Un post contro la poltiglia di retorica ed ipocrisia

Il nigeriano e il buonista

di: @GiampaoloRossi

ventimiglia-dopo-la-manifestazione-pro-migranti-un-corteo-per-le-vie-della-citta-247355.660x368PRIMO E SECONDO
Il primo è un nigeriano.
Il secondo è un buonista.

Il primo è un criminale.
Il secondo è un idiota.

Il primo fa lo spacciatore, a volte il ladro e forse anche l’assassino e il macellaio sui corpi di povere ragazze.
Il secondo fa il politico di sinistra, l’intellettuale impegnato, il volontario delle Ong con i soldi di Soros, il fighetto radical-chic con il culo degli altri.

Il primo è un nigeriano, il secondo è un buonista. Il primo è un criminale, il secondo è un idiota

Il primo è un immigrato irregolare con precedenti penali che gira libero per le nostre città a spacciare e a delinquere come se niente fosse.
Il secondo è un italiano regolare a cui dell’Italia non frega nulla ma grazie alle sue idee sballate, alla sua ipocrisia pelosa, ci sta riempiendo di rifiuti umani che vengono a distruggere la nostra già difficile convivenza civile.

Il primo, il nigeriano, è scappato dal suo Paese a causa della guerra, ci dicono. Ma da che mondo è mondo dalle guerre scappano le donne e i bambini mentre lui è un uomo di 28 anni. E francamente è strana questa immigrazione che porta in Europa masse di giovani sani di corpo e di mente e lascia sotto le bombe e le persecuzioni i più indifesi.
Il secondo, il buonista, vive da sempre qui, gode della libertà e della sicurezza che gli sono garantiti ed è così stupido da convincersi che facendo entrare tutti, lui faccia il bene di queste persone e di se stesso, mentre fa solo il bene dell’élite globalista che pilota questo esodo di nuovi schiavi.

Il nigeriano, quello che si traveste da profugo, da povero, da diseredato, è solo uno schifoso delinquente che si approfitta della possibilità che noi diamo a lui per farsi manovalanza delle organizzazioni criminali, in cambio di facili guadagni.

Il buonista, quello che si veste di solidarietà, è solo uno schifoso schiavista, uno di quelli che è convinto che gli immigrati ci pagheranno le pensioni o che è meglio farli entrare tutti così li mettiamo a raccogliere i pomodori come dice Emma Bonino (e questo solo perché in Italia non coltiviamo cotone come nella Virginia del XIX secolo).

88637_boldriniNON SOLO…
Il nigeriano non è solo il nigeriano; è anche il tunisino, il marocchino, il bosniaco insomma è tutti quelli che chiamiamo clandestini e che una volta in Italia si mettono a rubare, stuprare, spacciare, assassinare, rafforzando la già folta fauna di delinquenti nativi.

Il buonista non è solo il buonista; è anche l’antirazzista, il progressista, il catto-comunista, l’umanitarista, il prete arcobaleno, la femminista, insomma tutta quella poltiglia di retorica ed ipocrisia che alimenta una sottocultura che sta mandando in malora la nostra Nazione.

Sia chiara una cosa: il nigeriano e quelli come lui non hanno nulla da spartire con gli stranieri che in Italia vengono a lavorare, che rispettano le leggi e che magari sognano un giorno di diventare cittadini di questo Paese. A loro va il nostro aiuto e la nostra vera amicizia.

Mentre al contrario, il nigeriano e il buonista, l’irregolare e il suo complice italiano, il criminale che abusa della nostra libertà e l’idiota che lo legittima e lo fa entrare, rappresentano la feccia di questo Paese.

Entrambi vanno messi nella condizione di non nuocere: il primo, il nigeriano, ficcandolo in galera il tempo che occorre e poi rispedendolo a casa sua a calci nel sedere. Il secondo, il buonista, impedendogli democraticamente di continuare a governare questo Paese e a perpetrare i danni fin qui fatti.


meanwhile in #Meda…

la sagra del luogo comune

con commenti offensivi di razzismo per chi ha chiesto il rispetto delle regole di buon vicinato e soprattutto del ripristino della legalità.

L’articolo qui

 

Condivisibile l’analisi della nostra società fatta dal primo cittadino di Monza

Fonte: Il Cittadino

Il sindaco di Monza risponde sull’estrema destra con una lettera alla città

Il sindaco di Monza Dario Allevi risponde con una lettera alla città a quei cittadini che in settimana avevano chiesto una presa di distanza dalle organizzazioni di estrema destra.

Il sindaco di Monza Dario Allevi risponde con una lettera alla città a quei cittadini appartenenti al mondo dell’accademia, dell’imprenditoria e delle professioni che in settimana avevano chiesto una presa di distanza dalle organizzazioni di estrema destra. «Chi ha a cuore Monza abbia il coraggio di riconoscere che stanno “dalla parte giusta” coloro che fanno politica, si esprimono e dissentono nel perimetro della legalità, che è l’unica cosa che conta – scrive – E anche nel rispetto dell’avversario, pur se molto distante dalle proprie opinioni: è questo un principio che dovrebbe valere per tutti, anche per quei quaranta firmatari di una lettera aperta che pretenderebbero dal Sindaco l’applicazione di due pesi e due misure».

LEGGI Lettera aperta al sindaco di Monza: «Prenda le distanze dall’estrema destra»

Amministrare la città di Monza è per me un grande onore.

La nostra è una città forte, operosa, moderna e – insieme – fortemente ancorata ai valori che ne rappresentano l’identità più profonda, a partire dalla solidarietà e dalla tolleranza.

Ma è la democrazia il vero baluardo della nostra libertà: quella democrazia conquistata più di settanta anni fa, oggi patrimonio di tutti e per fortuna non più in discussione, che consente a ciascuno di potersi esprimere liberamente, purché nell’alveo di quanto sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Così, gli episodi di violenza che si sono succeduti nelle scorse settimane, fomentati da gruppi antagonisti non autorizzati, restituiscono un’immagine distorta del nostro capoluogo, riportando indietro le lancette dell’orologio agli Anni Settanta. Un’operazione troppo anacronistica per non suonare artefatta, che vorrebbe replicare un contesto sociale e un clima politico che non esistono più da decenni ormai, guarda caso alla vigilia di un importante appuntamento elettorale.

La Monza vera non è questa! Le guerriglie urbane sono solo un espediente troppo facile in mano a chi vuole strumentalizzare il clima politico e fare da sterile megafono a se stesso. Lo squadrismo non ha colore!

La Politica, quella vera, quella a cui credo ancora e di cui sono innamorato, non si esprime con i linguaggi dei vandalismi, delle minacce, dello sfregio alla città.

Pertanto – ben sapendo che l’ordine pubblico è un tema di stretta competenza delle autorità che vigilano sulla nostra sicurezza e alle quali confermo la mia gratitudine più sincera per il loro tenace impegno quotidiano – mi rivolgo apertamente ai miei concittadini ribadendo che la violenza va condannata sempre, senza distinguo.

Chi ha a cuore Monza, la sua reputazione, la sua dignità, abbia il coraggio di riconoscere che stanno “dalla parte giusta” coloro che fanno politica, si esprimono e dissentono nel perimetro della legalità, che è l’unica cosa che conta. E anche nel rispetto dell’avversario, pur se molto distante dalle proprie opinioni: è questo un principio che dovrebbe valere per tutti, anche per quei quaranta firmatari di una lettera aperta che pretenderebbero dal Sindaco l’applicazione di due pesi e due misure.

Isoliamo quei pochi che sporcano la nostra città. Monza si merita di più.

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Ennesima rapina in banca. Pestato il direttore.

Direttore d’agenzia bancaria colpito da rapinatori. Tanto in Italì chi delinque non paga mai e chi come gioiellieri, benzinai, tabaccai, bancari….devono solo sperare che non capiti a loro (cinico ma vero). Se poi nella malaugurata ipotesi si dovesse verificare il fattaccio…che qualche santo dal paradiso li difenda, perchè Governo, parlamentari e giudici certo non lo fanno (e non è neppure permessa la legittima difesa)!

 

Rapina in banca, il direttore picchiato: «Terrorizzato da questa violenza»

Livorno, dopo il colpo a Collesalvetti la vittima dell’aggressione ha raccontato quei terriboli secondi ai carabinieri: «Gli ho detto che i soldi erano chiusi…»

Qui l’articolo

 

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Banche: l’80% degli impighi ai soliti noti (che poi non pagano).

Credito, la fetta più grande ai soliti noti

soldi

Firenze – Il nostro sistema creditizio continua a erogare soldi a chi è anche il maggior responsabile delle sofferenze che pesano sul sistema creditizio italiano. A dimostrarlo, numeri alla mano, è l‘Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che, riferendosi agli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia, che sono del 30 settembre 2017, rende noto che “la quota prestiti ottenuta dal primo 10% degli affidati ((vale a dire la migliore clientela che certamente non è costituita da artigiani, piccoli negozianti, partite Iva o piccoli imprenditori) è pari al 79,8 per cento del totale”.

Il resto, vale a dire il 90% dei clienti, si “spartisce” poco più del 20% degli impieghi. In numeri assoluti, significa che, dei 1500 miliardi che il sistema creditizio italiano ha erogato a famiglie, imprese e società finanziarie, 1200 sono andati a un ristretto “club”, dotato, come fanno notare dalla Cgia, di altissimo potere negoziale.

Ma il paradosso si rivela quando si guardi alla solvibilità del” club”. Infatti, se si va ad analizzare l’incidenza percentuale sulle sofferenze bancarie di questo ristrettissimo numero di affidati, si scopre che si parla dell’81% del totale (delle sofferenze, beninteso)…. continua qui

Lo storico Giordano Bruno Guerri bacchetta il Presidente Mattarella

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

 

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

(…) Stradella, in provincia di Pavia, dove 70 dipendenti di un colosso internazionale della logistica sono entrati in sciopero a causa del contratto che erano stati obbligati a firmare. Per lavorare erano stati costretti ad accettare l’assunzione in Romania tramite una agenzia interinale romena da cui percepivano lo stipendio in valuta locale (solo 300 euro al mese) nonostante il fatto lavorassero in Italia
La situazione di Stradella ha fatto scoppiare il caso, ma non é la prima volta che le aziende sfruttano le norme europee per pagare meno i dipendenti.(…)

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

 

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Dal terrorismo psicologico dei sindacati a quello dell’azienda

Nel periodo natalizio sulla stampa nazionale si potevano leggere interviste fiume al boss dei boss dei sindacalisti bancari. Parlava solo lui. E paventava licenziamenti a go go nella italiche banche. La situazione sembrava disperata, una macelleria sociale, ma per fortuna lui, da buon padre di famiglia, aveva la soluzione: assumere giovani con contratti in deroga al CCNL.

E le altre sigle? Mute!

Ora la storia si ripete, ma questa volta è una banca a paventare licenziamenti. Per ora si cercano diverse centinaia di volontari pronti ad uno spirito di sacrificio. Che non sarà vano. Per ogni cinquantenne che deciderà scientemente di lasciare il posto di lavoro si assumerà un giovane con il “jobs act” e chissà, magari con un contratto in deroga…il tutto col benestare dei compagni!

Quello che UniCredit non dice.

 

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