Bankitalia ordina il commissariamento della Popolare di Bari

1 miliardo di euro è già pronto per il salvataggio? Speriamo almeno che questa volta gli amministratori paghino per le loro malefatte…

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La ricetta del governo contro i dissesti bancari?

(…) Proprio per i banchieri responsabili di crisi bancarie si prevede tra l’altro, nel momento in cui assumono la responsabilità della gestione di un istituto di credito, il versamento di una specie di cauzione per garantire gli istituti da loro eventuali errori andando così a creare presso Bankitalia una sorta di Fondo anti-furbetti. I dettagli di quello che verrà a delinearsi come un pacchetto contro i dissesti bancari, a firma M5S li elenca un articolo de Il Sole 24 Ore.

Per quanto riguarda il Fondo, le risorse verranno recuperate, scrive il quotidiano, “con un prelievo del 30% degli emolumenti dei vertici bancari e uno del 3% dell’utile annuale dei singoli istituti per la durata di 5 anni”. Nel decreto Carige inoltre potrebbe approdare anche una norma per impedire la “pressione sulle vendite” dei prodotti finanziari e questo attraverso la punibilità degli amministratori che sollecitano in modo improprio i dipendenti delle banche a vendere prodotti finanziari nascondendo i rischi ai clienti. (…)

Banche: cauzione per banchieri e stop ai fidi, la ricetta del governo contro i dissesti

First Cisl: le sanzioni a manager e i garanti in CdA

«serve una legge che punisca chi procura i disastri bancari mentre nei cda deve sedere un garante pubblico indicato dalla Banca d’Italia di concerto con il Mef e una rappresentanza minima dei dipendenti negli organi di controllo»

Si può condensare in queste poche righe la proposta della First Cisl per evitare il ripetersi di crisi bancarie simili a quelle che in questi anni hanno bruciato più di 30 miliardi di euro.

Un danno economico aggravato dalla perdita di 14.000 posti di lavoro (a cui si devono aggiungere altre 5.000 uscite in Intesa), 470.000 azionisti che hanno perso del tutto o in parte i loro risparmi e migliaia di obbligazionisti.

Sulla carta una buona proposta, se non altro logica. Ma sapendo che nel CdA le due figure citate sarebbero meri “spettatori”… è difficile quantificarne il valore aggiunto.

Bisognerebbe leggere la proposta nel dettaglio.

L’articolo qui

M5S e Banche: privatizzare gli utili e socializzare le perdite.

Vogliono essere la “novità” ma praticano la solita, vecchia politica. In Italì a pagare non è mai chi causa dissesti ma (quasi) sempre la collettività. Non è chi per anni ha percepito lauti compensi e incassato cospicue cedole e soprattutto che ha (mal) gestito gli istituti di credito. Basta vedere quanto ci sta costando la banca rossa di Siena (e non abbiamo ancora finito di pagare)!

E’ il nuovo che a(v)vanza!

M5S: utile Bankitalia? Allargare ristori a vittime crac bancari

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Solo in Italì. Usura bancaria: quando a sbagliare è niente meno che Bankitalia

Se le banche sono soggette alla vigilanza della Banca d’Italia e se tale Organo di Vigilanza fornisce alle stesse banche nelle sue Circolari e/o Istruzioni delle direttive incompatibili con la legislazione vigente (in primis con il Codice Penale), la generica banca è comunque colpevole di usura o può invocare il fatto che “Banca d’Italia mi costringe a fare così“?

Una situazione kafkiana ripresa nell’articolo di   pubblicato da Linkiesta:

Quando in tema di usura la Cassazione sconfessa le circolari di Banca d’Italia, significa che non siamo più in un Paese “civile”!

 

Immagine di copertina: Dalila Nesci

Bankitalia: Indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2016

I principali risultati

Il reddito medio delle famiglie italiane rilevato dall’indagine sul 2016, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato dalla precedente indagine sul 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell’11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell’anno. La crescita è stata sospinta dall’aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente sia del numero di percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota di nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare. Secondo le famiglie, il reddito avrebbe continuato a crescere anche nel corso del 2017.

È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall’indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso. È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L’incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all’estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato.

Considerando le sole famiglie in cui il capofamiglia ha meno di 65 anni, la quota di persone che vivono in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro è diminuita nel 2016 all’8,7 per cento dal 10,4 nel 2012; rimane tuttavia di 1,2 punti superiore al valore nel 2006. Tra il 2006 e il 2016, la quota di persone che vivono in nuclei familiari con due o più percettori di redditi da lavoro è diminuita dal 50,7 al 45,4 per cento, anche per effetto di fattori demografici. Nel Mezzogiorno, il 13,3 per cento degli individui vive in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro rispetto al 6,1 nel Nord e 6,9 nel Centro.

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La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Come in passato, il calo ha riflesso quasi interamente la caduta dei prezzi delle case.

La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l’ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell’80 registrato nel 2012.

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La ricchezza

Alla fine del 2016 le famiglie italiane disponevano in media di una ricchezza netta, costituita dalla somma delle attività reali e delle attività finanziarie al netto delle passività finanziarie, di circa 206.000 euro (218.000 euro nel 2014). Il valore mediano, che separa la metà più povera delle famiglie dalla metà più ricca, era significativamente inferiore (126.000 euro, da 138.000 euro nel 2014), riflettendo la forte asimmetria della distribuzione.
Secondo l’indagine, la quota di ricchezza netta detenuta dal 30 per cento più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l’1 per cento; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio di povertà. Il 30 per cento più ricco delle famiglie, di cui solo poco più di un decimo è a rischio di povertà, detiene invece circa il 75 per cento del patrimonio netto complessivamente rilevato, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro. Oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Tra il 2006 e il 2016 la ricchezza finanziaria è divenuta più concentrata: la quota di attività finanziarie posseduta dalla metà delle famiglie con ricchezza netta più bassa è scesa di circa 5 punti percentuali, a poco meno dell’11 per cento; quella detenuta dal 10 per cento più abbiente è salita di quasi 5 punti, a poco meno del 53 per cento. La maggiore concentrazione si è accompagnata con una diffusa riduzione della quota di famiglie che detengono titoli di Stato, obbligazioni, azioni, fondi comuni e gestioni patrimoniali, mentre è aumentata, pur restando complessivamente contenuta, la quota di famiglie più abbienti che detengono titoli esteri (Fig. 6), in linea con l’aumento complessivo della quota delle attività sull’estero.

Testo della pubblicazione

Il giornale di #Confindustria pro Visco e Gentiloni

Una stoccata a Mr. Renzi? La “linguainbocca” che #IlSole24Ore fa al Governatore della Bankitalia è quasi imbarazzante. Come stucchevole risulta la difesa di Gentiloni e del Presidente della Repubblica. Per non parlare del plauso alla (finta) commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. E’ un articolo politicamente schierato; in fondo siamo già in campagna elettorale. Non a caso si attribuisce al ministro Padoan la capacità di fare emergere “anche vari casi bancari d’incompetenza e fraudolenti”.

Nell’articolo non troverete mai riferimenti alle collusioni della finanza con la politica, soprattutto locale per il tramite delle fondazioni. Non troverete riferimenti ai miliardi euro spesi da ex Top Mamanger (politicamente vicini alla sinistra) sperperati in giro per l’Europa …continua qui

Immagine: Source Giphy

Il giornale di #Confindustria pro Visco e Gentiloni

Una stoccata a Mr. Renzi? La “linguainbocca” che #IlSole24Ore fa al Governatore della Bankitalia è quasi imbarazzante. Come stucchevole risulta la difesa di Gentiloni e del Presidente della Repubblica. Per non parlare del plauso alla (finta) commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. E’ un articolo politicamente schierato; in fondo siamo già in campagna elettorale. Non a caso si attribuisce al ministro Padoan la capacità di fare emergere “anche vari casi bancari d’incompetenza e fraudolenti”.

Nell’articolo non troverete mai riferimenti alle collusioni della finanza con la politica, soprattutto locale per il tramite delle fondazioni. Non troverete riferimenti ai miliardi euro spesi da ex Top Mamanger (politicamente vicini alla sinistra) sperperati in giro per l’Europa. Non troverete riferimenti a banchieri con la tessera di partito in tasca che rispondevano prima a ministri e segretari che ad azionisti e risparmiatori. Non troverete riferimenti ai super stipendi e super bonus di molti manager, anche in violazione a normative Europee e di Bankitalia.

Insomma, più che un articolo, un comunicato di (un) partito.

Banche e rilancio: le riforme che servono

Le mazzette di Banca Marche sotto gli occhi di Via Nazionale

Quando si dice “L’etica in Banca”…

Dai funzionari di filiale fino ai massimi vertici aziendali, per anni in Banca Marche dare credito alle imprese significava che qualcuno si sarebbe messo in tasca qualcosa. Bankitalia vigila, protesta, segnala, ma nulla accade per anni. Però quando è troppo è troppo. Nel 2012 i suoi ispettori beccano due assegni intestati a Banca Marche da 160 mila e 99 mila euro cambiati in 52 assegni da 5 mila euro e versati su un conto dell’allora dg Massimo Bianconi, via Nazionale si arrabbia e intima all’istituto marchigiano di cacciare il manager. La lettera, firmata dal vice direttore generale Luigi Federico Signorini, è di straordinaria durezza per i toni felpati dell’istituto…. continua qui

Bankitalia. Due articoli che ci fanno capire in quale Paese viviamo…

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