie di ieri sera, infatti, parlano di una maratona notturna per tentare di approvare una legge considerata dalla destra e dai pro life come profondamente liberticida, in quanto impedirebbe a chiunque di opporsi all’ideologia gender, accusando di discriminazione chiunque affermi che non si possa essere maschi o femmine indipendentemente dal proprio sesso o che ogni bambino ha bisogno di un papà ed una mamma.

Il centrodestra si è opposto alla proposta di legge presentando 1.787 emendamenti, che hanno portato appunto a proseguire ad oltranza. Gli emendamenti, infatti, vanno discussi e votati uno per uno. Secondo gli ultimi aggiornamenti rilasciati dall’agenzia Dire, l’Assemblea – dopo 26 ore di discussione – è arrivata a votare l’articolo 4, sui 12 totali, mettendosi alle spalle circa 520 emendamenti. Durante la discussione i consiglieri regionali, in particolare quelli del Partito Democratico, hanno organizzato i turni per riposarsi e persino per andare in bagno, garantendo comunque sempre il numero legale in aula. La votazione vera e propria è iniziata intorno alle 3 di notte, dopo i vari interventi degli esponenti del centrodestra. Una breve pausa c’è stata alle 5:30 per un tilt del sistema elettronico di votazione. Come riporta Dire, dalla stessa Regione Emilia-Romagna fanno notare che una maratona del genere non si era mai vista, neanche per leggi molto importanti sul bilancio o su provvedimenti di natura strettamente politica. Solo nei primi anni 2000 un consigliere regionale di Rifondazione comunista presentò circa 2 mila emendamenti ad una legge, ma sicuramente non ci fu un’eco mediatica di tale portata.

Gli attivisti del circolo territoriale di Pro Vita & Famiglia Bologna e di Bologna per la vita continuano intanto il loro impegno per ribadire il loro “no” a questa legge. Il 9 luglio erano presenti durante la discussione della proposta con dei bavagli arcobaleno, che gli stessi attivisti hanno definito «un simbolo del potere della dittatura del pensiero unico contro la libertà e la priorità educativa dei genitori nei confronti dei figli». Anche in questi giorni i ragazzi e le ragazze del circolo territoriale sono stati presenti davanti al palazzo della Regione Emilia-Romagna per protestare contro «una legge ideologica e indottrinante che vuole entrare in tutti i settori della società, scuola, lavoro, sanità e non solo. Una legge che ha lo scopo di dare fondi, spazio e potere alle associazioni Lgbt», come ha dichiarato sui social Matteo Di Benedetto, referente di Pro Vita & Famiglia Bologna.

Di Benedetto ha inoltre dichiarato che quello che si chiede alla Regione è di «non approvare questa folle legge e, qualora passasse, sarà necessario impegnarsi per arrivare alla sua cancellazione».

Intanto la contrapposizione del centrodestra ha scatenato una battaglia politica e forti polemiche. Il capogruppo del Pd Stefano Caliandro ha più volte dichiarato di voler andare avanti ad oltranza fino a quando non si arriverà all’approvazione della legge. A guidare l’opposizione è invece il relatore di minoranza Michele Facci, esponente di Fratelli d’Italia, alleato con la Lega e autore della maggior parte degli emendamenti. «Si vuole mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente», ha detto «ed è grave che la Regione decida di schierarsi a favore di uno specifico orientamento ideologico. Esiste già una legge nazionale che tutela le persone dalle discriminazioni, questo provvedimento non ha senso». A fargli eco un altro esponente di FdI, Giancarlo Tagliaferri, che ha spiegato che «non è una battaglia strumentale, ma vuole combattere un’ideologia e una visione del mondo che discrimina chi la pensa diversamente. Non vogliamo discriminare nessuno ma neanche far discriminare le famiglie italiane». Tra Pd e centrodestra, poi, la posizione del Movimento 5 Stelle che, seppur critico su molti punti della legge, resta sostanzialmente a favore.

Si attendono nuovi aggiornamenti sugli sviluppi e i risultati della discussione di questa notte.

Salvatore Tropea

fonte qui

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