Mariuoli

Questa è una manovra economica che ci farà finire sul lastrico, dicono comunisti e Forza PD. Peccato che in una notte hanno trovato 20 miliardi per salvare le banche, (dei papà), in bancarotta per aver dato soldi ai vari De Benedetti e che mai sono stati restituiti.
Poi guarda caso gli stessi sono i manipolatori dell’opinione pubblica tramite i loro media e i loro partiti.

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Spuntano grandi nomi nel crack di Banca Etruria. Tanto pagano i risparmiatori

Spuntano grandi nomi nel crack di Banca Etruria. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Giorgio Guerrini, uomo di Corrado Passera ed ex vicepresidente di dell’istituto di credito aretino. Ma c’è anche Sorgenia, la società di Carlo De Benedetti, costituita per partecipare all’acquisto della centrale termoelettrica di Vado. Oltre a questa, Sorgenia ne realizzerà altre tre, ma il debito verso Banca Etruria, circa 3 milioni di euro, rimarrà. A spese di correntisti e risparmiatori, naturalmente.

Le sofferenze di Banca Etruria: nella lista l’uomo di Passera e la società di De Bendetti

Matteo Renzi lontano dal workshop dello Studio Ambrosetti per “evitare i poteri forti”?

Giusto! I “poteri forti” li sente al telefono e gli regala pure qualche centinaio di milioni di Euro….ma Renzi non è Mr. Berlusconi, quindi al Paese va bene così…

(…) È di notte che il governo Renzi riesce a dare il meglio di se stesso. E di notte in gran segreto è venuto fuori il decreto che a palazzo Chigi è stato ribattezzato «salva-De Benedetti», anche se più che salvare l’ingegnere ha gettato una ciambella di salvataggio alla controllata Sorgenia, consentendo l’accordo con le banche di fine luglio che ha tenuto in piedi la creatura di Carlo De Benedetti evitando un possibile fallimento.

Su quell’accordo in una notte di fine giugno il governo Renzi ha messo una fiche che a regime dovrebbe valere sui 120-150 milioni di euro l’anno. Il decreto salva-Sorgenia si chiama capacity payment, ed è stato firmato in accordo con Renzi – ma senza informare Federica Guidi – dal viceministro dello sviluppo Economico, il Pd Claudio De Vincenti. Perché di notte e quasi di nascosto? Perchè quel decreto ben prima di vedere la luce era già diventato un caso politico-editoriale. (…)

L’articolo:

Sorgenia, regalo di Matteo Renzi a Carlo De Benedetti: 150 milioni l’anno

(Immagine: www.signoraggio.it)

Matteo Renzi lontano dal workshop dello Studio Ambrosetti per “evitare i poteri forti”?

Giusto! I "poteri forti" li sente al telefono e gli regala pure qualche centinaio di milioni di Euro….ma Renzi non è Mr. Berlusconi, quindi al Paese va bene così…

(…) È di notte che il governo Renzi riesce a dare il meglio di se stesso. E di notte in gran segreto è venuto fuori il decreto che a palazzo Chigi è stato ribattezzato «salva-De Benedetti», anche se più che salvare l’ingegnere ha gettato una ciambella di salvataggio alla controllata Sorgenia, consentendo l’accordo con le banche di fine luglio che ha tenuto in piedi la creatura di Carlo De Benedetti evitando un possibile fallimento.

Su quell’accordo in una notte di fine giugno il governo Renzi ha messo una fiche che a regime dovrebbe valere sui 120-150 milioni di euro l’anno. Il decreto salva-Sorgenia si chiama capacity payment, ed è stato firmato in accordo con Renzi – ma senza informare Federica Guidi – dal viceministro dello sviluppo Economico, il Pd Claudio De Vincenti. Perché di notte e quasi di nascosto? Perchè quel decreto ben prima di vedere la luce era già diventato un caso politico-editoriale. (…)

 

L'articolo:

Sorgenia, regalo di Matteo Renzi a Carlo De Benedetti: 150 milioni l'anno

il Premier si scaglia contro i “salotti buoni della finanza” che non esistono più…

(…) Ebbene, sono almeno due anni che questo sistema di relazioni è in disfacimento. Mediobanca ha nel suo piano industriale l'uscita dai patti di sindacato e la cessione di ogni partecipazione tranne quella nelle Generali. In quest'ultima per la prima volta è stato nominato nel 2012 un manager esterno, Mario Greco, per di più renziano, che non risponde a logiche di grandi soci e che allo stesso modo è uscito dai patti e si è disimpegnato dalle operazioni di sistema. Le due grandi banche italiane, per anni guidate anche secondo le logiche di potere da due manager come Corrado Passera (Intesa) e Alessandro Profumo (Unicredit) sono oggi nelle mani di due manager più giovani e tenuti (anche per gli effetti della crisi) solo a far quadrare i conti, quali Carlo Messina e Federico Ghizzoni. Nello stesso tempo hanno lasciato la scena grandi volponi quali Antoine Bernheim, Cesare Geronzi, Franco Bernabè o Luca Cordero di Montezemolo. Pirelli è tornata a occuparsi solo di pneumatici, Fiat, nelle mani di un manager autonomo e forte quale Sergio Marchionne, si fonde con Chrysler e va in Olanda, Telecom sta trattando in questi giorni l'ingresso nel capitale del gruppo francese Vivendi. Il gruppo Cir-De Benedetti, dopo il fallimento dell'avventura nell'energia di Sorgenia, ha ormai poco di industriale e l'Ingegnere si occupa essenzialmente dell'editoria nel gruppo Espresso. Che, tra l'altro, esprime con Repubblica il quotidiano più vicino a Renzi: difficile pensare che il rottamando sia proprio De Benedetti.

(…) Il premier, per esempio, è accusato di avere nel suo stesso salotto gli uomini della seconda banca d'affari del mondo, JpMorgan, che da un paio d'anni gli detterebbe l'agenda. Mentre uno come Massimo D'Alema lo individua come il terminale scelto dai poteri forti per liquidare la sinistra. Una cosa sola è certa: tirare fuori l'ormai vecchio ma efficace ritornello dei salotti buoni funziona bene.

Tutto l'articolo: Troppo tardi, il capitalismo italiano è cambiato

Mps in soccorso della tessera n° 1 del Pd

C’era da chiederselo? Come si fa a dire di no allo sponsor principale del premier? Le banche non hanno esitato a soccorrere Franco De Benedetti e la sua Sorgenia, fossero altrettanto attive per quei piccoli imprenditori in difficoltà per la crisi…

 

Mps in soccorso della tessera n° 1 del Pd

(immagine: www.ilnord.it)

Mps in soccorso della tessera n° 1 del Pd

Mps in soccorso della tessera n° 1 del Pd

Raggiunto l'accordo per la Sorgenia di De Benedetti, salvata dalle banche

C’era da chiederselo? Le banche non hanno esitato a soccorrere Franco De Benedetti e la sua Sorgenia. L’accordo per il salvataggio della società energetica controllata al 53% dalla Cir della famiglia della tessera n. 1 del Pd e al 47% dall’austriaca Verbund è infatti virtualmente chiuso. Le banche chiamate a firmare sono una trentina, considerando anche le controllate esposte verso Sorgenia Power e Sorgenia Puglia. E dopo la riunione dell’Abi di ieri mattina, l’ad Andrea Mangoni incontrerà le banche creditrici per discutere della nuova fase nella vita aziendale. …continua…

Berlusconi. D’Alema: altri sarebbero finiti in prigione

D’Alema sulla sentenza Berlusconi:

Certo viene da pensare che cittadini meno fortunati, meno ricchi e potenti per reati molto minori vanno semplicemente in prigione. E’ una giustizia a velocità variabili”.

E Mr. D’Alema ha pienamente ragione! Non a caso per gli stessi reati contestati a Berlusoni, il signor  “tessera n° 1 del PD” non è neppure stato processato. Così come non ha scontato un giorno di carcere colui che ha realizzato il “sistema Sesto”; giusto per citarne un paio….

Berlusconi, D’Alema: altri sarebbero finiti in prigione

(Immagine: http://replygif.net/)

Ad Unicredit il 9,7% di Sorgenia.

Altro buco nero da finanziare…

Sorgenia, in arrivo 600 milioni: salvati i De Benedetti

Le banche lanciano un salvagente da seicento milioni per salvare Sorgenia, la società elettrica che, attraverso Cir fa capo alla famiglia De Benedetti: quattrocento milioni sotto forma di aumento di capitale e altri duecento come obbligazioni convertibili. È questo il costo che i ventidue creditori dovranno accollarsi per tirare fuori dai guai la società elettrica e, di riflesso, l’intero gruppo guidato da Rodolfo, il figlio dell’Ingegnere, e da Monica Mondardini. Non è nemmeno da escludere che la fatica della trattativa abbia incrinato i rapporti interni visto che, secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, la Mondardini sarebbe entrata nel vortice delle nomine pubbliche. Viene indicata per il vertice di Poste Italiane. Concorre con Francesco Caio, anch’egli con un passato nel gruppo dell’Ingegnere: è stato sostanzialmente l’ultimo amministratore delegato di Olivetti e poi ha guidato Omnitel.

Il piano delle banche per Sorgenia è stato sintetizzato in una lettera che partirà nelle prossime ore. Manca solo la firma di Banca Marche. Un ritardo dovuto forse al fatto che, date le condizioni di sostanziale insolvenza dell’istituto, non c’è nessuno che voglia assumersi la responsabilità di una firma tanto impegnativa.

Tanto più che per le banche non è proprio un’operazione semplicissima da digerire. Non a caso il dossier è finito sui tavoli più alti: Fabrizio Viola (Mps), Gaetano Miccichè (Intesa Sanpaolo), Federico Ghizzoni e Alessandro Decio (Unicredit), Victor Massiah (Ubi), Giuseppe Castagna (Bpm), Pierfrancesco Saviotti (Banco Popolare). L’ultimo vertice si è svolto due giorni fa senza risultati. Le banche hanno deciso di andare avanti da sole. Secondo il piano l’azionariato di Sorgenia avrà questa composizione: Mps al 22%, Ubi 18%, Banco Popolare l’11,5%, Intesa il 9,8%, Unicredit il 9,7% e Bpm il 9 per cento. Complessivamente l’80% del capitale che metterà la Cir ai margini della governance. La perdita del controllo è compensata dal fatto che, in questa maniera la dinastia si toglie dai guai. Tanto più che alle banche non viene certo ceduto un gioiello. Sorgenia ha debiti per 1,9 miliardi e deve anche fronteggiare il problema della centrale di Vado Ligure di cui è azionista al 39% (il 50% fa capo ai francesi di Gaz de France). L’impianto è sotto sequestro per disastro ambientale. …continua a leggere l'articolo di Nino Sunseri accedendo a Libero.it