Carige ed i drammi dei “Profumo boys”

Il presente e il futuro di Carige in mano a Unicredit

Lettera43

Ricordiamo infatti che Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit, … Marina Natale, ex head of strategy business and M&A di Unicredit, …

(…) È mai possibile che nessuno si soffermi sui danni già prodotti dai manager che avevano portato nel 2016 il valore del titolo Unicredit ai minimi di 1,7 euro rispetto ai 43 euro circa del 2007? È verosimile che nessuno si ricordi dei manager della finanza aggressiva che hanno tra l’altro creato a Piazza Cordusio il disastro derivati? Perché in questi anni nessuno dei cacciatori di teste che lavorano per le grandi banche (e che hanno avuto e hanno tuttora un “gran da fare” per cercare dei manager capaci che sappiano rimediare ai disastri spesso causati da chi li ha preceduti) non si sono mai interessati a quei manager (di solito di banche piccole) che fanno funzionare ciò che i soliti nomi hanno distrutto e possono ancora distruggere? (…)

Ogni mattina, in Italia, una Procura della Repubblica si sveglia e…

sa che dovrà inquisire un po’ di banchieri e manager bancari per usura. Ogni mattina, banchieri e manager bancari si svegliano e sanno che dovrenno difendersi da una Procura per “usura”.

Ogni mattina non importa che tu sia procura o banca, l’importante è dar lavoro ad avvocati penalisti, che l’Italì ne è piena.

La solita inchiesta fotocopia delle decine precedenti che, con ogni probabilità, finirà in una bolla di sapone (soldi pubblici spesi, a parte…).

Questa volta:

23 le persone coinvolte, tutti manager bancari e noti banchieri italiani che nel periodo dal 2005 al 2013 ricoprivano ruoli chiave in Unicredit- ex Banca di Roma: oltre che di Savona, nella richiesta della Procura compaiono i nomi di Alessandro Profumo, oggi amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica; Fabio Gallia, amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e prestiti; l’ex sindaco di Ravenna ed ex presidente di Unicredit Aristide Canosani; Franco Bellei, 22 anni al timone della Cassa di risparmio di Modena; Cesare Farsetti, del Cda della Banca agricola e commerciale; Luca Majocchi, ex Unicredit- Pagine gialle – Spencer Stuart; Roberto Nicastro; Edoardo Massaglia; Paolo Fiorentino; Alessandro Cataldo; Giovanni Chelo; Dieter Rampl; Giuseppe Vita; Federico Ghizzoni; Francesco Antonio Ricci; Antonio Ciarallo; Adolfo Toti; Giuseppe D’Onofrio; Nicolangelo Testa; Rosario Spatafora.

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Usura bancaria, il ministro Savona indagato in Molise. «Solo un atto dovuto»

Corriere della Sera

In totale sono 23 le persone coinvolte, tutti manager bancari e noti banchieri italiani che nel periodo dal 2005 al 2013 ricoprivano ruoli chiave in …

Il ministro Savona indagato in Molise per usura bancaria – CORRIERE DEL GIORNO

Usura bancaria, indagato il ministro Paolo Savona – il Giornale

Usura bancaria, il ministro Savona indagato in Molise – Il Quotidiano del Molse (Comunicati Stampa)

 

 

Immagine: Facciabuco

A processo ex vertici di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, per aggiotaggio e falso in bilancio

Mps: Profumo e Viola rinviati a giudizio per tranche derivati

Controradio (Comunicati Stampa)

Gli ex vertici di Mps Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, assieme allo stesso istituto di credito e a Paolo Salvadori, ex presidente del, collegio sindacale, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano. Il processo inizierà il 17 luglio. La Procura invece aveva chiesto per tutti gli imputati il proscioglimento.

Mps, Profumo e Viola a giudizio per ostacolo alla vigilanza RadioSienaTv (Comunicati Stampa)

Mps: Viola e Profumo rinviati a giudizio – Antenna Radio Esse

Mps: Viola e Profumo a giudizio – Giornale.it

Mr. Arrogance e i soliti errori

Caro direttore,
imponendo «Mr. Arrogance», alias Alessandro Profumo, reduce dai disastri in Unicredit e in Mps, e senza nessuna esperienza industriale, alla guida di Leonardo-Finmeccanica, Renzi dimostra di non aver capito la lezione del referendum. La tornata delle nomine era un’occasione per dar spazio in posti chiave a manager competenti. Anche nella composizione dei vari Cda sotto rinnovo viene premiata la fedeltà al Capo. Per Finmeccanica, dopo Moretti, si va di male in peggio, chiamando un banchiere che nulla sa di aerospaziale e difesa e che forse viene messo lì solo per svendere gli ultimi gioielli che, al contrario, sarebbero utilissimi per la politica estera. …l’articolo di Luigi Bisignani continua qui…

Mps, Profumo: “La lista dei debitori non dà un valore aggiunto”

(…) Riferendosi agli npl, Profumo ha poi parlato dei banchieri, che “svolgono la funzione del capro espiatorio. Ma, alla fine, bisogna guardare i problemi reali e vedere da dove nascono”.(…)

Continua qui: http://www.gonews.it/2017/02/21/mps-profumo-la-lista-dei-debitori-non-un-valore-aggiunto/
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Quindi la colpa è esterna alle banche (crisi finanziaria ed economica, errate politiche governative…) e se interna è dei lavoratori. I banchieri sono solo vittime, poveri…

PCI: I HAVE A DREAM….

(…) Potrebbe finalmente realizzarsi il sogno che noi comunisti culliamo da anni: quello di una grande banca pubblica. (…) Si badi bene: nessuno rimpiange l’IRI della prima repubblica, devastata dal clientelismo e dalla corruzione. E poi, per finire, se le banche private sono cosi brave, come hanno dimostrato in questi ultimi anni, perché dovrebbero aver paura del pubblico? (UNA GRANDE BANCA PUBBLICA?)

Perché no ad una banca pubblica? Semplice,  perché non si tratta di un “fallimento del mercato”  o del “liberismo selvaggio”. MPS è una banca fino a ieri fortemente dipendente dalla politica ( e da un partito politico in particolare). E poi  perché le banche oggi sono private solo nel nome, non di fatto; persino le banche pubbliche di trent’anni fa erano più “private” di quanto lo sono le banche giuridicamente “private” di oggi. Si pensi per esempio a Credito Italiano, una banca gestita da bancari divenuti banchieri. La politica stava alla finestra, si limitava a passare una volta l’anno con la valigetta a ritirare il conquibus, perché all’epoca le banche facevano utili miliardari.  Forse Credito Italiano e Comit erano un’eccezione  nel panorama bancario italiano. Quello che è certo è che l’avvento del banchiere più amato dalla sinistra in Credito Italiano prima e la riforma bancaria Ciampi poi, hanno dato sempre più potere ai politici. L’ex CEO di Unicredit non ha mai negato di essere vicino agli ambienti di certa sinistra italiana, tanto da essere considerato il prossimo leader maximo in sostituzione del decotto Professore Prodi.

Due costosissime operazioni messe in campo da UniCredit dovrebbero far riflettere: l’acquisto della decotta ATF Bank e (la prossima  a portare i libri in tribunale) Capitalia.

Ricordo ancora questo post di cinque anni fa

6 Gennaio 2012 – I “compagni” regalano il carbone al “bancone”. – Unicredit non è più la banca preferita dalla sinistra italiana. Dobbiamo annotare quindi che i tempi in cui la sinistra lodava UniCredit (ed il suo “messia” Profumo) sono finiti.  Non è più il tempo in cui il Manifesto denunciava, in prima pagina, la liquidazione politica di  ”un banchiere di sinistra, di qualità, capace di mantenere in ordine e far crescere Unicredit” ( 22 Settembre). Così come Liberazione che sosteneva come Profumo avrebbe “rotto le regole non scritte del capitalismo italiano e il suo rapporto simbiotico con la politica, assicurando a Unicredit un profilo europeo, indipendente dai palazzi romani… vicino all’economia reale pur senza sostenere un’adeguata politica di intervento pubblico”.
Forse i compagni sono in rotta col il partito delle banche (il PD)?
Da quando Mr. Profumo si è reso disponibile all’impegno politico, il PD ne ha rivendicato la titolarità tanto che Repubblica non ha perso tempo ad indicarlo quale possibile candidato premier del centrosinistra in contrapposizione a Berlusconi. Mah, si vede che siamo già in campagna elettorale.

Per altri Istituti invece la politica l’ha sempre fatta da padrona, come in MPS dove a comandare è stato il PCI/PDS/DS/PD. Quindi i compagni gioiscono per la costituzione di una banca pubblica, che “pubblica” , nei fatti, lo è sempre stata. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

(…) Torniamo ai guai di Mps I problemi nascono da acquisizioni mal condotte, fatte senza valutarne l’ impatto industriale e patrimoniale e pagando cifre esagerate. Non mi riferisco solo ad Antonveneta, acquistata a 10,3 miliardi da Mussari (oltre tre miliardi in più di quanto era stata pagato due anni prima da Santander) dopo un solo anno di presidenza del Monte, un uomo che non aveva nessuna esperienza bancaria; ma anche all’ acquisizione di Banca Agricola Mantovana nel 1998, alla quale seguì l’ anno dopo quella di Banca del Salento per 1,2 miliardi, che ritenevo a quel tempo una cifra molto alta, sotto la presidenza del Prof. Fabrizi e dell’ Ing. De Bustis che proveniva dalla banca del Salento.(…) ma non dimentichiamo che poi Mussari venne promosso presidente dell’ Abi.
Se avesse fatto tutto da solo, poi non avrebbe fatto tanta carriera. (…)
(Consorte, la verità dell’ex capo di Unipol: “Perché non hanno salvato Mps ed Etruria”)

Non dimentichiamo che l’inchiesta della Regione Toscana sulla Fondazione e Banca Monte Paschi Siena ha accertato responsabilità della politica e dei vertici del management.

Esiste un meccanismo europeo, l’ESM, per la ricapitalizzazione degli istituti di credito. Il suo intervento è coerente con quell’“unione bancaria” (fatta di regole e impegni comuni) di cui i nostri governi sono stati sponsor entusiasti. Perché non si è scelto quella via, per il salvataggio MPS? Probabilmente perché con la carota dei quattrini sarebbe arrivato anche il bastone della richiesta di impegni precisi sul fronte della finanza pubblica.
Fa parte del cliche´ nazionale lamentarsi dello scarso rispetto delle regole da parte degli italiani. Ma i politici per primi aggirano le norme di cui sono entusiasti promotori. In un Paese che ama tanto le polemiche, gli accordi bipartisan si fanno solo per spendere i soldi degli altri.
(Sventare la tentazione statalista)

(Immagine: facciamosinistra!)

Il Financial Times duro sul futuro Unicredit. Ma la colpa è di Profumo

Il più importante giornale economico del Regno Unito, il Financial Times,si accorge solo ora degli errori della passata gestione in Unicredit?

Che tempismo!

Ecco alcuni interessanti passi dell’analisi di Rachel Sanderson:

 

(…) Il FT, sebbene il progetto sia stato presentato come il punto di inizio per un un futuro ambizioso, rileva che gli investitori sono rimasti freddi. Forse, almeno questa è l’ipotesi adombrata da Sanderson, si ritiene che l’ad. stia pensando di salvaguardare la propria posizione ai vertici dell’istituto più che a metterlo a riparo da possibili future crisi.

Certamente le difficoltà attuali della banca non sono imputabili a Ghizzoni. E’ stato il suo predecessore, Alessandro Profumo, che “attraverso una serie di acquisizioni in Europa negli anni pre-crisi ha portato alla creazione di un gruppo con livelli di governance sovrapposti e funzioni raddoppiate”. Tale espansione, naturalmente, comporta i suoi rischi.

 

(…)

 

Conclude il FT, gli investitori temono “una una crisi profonda che possa condurre Unicredit a vendere i gioielli del gruppo, come le sue attività in Turchia e in Polonia o persino a scorporare il proprio ramo in Germania.

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Qui l’analisi completa.

Roberto Nicastro (Unicredit) al posto di Alessandro Profumo in ABI?

Banche, non bastano
(altri) 20 mila esuberi

Con quelle previste nei piani industriali si superano le 46 mila uscite. E poi ci sarebbero le fusioni…

di Stefano Righi

Nei numerosi dossier che riguardano la prossima mano di risiko bancario, ovvero il processo di consolidamento del settore che dovrebbe prendere il via nella seconda metà dell’anno, interessando non solo le banche popolari di maggior dimensione, c’è un convitato di pietra con il quale tutte le parti sono chiamate a fare i conti: il numero dei dipendenti coinvolti

…leggi tutto l’articolo….

Alessandro Profumo sul rinnovo del CCNL: «La disapplicazione effettiva può slittare»

Una favola bella, ovvero la descrizione di un mondo (sindacale) che non c’è:

Alessandro Profumo sul rinnovo del CCNL: «La disapplicazione effettiva può slittare»

 

(Immagine: nicedie.it)

Mps e Lehman Brothers La differenza è politica (Andrea Giacobino)

Anche il quotidiano dei cattolici italiani l’ha capito che un “carrozzone pubblico” come MontePaschi non può essere assoggettato alle normali regole del mercato (e del buonsenso).

Mps e Lehman Brothers La differenza è politica (Andrea Giacobino)

 

(Immagine pgfone via sceltalibera.tumblr)