Il comunicato sindacale “politically correct” delle O.S. di Unicredit Services in merito all’assemblea dei colleghi del Procurement.

Unicredit Services: il comunicato (edulcorato) sull’esito dell’assemblea procurement

Di questi tempi tutto ha un prezzo, anche la dignità del lavoro. E guardandomi introno direi che vale anche poco…..

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Unicredit. A Messina cresce il malcontento dei lavoratori, sindacati sul piede di guerra

Venti di guerra a Messina in Unicredit e monta la protesta delle rappresentanza sindacali aziendali Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin, come si legge in una nota trasmessa a tutti gli organi di stampa.

qui il post

Il futuro di DoBank?

doBank nel 2019 prevede la formazione di una società di servicing

Giulio Romani Segretario generale di First Cisl sulla gestione dei crediti deteriorati in Italia.

(…)

“Il fatto che un player specializzato come doBank – sostiene Romani – sposti la propria attività di gestione degli Npl al di fuori dell’ambito bancario è l’ennesimo e probabilmente definitivo campanello d’allarme su come le storture delle norme italiane in materia abbiano portato la competizione a un livello tale da rischiare di distruggere occupazione, di mettere a repentaglio il destino di una larga fetta dell’economia e di far cadere un silenzio tombale sulle responsabilità di chi decise le erogazioni che hanno affossato i bilanci delle banche”.

…. ….continua qui

The costs and benefits of large-scale immigration

La sostituzione

Immigrazione, lo studio che ci condanna: quanti lavoratori perdono il posto ogni 100 immigrati in più

Immigrazione, lo studio che ci condanna: quanti lavoratori perdono il posto ogni 100 immigrati in più

Gli argomenti economici a favore dell’ immigrazione si stanno sgretolando. La teoria neoclassica, per la quale vale l’ equazione immigrazione-crescita, non sembra reggere bene ad un confronto con i dati scientifici. Così almeno la pensa Robert Rowthorn, economista dell’ Università di Cambridge, che nel paper «The costs and benefits of large-scale immigration», analizza nel dettaglio l’ impatto dei flussi migratori nel Regno Unito sul mercato del lavoro. Secondo gli economisti standard un afflusso netto di immigrati, aumentando la quantità della forza lavoro, contribuisce alla riduzione dei prezzi e, quindi, dei salari. Dopo un certo periodo di tempo, l’ aumento dei profitti spinge le imprese ad investire in nuova capacità produttiva, accrescendo la domanda di lavoro e riportando i salari al livello iniziale, con un aumento di ricchezza per tutto il Paese. Questo approccio, però, non è coerente con la realtà.
I salari, infatti, sono rigidi verso il basso: è molto difficile fare accettare a un lavoratore una riduzione dello stipendio.
Inoltre, per alcune imprese è più conveniente assumere immigrati che residenti, dal momento che i primi non sono sindacalizzati e perciò disposti ad accettare compensi più bassi. Si determina così un effetto di sostituzione tra autoctoni e migranti. Effetto che riguarda soprattutto i lavoratori meno qualificati, che vengono espulsi dal mercato del lavoro nella classica guerra tra poveri. La riduzione dei salari a livello complessivo non è significativa. Almeno nel Regno Unito, che importa molti lavoratori qualificati che contribuiscono a migliorare il reddito medio. A differenza degli Stati Uniti, dove i salari sono più flessibili e la pressione al ribasso è più elevata, negli Stati europei le tensioni si scaricano principalmente sul tasso di occupazione delle popolazioni residenti, che si riduce a vantaggio degli immigrati. I benefici per gli autoctoni, sostenuti dalla teoria classica, si avrebbero soltanto in caso di forte crescita economica. Quando la crescita non c’ è, lo scenario cambia. Tra il primo trimestre del 2008 e il primo del 2010, in piena recessione, 700mila cittadini inglesi hanno perso il lavoro, mentre il numero di lavoratori stranieri è rimasto invariato.
Rowthorn cita uno studio che evidenzia come un incremento di un punto percentuale del rapporto tra numero di immigrati e popolazione locale determini un aumento del tasso di disoccupazione compreso tra lo 0,23 e lo 0,6%.
Mentre il Migration Advisory Committee stima che tra il 1995 e il 2010 nel Regno Unito, a ogni aumento di 100 immigrati provenienti da Paesi al di fuori dell’ Unione europea in età da lavoro, sia corrisposta una riduzione di 23 cittadini inglesi occupati. Fenomeno confermato anche dall’ Ocse, secondo cui un incremento dell’ occupazione di stranieri farebbe crescere la disoccupazione dei residenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 anni.
Insomma, se i costi nel breve periodo, in termini di riduzione dei salari e di aumento del tasso di disoccupazione, sono certi, i benefici nel lungo periodo dipendono dalla capacità degli stranieri di integrarsi nel mercato del lavoro, e dal loro livello retributivo.
Ma per assicurare una crescita economica sufficiente a far crescere l’ occupazione, è necessario un afflusso costante e massiccio di immigrati, fatto che di per sé impedisce il riequilibrio del mercato del lavoro. In altri termini, i nuovi posti di lavoro creati dall’ immigrazione saranno sempre troppo pochi rispetto al numero di disoccupati.

di Michele Zaccardi

Toh, ci sono lavoratori che non si fanno intimidire e contro gli accordi farlocchi querelano

Azienda, Sindacati e sindacalisti…

Confidiamo che la sentenza faccia giustizia e che sia da base per il ripristino del dettato costituzionale. Se come amano dire a sinistra, questa è la più bella costituzione del mondo, beh, applichiamola!

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Fruendo: l’incredibile vicenda MPS in attesa della sentenza del prossimo 2 Marzo contro i sindacalisti che firmarono gli accordi di cessione.

Roma. Che scempio! Ma non ci doveva pensare Virginia?

Lo “stabilimento” di Via Molfetta di UBIS, a Roma, è collocato in un’area lontana da Dio e dal mondo e soprattutto da mezzi pubblici. Davanti ad un bellissimo parco ed in mezzo a ad un complesso urbanistico popolare, per lo più fatiscente, frequentato, durante la sera, da drogati, malviventi, prostituzione di ogni tipo.

L’ingresso principale, su Via Molfetta appunto, è posto immediatamente dopo una curva, solo il Padreterno sa come, fino ad oggi, non sia mai accaduto un incidente, con un solo marciapiede, sulla parte opposta.

L’ingresso secondario dà su una stradina, Via Manduria, scarsamente illuminata e teatro, quanto meno, della succitata prostituzione o altro, visto il materiale specifico che ogni giorno si trova sulla strada.

Il parcheggio, dato appunto il complesso popolare, è scarso, le strade adiacenti, piccole ed anguste, a mala pena riescono a contenere le automobili dei residenti.

Furti e vandalismi sono all’ordine del giorno, così come retate con elicotteri e dozzine di pattuglie delle forze dell’ordine. Qualche negozio aperto nella zona, forse 5, compresa una farmacia, per il resto serrande abbassate e spazzatura, spazzatura, spazzatura, dalle camere da letto alle cucine, dalle decine di ruote (di motocicli o automobili) alle (sempre) decine di cassafortine per alberghi, calcinacci, e tutto il repertorio possibile ed inimmaginabile…..

Ubis Roma Molfetta. Il degrado e gli esterni in tutti i sensi (anche per il parcheggio)

Il sindacato del credito e le “fusa” al Manager di Intesa. Prove per il rinnovo del contratto di categoria?

Fabi elogia il Top Manager di Banca Intesa. Poteva essere altrimenti visto che il suddetto sindacalista ha firmato in Banca Intesa contratti IN DEROGA AL CCNL? Dopo aver tradito i bancari, poteva forse rinnegar se stesso?

L’articolo qui:

Non sono turbato perché mi hai tradito, ma perché non potrò più fidarmi di te! (Jim Morrison)

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

(…) Stradella, in provincia di Pavia, dove 70 dipendenti di un colosso internazionale della logistica sono entrati in sciopero a causa del contratto che erano stati obbligati a firmare. Per lavorare erano stati costretti ad accettare l’assunzione in Romania tramite una agenzia interinale romena da cui percepivano lo stipendio in valuta locale (solo 300 euro al mese) nonostante il fatto lavorassero in Italia
La situazione di Stradella ha fatto scoppiare il caso, ma non é la prima volta che le aziende sfruttano le norme europee per pagare meno i dipendenti.(…)

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

 

Immagine: Via Giphy

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