Anche la fede è ormai solo una questione politica…

Cina-Vaticano, accordo vicino. La Santa Sede accetterà sette vescovi nominati da Pechino

Ma anche…

È polemica tra il vescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, e il Vaticano, accusato dall’anziano religioso di “svendersi” alla Cina per migliorare le relazioni. Al centro della disputa c’è la vicenda di due vescovi della Chiesa clandestina, riconosciuta dalla Santa Sede: Zhuang Jianjian, vescovo di Shantou, nella provincia sud-orientale del Guangdong, e Guo Xijin, vescovo di Mindong, in un’altra provincia sudorientale del Paese, il Fujian. Ai due prelati sarebbe stato chiesto di lasciare il posto ad altri due nomi graditi a Pechino, rispettivamente Huang Bingzhang, e Zhang Silu, secondo quanto riportato dal sito web di informazione religiosa Asianews, diretto dal Pime, il Pontificio Istituto Missione Estere. Huang era anche stato scomunicato in precedenza dal Vaticano.

Perché le nomine sui vescovi tornano a dividere Cina e Vaticano

Immagine: Via Giphy

Mentre il popolo guarda alla Grecia…

una bomba ben più grossa per l’economia mondiale si prepara ad esplodere

LA BOLLA FINANZIARIA

I segni della bolla finanziaria della Cina – sottolinea il russo Sputnik – sono simili a quelli registrati negli Stati Uniti nel 2008 alla vigilia della crisi dei mutui subprime”. Le autorità di Pechino, analizza il media governativo di Mosca, “non si sono rassegnate al fatto che, dopo diversi anni di crescita costante a doppia cifra, l’economia ha cominciato a rallentare l’anno scorso”. La Banca Popolare di Cina, proprio quella che sta investendo nella Penisola, “l’anno scorso ha cominciato a stimolare la crescita economica facendo leva sul credito e immettendo liquidità. Tuttavia “tutte queste misure da un lato hanno accresciuto le preoccupazioni per l’esplosione di una bolla del credito in Cina. Dall’altra parte hanno contribuito alla nascita di una bolla nel mercato azionario. In qualsiasi momento una di queste bolle può scoppiare”.

L’articolo qui

(Immagine: intermarketandmore.finanza.com)

Unicredit per crescere guarda alla Cina.

UniCredit: Nicastro, Cina una delle regioni dove vogliamo crescere PhotoFunia-ade7ba
Borsa Italiana
UniCredit, ha sottolineato ancora Nicastro, “e’ molto soddisfatta del fatto che gli investimenti europei verso la Cina continuino, soprattutto a partire dalla Germania che e’ il primo contributore a questo trend”. La Germania, dove UniCredit controlla

Unicredit: Nicastro, Cina una delle regioni dove vogliano crescere di
Borsa Italiana
Forum a Milano su investimenti diretti tra Pechino e Europa (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 24 giu – La Cina “e’ una delle regioni dove il Gruppo UniCredit intende investire sempre di piu'”. Lo ha detto Roberto Nicastro, direttore generale della

Singapore: Espulsi dal paese gli autisti di autobus che avevano scioperato. Gli istigatori saranno processati e rischiano la galera.

Cina vs Singapore, ovvero il bue che dice cornuto all’asino!

La città-Stato ha deciso di rimpatriare i 29 cittadini cinesi che hanno partecipato a uno sciopero dei trasporti pubblici per

chiedere paghe e condizioni di vita migliori. Altri 5 rischiano la galera. E la Cina, che schiaccia l’attività sindacale sul proprio territorio, protesta: “I lavoratori vanno rispettati” 

Singapore (AsiaNews) – Il governo di Singapore ha annunciato di avere rimpatriato i 29 cinesi, autisti di autobus, che hanno preso parte al primo sciopero avvenuto nella città-Stato dagli anni ’80 . Inoltre ha annunciato di aver aperto un’inchiesta contro altri 5 cittadini cinesi che, con un gruppo di 171 autisti, hanno chiesto paghe maggiori e migliori condizioni di vita.
Pechino, che non permette una vera attività sindacale sul proprio territorio, ha protestato contro la decisione e ha chiesto di “rispettare i diritti dei lavoratori”.
Lo scorso 26 novembre i 171 autisti hanno incrociato le braccia e si sono rifiutati di rilasciare i dormitori assegnati loro dall’azienda. Il secondo giorno il numero è calato a 88. Le rivendicazioni principali dei cinesi riguardano la differenza di paga rispetto ai colleghi malaysiani e le condizioni di vita imposte dall’azienda dei trasporti.
La SMRT, la società che li ha assunti, si è rivolta all’estero per la mancanza di manodopera interna. Secondo un portavoce dell’azienda, il 22 % dei 2.030 autisti è di nazionalità cinese; un altro 22 % viene dalla Malaysia, mentre il resto è di Singapore. Nella città-Stato gli scioperi dei “servizi essenziali” sono illegali, a meno che non vengano proclamati con 14 giorni di anticipo e rispettino un’altra serie di regole molto stringenti. L’ultima protesta dei lavoratori risale al 1986: da allora, le leggi ferree in vigore sono state rafforzate con l’uso della forza pubblica. Pechino ha protestato contro la decisione.
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C’è un’altra via?

Da un articolo di Antonio Socci

L’economia cinese di mercato libero-a-metà è già giunta ad uno sviluppo che non è sostenibile. O essa cambia in una piena economia di mercato o rimarrà un’economia di capitalismo di Stato. In una situazione di mercato pieno, l’economia potrebbe continuare a svilupparsi in modo tranquillo. In questo scenario, l’ulteriore liberalizzazione dell’economia porterebbe alla caduta della dittatura del partito unico”.

Ma c’è un’altra via.

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