E se Lenin volesse confrontarsi sul tracollo del sistema bancario?

In alcuni angoli d’Italia sembra di essere ritornati davvero ai tempi in cui i libri venivano bruciati in piazza. E forse per chi vuole nasconderci e nascondersi sarebbe la miglior soluzione…

Interessante articolo di Lettera43 sulla censura che un comune (rosso) ha posto alla presentazione del libro “Sacco bancario” sulla crisi delle banche . Un volume che racconta l’inefficienza degli organi di vigilanza, gli escamotage con cui i vertici proteggono imprenditori senza scrupoli e i trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. In pratica il libro sembrerebbe dire cose già note, dette e ridette, anche sentite in commissione parlamentare… ma siamo sotto elezioni e quindi… Quindi la finanza rossa non può essere tacciata di quanto il connubio politica e finanza sia stato deleterio per questo Paese. Del resto la stessa Commissione regionale toscana d’inchiesta su Mps ha pubblicato un volume di 104 pagine sui rapporti tra Fondazione, Banca e politica. Quindi…

Ma forse nel feudo rosso guidato dal Pd c’è chi ancora è rimasto ai tempi di Peppone e Don Camillo… non a caso in quella amena cittadina si tollera ancora la presenza del busto di un dittatore, di un criminale che fu maestro di Stalin nella pratica del terrore… qualche dubbio sovviene.

Leggete l’articolo qui sotto riportato, lascio a voi ogni considerazione sull’accaduto.

L’articolo qui

 

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Una banca pubblica per sostenere l’economia

Articolo con spunti interessanti quello di Matteo Rovatti, ovvero la proposta Sovranista di avere una banca pubblica che regolamenti il flusso monetario. Idea che non è certo nuova. Richiama un progetto dei cinque stelle, ma anche l’idea che fu del compagno Lenin o, prima ancora,  della rivoluzione francese.

In un’economia bancocentrica la proposta non è ne nuova ne originale. Ed in sé non è neppure sbagliata, anche se l’esempio del Giappone sta lì a dimostrare che dopo vent’anni di politica economica concentrata nelle mani del Governo i risultati tardano a farsi vedere. E poi l’Italì non è più detentrice di una moneta reale, quindi il rischio sarebbe un’esplosione ulteriore del debito pubblico, ma con i vincoli di bilancio europei, lo Stato dovrebbe raggranellare con (ulteriori) tasse i quattrini per coprire i buchi.

Si rischia di avere una cura peggiore del male…

Una banca pubblica per sostenere l’economia

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Banche: l’80% degli impighi ai soliti noti (che poi non pagano).

Credito, la fetta più grande ai soliti noti

soldi

Firenze – Il nostro sistema creditizio continua a erogare soldi a chi è anche il maggior responsabile delle sofferenze che pesano sul sistema creditizio italiano. A dimostrarlo, numeri alla mano, è l‘Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che, riferendosi agli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia, che sono del 30 settembre 2017, rende noto che “la quota prestiti ottenuta dal primo 10% degli affidati ((vale a dire la migliore clientela che certamente non è costituita da artigiani, piccoli negozianti, partite Iva o piccoli imprenditori) è pari al 79,8 per cento del totale”.

Il resto, vale a dire il 90% dei clienti, si “spartisce” poco più del 20% degli impieghi. In numeri assoluti, significa che, dei 1500 miliardi che il sistema creditizio italiano ha erogato a famiglie, imprese e società finanziarie, 1200 sono andati a un ristretto “club”, dotato, come fanno notare dalla Cgia, di altissimo potere negoziale.

Ma il paradosso si rivela quando si guardi alla solvibilità del” club”. Infatti, se si va ad analizzare l’incidenza percentuale sulle sofferenze bancarie di questo ristrettissimo numero di affidati, si scopre che si parla dell’81% del totale (delle sofferenze, beninteso)…. continua qui

Commissione banche: Il buco con il nulla intorno

Banche, Meloni: “La Commissione creata con lo scopo di non arrivare a nulla”(LaPresse)

“Il fatto che la Commissione non abbia voluto audire Marco Carrai, dopo le rivelazioni stupefacenti dell’AD di Unicredit, Ghizzoni, dimostra che questa commissione è stata istituita con il preciso compito di non arrivare a nulla”. A dirlo è Giorgia Meloni, a margine dell’iniziativa di Fratelli d’Italia ”Natale Solidale” in piazza Mazzini a Roma. “Se avremo la maggioranza alle prossime elezioni – continua Meloni – istituiremo una nuova commissione che avrà cinque anni per lavorare e che potrà fare chiarezza sulle commistioni tra il sistema bancario e il partito democratico”.

Il video qui

 

Banche: i debiti agli italiani, il lavoro…all’estero!

Articolo di Panorama che affronta il mondo degli esuberi bancari. Per Panorama la colpa delle uscite obbligate di decine di migliaia di lavoratori è da ricercarsi nell’avvento di internet e dell’automazione che sta redendo inutili molte figure professionali che un tempo si dedicavano all’operatività ordinaria. Vero, ma non è di per sé esaustivo.

Non vengono affrontate le politiche aziendali messe in atto dai manager che vogliono scentemente allontanare i clienti dagli sportelli, ne tanto meno la politica di dumping che i colossi del credito italiano stanno mettendo in atto. Un esempio? Le centinaia di giovani informatici assunti da Unicredit in Romania (dove Unicredit finanzia anche le università informatiche). Posti di lavoro che hanno lasciato l’Italia per trasferirsi là dove il costo della manodopera è minore.

Come cambia il lavoro in banca

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Mettere in mostra i(l) Casini per nascondere i casini (bancari)

La Commissione d’inchiesta bancaria è un’idea bislacca “da tempo di elezioni”

Pierferdinando Casini

di Red

SIENA. La decisione di dare vita a una Commissione di inchiesta sulle banche italiane a tanti anni di distanza dai fatti (l’acquisizione di Antonveneta da parte di MPS, ovvero la madre di tutte le sciagure, è del 2008) è già di per sè una iniziativa bislacca, anche se presa dal Parlamento italiano. Visti gli esiti di quella organizzata dalla Regione Toscana, cioè il nulla all’atto pratico, se non il rimettere insieme un elenco di fatti che non aiuta nemmeno a comprendere perfettamente il fenomeno, potevano evitarselo. Ma già, siamo sotto elezioni: gli argomenti che non ci sono bisogna pur inventarseli per dare agli elettori “fuffa” su cui accapigliarsi. ….continua qui

Commissione d’inchiesta sulle banche: il PD in conflitto di interessi?

Per Forza Nuova Siena  non solo. (…) se diamo uno sguardo ai loro curricula notiamo subito che alcuni di questi “fedelissimi” sono politici della vecchia guardia del PCI/PDS/DS. Non certo una garanzia di imparzialità quindi, visto che oggetto di indagine sarà proprio MPS, la banca senese portata al collasso da quella classe politica che oggi rientra dalla finestra nella Commissione d’Inchiesta parlamentare. (…)   Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/09/16/commissione-parlamentare-sulle-banche/

Leggi anche:

FN: “renziani” in Commissione inchiesta banche stanno come Riina all’antimafia”

Il Cittadino on line

Insomma, inserire in una Commissione di Inchiesta sulle banche e su MPS i “compagni” di partito di quelli che per oltre venti anni hanno spremuto e …

Per quelli che “tanto la crisi è alle spalle”…

Mentre le banche a stelle e strisce tornano a volare, nel vecchio continente sono sempre in affanno. Da sole 5 banche hanno in saccocia titoli spazzatura per 549 miliardi di dollari. Si tratta delle due britanniche Royal Bank of Scotland e Barclays; dei due colossi svizzeri dell’investment banking Credit Suisse e Ubs e della tedesca Deutsche Bank.

Quelle 5 banche europee che hanno in pancia titoli tossici per 549 miliardi

immagine: BergamoBlog

Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, Il Fatto: il Pd perde tempo sui nomi quando manca poco alla fine della legislatura

La Commissione, che tra l’altro avrà un ambito di intervento definito nel tempo visto che dovrà concludersi con la scadenza naturale della legislatura, non ha ancora preso il via.  Sembra infatti che diversi Gruppi parlamentari, a partire dal Partito democratico, non abbiano ancora comunicato i propri nomi, rallentando di fatto l’insediamento della Commissione. Mancherebbero infatti le comunicazioni dei Gruppi Camera Partito democratico, Articolo 1-Movimento democratico e progressista, Alternativa popolare, Fratelli d’Italia e Misto, e dei Gruppi Senato Partito democratico, Alternativa popolare, Grandi autonomie e Libertà e Maie.

 

Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, Il Fatto: il Pd perde tempo sui nomi quando manca poco alla fine della legislatura

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