Carceri: ci mancavano le zecche dei centri sociali a fomentare le proteste

POVERA ITALIA

Cartelli e sassi contro gli Alpini a Trento

A Trento gli antifascisti dei centri sociali occupano la Facoltà di Sociologia contro l’adunata nazionale degli Alpini per seminare odio e un vero e proprio sentimento anti nazionale.

Giocano a fare i cittadini del mondo ma sono solo figli di papà annoiati che sputano sui caduti per la Patria e sul Tricolore.

Non sono degni di essere definiti italiani.

Viva gli Alpini, viva l’Italia!

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Cartelli contro gli Alpini  all’ingresso della Facoltà di  Sociologia a Trento e sassate nella notte  scagliate contro tre vetrine dell’«Adunata store», il negozio dedicato agli alpini in via Santissima Trinità.

25 Aprile: giochi (dis)educativi in quel di Macerata

Fonte qui

Giochi educativi per bambini a Macerata. Prendi a bastonate il fantoccio di Mussolini appeso e vinci le caramelle.

Mirco Radicula E c’è chi ha condiviso questo post con un sagace e condivisbile commento:

  • A Macerata con tutti problemi che hanno con gli immigrati, è della settimana scorsa la pubblicazione dell’intercettazione dell’omicidio di Pamela in cui dicono che avrebbero dovuto cibarsi di lei, ecco a cosa pensano le zecche rosse.
    Ma chi ha autorizzato questa cosa?

Carabiniere pestato, l’Altra Europa con Tsipras difende gli antifascisti violenti

Prima di lavorare sull’intelligenza artificiale, perché non facciamo qualcosa per la stupidità naturale?
(Steve Polyak)

PIACENZA – “Criminalizzare il dissenso è sbagliato e ingiusto. La dinamica dei fatti andrebbe ricostruita diversamente dal nostro punto di vista”. Ad affermarlo è la europarlamentare dell’Altra Europa con Tsipras Eleonora Forenza che ieri nel pomeriggio, nel carcere di Piacenza, ha incontrato Lorenzo Canti e Giorgio Battagliola, i due attivisti arrestati, insieme a Moustafa Elshennawi ora ai domiciliari, per gli scontri con le forze dell’ordine a Piacenza il 10 febbraio scorso, durante un corteo contro CasaPound.

Sono accusati di aver picchiato un carabiniere. Insieme a Eleonora Forenza, a manifestare fuori dal carcere, c’erano circa 300 persone, appartenenti ai centri sociali e sindacati di base giunti da diverse città. “Li abbiamo trovati in condizioni di salute positive – ha detto l’europarlamentare riferendosi ai due giovani detenuti – chiaramente dal punto di vista psicologico c’è tutta la pesantezza di una condizione di detenzione contro cui stiamo protestando: condividiamo la richiesta di libertà per tutti e due”. (ANSA)

A Padova non esiste un diritto alla libertà di opinione se non previa autorizzazione dei gruppi antagonisti

Minacce di morte a chi ricorda Norma Cossetto: salta l’incontro su Foiba rossa

Proteste, minacce di morte e il solito diktat «nessuno spazio ai fascisti». Perché per loro, gli antifascisti (in questo caso) di Padova, raccontare la storia di Norma Cossetto è una «strumentalizzazione fascista». La vicenda di questa studentessa italiana, violentata e trucidata dai partigiani titini durante il massacro delle foibe, doveva essere ricordata in una sede dell’università cittadina, la stessa cui era iscritta quando fu uccisa, attraverso la presentazione del fumetto che le è stato dedicato Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un’italiana, edito dalla casa editrice Ferrogallico. La presentazione, che era fissata per domani, invece è saltata per il timore delle autorità che potesse trasformarsi nell’ennesima occasione di aggressione antifascista contro i partecipanti e le forze di polizia.

Per gli antifascisti ricordare Norma è da «intolleranti»

«Sono arrivate minacce di morte, abbiamo annullato tutto per tutelare le forze dell’ordine», ha spiegato l’assessore veneto all’Istruzione, Elena Donazzan, che aveva fortemente voluto l’iniziativa e che ha ceduto sull’annullamento solo quando il livello di allerta è arrivato oltre la soglia del sostenibile. «All’inizio volevo mantenere inalterato il programma. Le istituzioni non possono farsi intimorire», ha spiegato Donazzan al Giornale, ricordando che Norma Cossetto «era una studentessa, Concetto Marchesi ha voluto per lei la laurea honoris causa. È suo diritto essere ricordata nella sua università». Alla presentazione avrebbero dovuto partecipare, oltre a Donazzan, gli autori dell’albo Emanuele Merlino e Beniamino Delvecchio, l’editore Federico Goglio, il giornalista Fausto Biloslavo, la prorettrice per le Pari università Annalisa Oboe, il direttore dell’Esu Stefano Ferrarese e il vicepresidente del Consiglio regionale Massimo Giorgetti. Un parterre professionale, culturale e istituzionale, che però secondo gli antifascisti dell’università di Padova rappresenterebbe «forze intolleranti» alle quali «non si può concedere spazio».

Donazzan: «La presentazione si farà in Consiglio»

Il delirante dispaccio con cui si annuncia la guerra all’iniziativa, oltre a essere firmato da antifascist* (così nel testo), è sottoscritto anche da antisessit*, dunque da sigle che si vorrebbero a tutela della donna. Si deve probabilmente al loro contributo il passaggio in cui si sostiene che Norma è «un soggetto sradicato e utilizzabile come arma retorica, aggiungendo sempre maggiori dettagli scandalistici al suo stupro, vero o presunto, che diventa il vero obiettivo della narrazione. Anche questa – viene scritto – è cultura dello stupro». Parole inaccettabili, di fronte alle quali giustamente le istituzioni non vogliono arretrare. Così domani all’Esu (la sede dell’azienda per il diritto allo studio in cui sarebbe dovuta tenere la presentazione di Foiba rossa) Donazzan ci sarà lo stesso e terrà una conferenza stampa in cui, ha annunciato, dirà «cose pesanti». Non solo, l’assessore ha anche fatto sapere che la presentazione del fumetto è solo rinviata di un paio di settimane e che ora, dopo quella alla Cameraavverrà in un’altra sede di altissima rappresentanza istituzionale: il Consiglio regionale del Veneto. «Deve essere chiaro – ha avvertito Donazzan – che come istituzione non ci pieghiamo alle minacce di chi vuole cancellare la storia. La presentazione – ha sottolineato – sarà in una sede ancora più prestigiosa».
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Cossetto, Rampelli: gli antifascisti temono la libertà di espressione

Cossetto, Rampelli: gli antifascisti temono la libertà di espressione

Fratelli d’Italia scandalizzata per quanto accaduto a Padova, dove è stato impedita la presentazione di un libro su Norma Cossetto, struprata e uccisa dai partigiani rossi. “Nessun rispetto per Norma Cossetto. Prima il monumento a lei dedicato a Latina viene deturpato, poi viene bloccato un convegno di ricordo alla presenza di importanti personalità istituzionali a Padova. È inaccettabile. Per la solita storia: “strumentalizzazione fascista”… Il ricordo di una giovane ragazza trucidata dai partigiani di Tito durante l’eccidio delle foibe è ora un fatto da “intolleranti”. Sono arrivate persino minacce di morte. È un’inaccettabile limitazione della libertà di espressione. È la conferma che per antagonisti e centri sociali non esiste un diritto alla libertà di opinione che non preveda un loro preventivo lasciapassare, un’idea leninista inaccettabile. Se esiste in Italia una sinistra democratica di faccia sentire, per non essere complice”. Lo ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

Sulla vicenda interviene anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti: “Quanto accaduto a Padova con le minacce di morte per la presentazione del volume Foibe Rosse lascia interdetti e tradisce la stessa alta storia di libertà dell’Ateneo patavino”. si dice ”molto preoccupato per un rigurgito antidemocratico che ricorda molto toni e modi degli anni di piombo – ha detto Ciambetti – Purtroppo, coloro che si ergono, con metodi invero poco democratici, a difensori dell’antifascismo, non sanno che tra i primi a credere quanto contasse la storia di Norma Cossetto nella formazione delle generazioni chiamate a vivere nella neonata democrazia fu Concetto Marchesi, figura limpida e inattaccabile della Resistenza, rettore dell’università di Padova, che nel 1949, supportato dall’intero consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia dell’università patavina, propose il conferimento della Laurea ad honorem alla giovane studentessa istriana morta seviziata, il cui brutale assassinio veniva assunto dall’Ateneo padovano a simbolo”. “Con questo – conclude Ciambetti – voglio dire che negare il diritto di parola su una vicenda che parla di uno dei tanti casi sofferti dal 1943 in poi dagli Istriani e Dalmati come in Venezia Giulia, dalle Foibe alla violenza della pulizia etnica titina, è fatto gravissimo e inconcepibile in una democrazia matura. Ancor più raccapricciante e ingiustificabile è il modo della minaccia che ci ricaccia indietro di decenni”.

Firenze: centri sociali aizzano la comunità senegalese allo scontro etnico

 

Sabato 17 marzo, l’estrema sinistra fiorentina ha indetto un “corteo antifascista” che partirà a poche centinaia di metri da Casaggì.

Il luogo scelto non è casuale, dal momento che quel giorno – presso la nostra sede – si terrà “Falange in marcia”, un’iniziativa nazionale di Azione Studentesca.

Lo scopo del “corteo antifascista”, come da copione, è quello di alzare la tensione, strumentalizzando l’omicidio di Idy Diene, il senegalese ucciso da Roberto Pirrone. Nonostante quest’ultimo fosse uno squilibrato con idee di sinistra, senza alcun movente razziale, i centri sociali stanno aizzando la comunità senegalese allo scontro etnico, chiamando addirittura in causa le “responsabilità morali” di Salvini.

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Riteniamo opportuno convocare un presidio a Casaggì, dalle ore 16 fino a tarda notte, per tutelare la nostra sede è la nostra agibilità politica dall’odio giurassico e demenziale degli antifascisti.

 

Il partito degli immigrati nato sotto l’egemonia della sinistra.

Da Il secolo d’Italia

Il partito degli immigrati. A Brescia la prima lista “africana” schierata col Pd

Il voto per le amministrative, a Brescia, è previsto in primavera ma le grandi manove sono già iniziate. Sopratttutto sul fronte degli immigrati, con migeriani, marocchini, egiziani, indiani pronti a candidarsi al fianco della maggioranza di centrosinistra del sindaco in carica, Emilio Del Bono, in corsa per il secondo mandato col Pd.  «Ma non sarà una lista-ghetto», annunciano i promotori della lista, i rappresentanti della Fabi, la Federazione associazioni bresciane per l’immigrazione, riuniti in assemblea. Al Giornale di Brescia gli esponenti della Fabi spiegano che i migranti non vogliono “più essere considerati cittadini di serie b” e sono pronti a presentare un programma che parte dalle questioni relative all’immigrazione ma comprende anche ambiente, sicurezza, scuola e lavoro.
«Il primo passaggio sarà dialogare con le forze politiche esistenti che sin qui ci hanno ignorati ma che oggi cercano un confronto, per capire quali punti di contatto si possono trovare nei programmi dei partiti per le istanze degli immigrati bresciani». Secondo il quotidiano di sinistra, il francese Le Monde, Brescia «è la città modello dell’Italia multiculturale». «Nel 1990, in questa città di poco meno di 200 mila residenti c’erano poco più di 2 mila stranieri. Oggi, la popolazione totale del comune non è cambiata, ma i residenti non italiani regolari sono più di 36 mila, quasi un quinto degli abitanti».

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Basta accede alla pagina Facebook della Federazione citata per comprendere che nella realtà più che a compagini extracomunitarie ci troviamo di fronte ai soliti estremisti di sinistra, terzomondisti e centri sociali vari, abili come sempre nel tirare le fila ed imporre la logica del pensiero unico. I traditori del politicamente corretto insieme ai laici liberisti e cattocomunisti hanno deciso che per un pugno di voti si può ben svendere un’intera Nazione.

#Monza: imporre il rispetto delle regole alla bassa manovalanza della sinistra è un dovere!

Finalmente anche chi governa la città vuole mettere fine allo scempio continuo di questi idioti che devastano e imbrattano la città.

#Nientepiùsconti!

L’assessore Arena contro i centri sociali: “Sgomberare il Foa Boccaccio”

MONZA – “Ieri i centri sociali hanno dimostrato un’altra volta di essere degli imbecilli, incapaci di portare avanti un’idea senza imbrattare o devastare le nostre città”. Federico Arena, assessore alla Sicurezza, esprime tutta la sua delusione dopo la manifestazione che, nella giornata di sabato, ha visto ancora una volta protagonisti in città i ragazzi dei centri sociali.

L’assessore lancia la sua “dichiarazione di guerra” contro questi gruppi: “Sono sicuro che con il nuovo Governo avranno vita breve, metterò il mio impegno per partire proprio dallo sgombero del Boccaccio!”. …continua qui

Condivisibile l’analisi della nostra società fatta dal primo cittadino di Monza

Fonte: Il Cittadino

Il sindaco di Monza risponde sull’estrema destra con una lettera alla città

Il sindaco di Monza Dario Allevi risponde con una lettera alla città a quei cittadini che in settimana avevano chiesto una presa di distanza dalle organizzazioni di estrema destra.

Il sindaco di Monza Dario Allevi risponde con una lettera alla città a quei cittadini appartenenti al mondo dell’accademia, dell’imprenditoria e delle professioni che in settimana avevano chiesto una presa di distanza dalle organizzazioni di estrema destra. «Chi ha a cuore Monza abbia il coraggio di riconoscere che stanno “dalla parte giusta” coloro che fanno politica, si esprimono e dissentono nel perimetro della legalità, che è l’unica cosa che conta – scrive – E anche nel rispetto dell’avversario, pur se molto distante dalle proprie opinioni: è questo un principio che dovrebbe valere per tutti, anche per quei quaranta firmatari di una lettera aperta che pretenderebbero dal Sindaco l’applicazione di due pesi e due misure».

LEGGI Lettera aperta al sindaco di Monza: «Prenda le distanze dall’estrema destra»

Amministrare la città di Monza è per me un grande onore.

La nostra è una città forte, operosa, moderna e – insieme – fortemente ancorata ai valori che ne rappresentano l’identità più profonda, a partire dalla solidarietà e dalla tolleranza.

Ma è la democrazia il vero baluardo della nostra libertà: quella democrazia conquistata più di settanta anni fa, oggi patrimonio di tutti e per fortuna non più in discussione, che consente a ciascuno di potersi esprimere liberamente, purché nell’alveo di quanto sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Così, gli episodi di violenza che si sono succeduti nelle scorse settimane, fomentati da gruppi antagonisti non autorizzati, restituiscono un’immagine distorta del nostro capoluogo, riportando indietro le lancette dell’orologio agli Anni Settanta. Un’operazione troppo anacronistica per non suonare artefatta, che vorrebbe replicare un contesto sociale e un clima politico che non esistono più da decenni ormai, guarda caso alla vigilia di un importante appuntamento elettorale.

La Monza vera non è questa! Le guerriglie urbane sono solo un espediente troppo facile in mano a chi vuole strumentalizzare il clima politico e fare da sterile megafono a se stesso. Lo squadrismo non ha colore!

La Politica, quella vera, quella a cui credo ancora e di cui sono innamorato, non si esprime con i linguaggi dei vandalismi, delle minacce, dello sfregio alla città.

Pertanto – ben sapendo che l’ordine pubblico è un tema di stretta competenza delle autorità che vigilano sulla nostra sicurezza e alle quali confermo la mia gratitudine più sincera per il loro tenace impegno quotidiano – mi rivolgo apertamente ai miei concittadini ribadendo che la violenza va condannata sempre, senza distinguo.

Chi ha a cuore Monza, la sua reputazione, la sua dignità, abbia il coraggio di riconoscere che stanno “dalla parte giusta” coloro che fanno politica, si esprimono e dissentono nel perimetro della legalità, che è l’unica cosa che conta. E anche nel rispetto dell’avversario, pur se molto distante dalle proprie opinioni: è questo un principio che dovrebbe valere per tutti, anche per quei quaranta firmatari di una lettera aperta che pretenderebbero dal Sindaco l’applicazione di due pesi e due misure.

Isoliamo quei pochi che sporcano la nostra città. Monza si merita di più.

Immagine: Via Giphy

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