Bancari: AAA cessione di contratto offresi…

Lavoratori…da stakeholders a steakhouse. Siamo tutti carne da macello, tutti sacrificabili…ogni volta che il sindacato ha aperto alle richieste ABI il contratto di categoria ha registrato un arretramento dei diritti dei lavoratori. 

“Bisogna che il sindacato unitariamente prenda atto che e’ arrivato il momento di rimettere in discussione il contratto nazionale di lavoro per prevedere altre forme di attivita’ professionali e per aprire a nuovi mestieri che rilancino ricavi e occupazione.”

Non  sono parole della parte datoriale ma del più grande sindacato di categoria.

E ancora:

“prevedere nuove flessibilita’ contrattuali e nuove attivita’ professionali sara’ un percorso obbligato per mantenere gli attuali livelli occupazionali del settore e il movimento sindacale, tutto, se ne deve fare una ragione perche’ e’ nell’interesse del sindacato allargare il proprio campo d’azione e tutelare al meglio piu’ tipologie di lavoratori, ad iniziare dai giovani” (qui l’intero articolo)

A cosa fa riferimento il capo della fabi?

Probabilmente a questo:

Una figura professionale ibrida la cui potenzialità devastante sull’integrità della categoria (e sui suoi livelli salariali) è del tutto evidente.

C’è di che rabbirvidire ed essere preoccupati.

 

Ora le Banche sono un’urgenza per Renzi. 150.000 esuberi

150.000 esuberi! Un bancario su due è di troppo. Ma il vero problema è che le banche italiane sono ancorate ad un vecchio modello di business che oggi non rende più.

Il rinnovo del CCNL del credito

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Si è conclusa nel corso del mese di giugno la tornata assembleare per il rinnovo del CCNL del credito. L’esito della consultazione era ampiamente scontato, un po’ meno la scarsa partecipazione dei lavoratori e la dimensione plebiscitaria dei consensi. Siamo stati gli unici a ribadire la mediocrità dell’accordo e a schierarci contro la sua approvazione. Nel commento linkato riassumiamo le ragioni che ci portano a considerare la vertenza un’occasione perduta e l’accordo raggiunto un compromesso al ribasso. Buona lettura!

 

Esuberi in banca. Se ne sono accorti anche i sindacati….

Ecco perchè le parti sociali hanno sottoscritto un’ipotesi di rinnovo di contratto collettivo che non difende i lavoratori dalle esternalizzazioni ed agevola le Banche…

Esuberi bancari, nuovo duello tra Profumo e Fabi

FIRSTonline

Protagonisti il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni e il Presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena e del Comitato per gli Affari …

Sileoni, Fabi: “Istituire una commissione paritetica Abi-sindacati sulle nuove tecnologie – SimplyBiz – Dedicato a chi opera nel mondo del credito

Banche, dal 2009 persi quasi 27mila posti di lavoro – Il Sole 24 Ore

Banca del Fucino: Fisac e Uilca dicono no all’ipotesi di rinnovo del CCNL

Come ricevuti pubblichiamo:

Roma, 28 aprile 2015

A tutte le Lavoratrici e a tutti i Lavoratori

della Banca del Fucino

 

NO ALL’IPOTESI DI RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE

Care lavoratrici, cari lavoratori,

vogliamo affermare in primo luogo e con estrema chiarezza la nostra contrarietà rispetto alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo

di rinnovo del CCNL ABI. Quest’ultima è arrivata a conclusione di un percorso che ha visto le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti in due tornate di assemblee, due scioperi riuscitissimi, manifestazioni locali e nazionali. Per questo riteniamo che le potenzialità messe in campo dai lavoratori e dalle lavoratrici non siano state adeguatamente supportate dalle segreterie nazionali. Abbiamo la sensazione che si sia persa un’importante occasione per contrastare con efficacia l’arroganza e l’ingordigia dei banchieri, oggi più che mai sotto gli occhi di tutti.

E’ mancata la continuità nella mobilitazione, una capacità reale di portare avanti con convinzione le nostre rivendicazioni. Ciò ha reso facili le tattiche spregiudicate adottate dall’Abi anche dal punto di vista della comunicazione, poco contrastate dalle dirigenze sindacali ed in un certo senso avallate. Ci riferiamo in particolare al ricatto, infondato anche giuridicamente, che in assenza di un accordo dal primo aprile scorso le banche non avrebbero più riconosciuto ed applicato il Contratto Nazionale. Si è quindi privilegiata la relazione fra gruppi dirigenti, ma in tal modo la nostra piattaforma non è mai stata in campo e si è cercato soltanto di arginare alla meno peggio le assurde richieste Abi.

Si è tenuto conto di tutte le difficoltà vere o presunte incontrate dalle banche, ma non degli 11 miliardi € loro concessi a sostegno degli attivi, fra deducibilità dei crediti deteriorati e rivalutazione delle quote di partecipazione in Banca d’Italia, delle grandi liquidità a costo zero fornite dalla BCE con il quantitative easing, dell’esenzione IRAP, del Jobs act, né di tutte le altre agevolazioni in cantiere a cominciare dalla “bad bank”. Figuriamoci poi se potevano essere assunti accenni critici rispetto agli emolumenti del top management o alla contrazione del costo complessivo del personale che Prometeia valuta in complessivi 5 miliardi nel periodo 2007/2017 (da 27 a 22 miliardi). Come confermati anche dal Report di ABI.

Nello specifico dell’ipotesi di Accordo sottoscritta facciamo le seguenti considerazioni:

 

Punto 1 – Scadenza CCNL 31/12/2018 con prolungamento di 18 mesi (quindi 4 anni e sei mesi di durata!!) rispetto alla scadenza del precedente al 30 giugno 2014 (già il precedente contratto era stato allungato di 6 mesi). Quindi in due tornate contrattuali abbiamo perso ben due anni di aumenti e recuperi salariali. In più si è previsto anche l’allungamento in modo definitivo della durata della contrattazione per i contratti aziendali.

 

Punto 2  Salario di ingresso -10% fino alla scadenza del contratto .  Risultato positivo per i neo assunti che si vedono aumentare dell’8% il salario d’ingresso (era -18% nel contratto attuale); anche agli assunti dal 2012 si ridurrà il gap fra salario d’ingresso e salario reale dal -18 al -10%, utilizzando i versamenti nel Fondo per l’Occupazione (FOC) pagati dai lavoratori attraverso la devoluzione di una giornata di lavoro all’anno.  Per il FOC noi continueremo a versare, mentre per i dirigenti resta volontario e le banche non versano nulla. 

I soldi del FOC saranno utilizzati oltre che per le assunzioni, per le quali il Job’s Act prevede decontribuzione e defiscalizzazione IRAP fino a 8000€ per neo assunto all’anno per tre anni), anche per la riqualificazione e la riconversione del personale. Attualmente tali costi sono a carico del Fondo di Solidarietà e quindi sostenuti dalle banche, mentre in tal modo si sposta il peso della contribuzione dalle Banche ai lavoratori. 

Inoltre, le Aziende in caso di assunzioni “valuteranno” se assumere personale licenziato per licenziamento collettivo e passato nel Fondo emergenziale. Senza alcun obbligo per le aziende, neanche una percentuale che garantisca l’assunzione dei lavoratori espulsi. E’ grave,soprattutto in relazione a ciò che sta per accadere nel sistema per effetto delle prossime fusioni.

 

Punto 3 trattamento economico

85 euro x 13 mensilità così suddivisi

25€ 1/10/2016 (!)

30€ 1/10/2017

30€ 1/10/2018

Questo punto grida vendetta: in 4 anni e mezzo percepire 85 €o così suddivisi con l’ultimo aumento a tre mesi dalla scadenza è quasi

Scarica qui i documenti:

1 – 1504_CONTR_aumenti CCNL ABI e Valore del TFR congelato

2 – 1504_CONTR_confronto CCNL ABI e del COMMERCIO

3 – 1504_CONTR_sull’ipotesi accordo ccnl

Bancari: Approvazione del CCNL? Anche parte della Fisac Cgil, come il SALLCA CUB, dice no!

Nelle assemblee convocate dalle organizzazioni sindacali si vota per l’approvazione o meno dell’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale. Dopo le lunghe relazioni che ripercorrono due anni di vertenza e che concludono che di meglio non si poteva ottenere e che così il risultato mette in sicurezza il contratto nazionale, forse ci sarà il tempo per i lavoratori di dire come la pensano sul risultato ottenuto.
Qui vi offriamo alla riflessione gli spunti che al momento del voto negli organismi dirigenti della Fisac-Cgil ci hanno portato a votare contro l’approvazione.

Scarica il volantino sul ccnl dei bancari

SALLCA CUB: notizie dal mondo Unicredit

UNICREDIT: DAL CONTRATTO NAZIONALE

ALLE EMERGENZE DI GRUPPO

“Ma quanto siamo bravi, ma quanto siamo forti”. I Sindacati firmatari, come si può leggere sulla stampa nazionale di questi giorni, si autocelebrano per il grande lavoro svolto in occasione del rinnovo del contratto di categoria ed invitano i lavoratori – ci sembrerebbe strano il contrario – ad approvare la piattaforma in votazione nelle prossime assemblee.

Tra i sindacalisti c’è chi addirittura si lascia andare a dichiarazioni entusiastiche tali da affermare di aver costretto i banchieri in un angolo e di aver messo in rotta l’ABI, obbligandola alla ritirata.

Cosa in realtà i banchieri abbiano ceduto non è dato a sapere, visto che nulla di quanto sbandierato con la piattaforma proposta dai sindacati firmatari è stato ottenuto. Quindi, più che di una grande vittoria, pensiamo si debba parlare di un pessimo pareggio, uno squallido zero a zero. E giocando pure male.

Avevamo un seguito tra i lavoratori (ed i due scioperi riuscitissimi sono lì a dimostrarlo!) e la vetrina di Expo ci avrebbe permesso di avere maggiore visibilità. Ed invece si è optato per mantenere il (pessimo) contratto del 2012.

Ma al di là del deludente rinnovo contrattuale, il peggio deve ancora venire.

Già, perché all’orizzonte si prospettano nuove fusioni e ristrutturazioni, il che si tradurrà in nuovi inevitabili esuberi. Con una certezza in più e, manco a dirlo, a favore dell’ABI: un CCNL che offre un quadro chiaro e vantaggioso alle banche fino al 2018.

E nel frattempo gli istituti di credito non stanno certo con le mani in mano. Prendiamo per esempio Unicredit e le nuove metodologie di lavoro (Smart working e Teleworking). Avevamo già più volte ribadito che l’assenza di un accordo sindacale avrebbe favorito l’Azienda e penalizzato i lavoratori. E l’Azienda non perde certo occasione per alzare l’asticella delle proprie richieste.

Abbiamo saputo infatti che, a decorrere dai prossimi nuovi dodici avvii di attività in telelavoro, sarà chiesto ai colleghi di avere in dotazione una linea ADSL privata presso l’abitazione da cui opereranno. A fronte dell’utilizzo di detta ADSL privata si darà corso al rimborso forfettario di 20 euro mensili. Per chi è già in telelavoro si passerà alla nuova modalità al momento del rinnovo del contratto.

Al di là della questione economica (che potrebbe in realtà anche favorire i lavoratori), ciò che ci lascia perplessi è sapere che Unicredit paga per le proprie linee dati costi che sono al di sopra del valore di mercato. Dove sono i tanto sbandierati risparmi che si dovevano realizzare con il passaggio alla rete Fastweb? Sono questi i risparmi ottenuti con l’esternalizzazione dei colleghi e dei servizi in VTS ed AT&T?

Ma cosa ancora più grave è che, dopo aver eliminato i buoni pasto per Smart Worker e Teleworker, si impone un nuovo servizio a carico dei lavoratori.

Il prossimo passo? E’ probabile che si chiederà ai lavoratori di utilizzare un PC personale. Ormai quale famiglia non ha un pc in casa? E se non ce l’hai (come per l’ADSL) te lo compri….

Questo a riprova che Smart working e Teleworking non sono nuove modalità di gestione del lavoro ma dei “benefit” che l’Azienda concede a propria discrezione ai lavoratori.

E mentre ai lavoratori si chiede di cedere sempre qualche pezzo (di diritti e salario) c’è chi, come Federico Ghizzoni, CEO di Unicredit, si aumenta il compenso del 30% e pensa di investire – ancora – i nostri soldi in nuove operazioni di acquisizioni nell’Est Europa. Speriamo non facciano la fine dei due miliardi di euro sperperati in Kazakistan.

Quello di Ghizzoni è un sostanzioso aumento che lo porta ad essere il banchiere più pagato in Italia (staccando di quasi 1 milione di euro il numero uno di Banca Intesa) .

Forse è per questo che nelle Agenzie è stato lanciato un nuovo servizio a pagamento che noi potremmo definire “un obolo per Ghizzoni”: convincere i clienti a farsi rilasciare la “carta d’identità del patrimonio immobiliare”. Al solo costo di 10€ e partendo dai dati catastali (senza quindi visionare l’immobile) viene rilasciata una valutazione dei propri immobili e terreni. Peccato che non scrivano che è una valutazione indicativa, con un valore medio per la vendita, ma bensì una valutazione di mercato (cosa che fra l’altro le Agenzie Immobiliari fanno gratuitamente). Complimenti a chi ha pensato questa politica commerciale. Ed a tale proposito c’è da chiedersi se le banche sono autorizzate a svolgere tale servizio.

Comunque quello che ci chiediamo è se , partendo dal principio di equità distributiva sancito nel CCNL in via di approvazione, ciò significherà un analogo aumento per tutti i lavoratori del Gruppo. Noi ne dubitiamo. Il passato insegna.

In realtà noi ci accontenteremmo che si ponesse fine alla politica di esternalizzazioni selvagge, un concreto impegno del Gruppo contro lo stress lavoro correlato, un maggior investimento su formazione e crescita professionale dei lavoratori e garantire quella mobilità infragruppo sempre decantata negli accordi sindacali e poco – per non dire mai – applicata.

Ma per poter dar corso a tutto ciò occorrerebbe una classe sindacale meno propensa a sottoscrivere accordi a tutela dei loro dirigenti e più attiva a tutelare i diritti dei lavoratori.

A questo proposito, ricordate quella pessima pagina di vita sindacale nel Gruppo di cui si era occupato persino Il Fatto quotidiano? Nel 2012 il quotidiano pubblicava, con tanto di nomi e cognomi, l’elenco dei sindacalisti Fabi, Sinfub e Uilca “risparmiati” dall’accordo sui pensionamenti “volontari”, che poi tanto volontari non erano. Le sigle sindacali avevano firmato un accordo che mandava a casa 600 bancari anziani e costosi con il sistema del prepensionamento. A casa senza il loro consenso ma, come detto, con la benedizione di tutte le organizzazioni sindacali (ad esclusione delle RSA FISAC del Lazio: né quella di UBIS, né quella di UNICREDIT – RETE hanno firmato l’accordo del novembre 2012, nonostante fossero le uniche titolate a farlo, come prevede la Legge 223, perché solo nel Lazio c’erano 5 o più persone licenziate).

Ebbene in pochi mesi già 2 dei lavoratori ricorrenti in giudizio contro Unicredit hanno vinto la causa di licenziamento per palese discriminazione (ovvero non vi erano i requisiti di obiettività e razionalità nella scelta dei lavoratori da “cessare”).

I lavoratori insomma non erano “tutti uguali” e nella scelta di chi mandare a casa Unicredit ha adottato una buona dose di discrezionalità scegliendo appunto chi salvare.

Per chi ogni giorno lavora nel Gruppo Unicredit c’è di che essere preoccupati….

 

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo UniCredit

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CCNL Credito. La Fabi dice sì. Aspettando lo tzunami che arriverà

(Via Sceltalibera)

Ancora sul CCNL dei Bancari.

Il ministro del Welfare Giuliano Poletti al 121esimo consiglio nazionale della Fabi:

«C’è stato quel quid di innovazione che ha consentito di chiudere il contratto. Adesso però non abbiate paura di guardare in faccia i problemi che abbiamo».

Il segretario generale della Fabi Lando Sileoni:

«In settembre le banche si prenderanno la rivincita del 5 a 2 che gli abbiamo dato con questo rinnovo».

Boh. Io rileggendo l’accordo sottoscritto questa grandissima vittoria non la vedo. Proverò a cambiare gli occhiali…magari c’è una qualche postilla scritta in Arial 0,1 che ad occhio nudo non si legge….Io più che di una grandissima vittoria parlerei di un pessimo pareggio, uno squallido zero a zero. Nulla di quanto sbandierato con la piattaforma proposta dai sindacati è stato ottenuto, quindi…..

…continua…

Jobs Act: i bancari snobbano le tutele crescenti e pensano agli esuberi (IlFattoQuotidiano)

Un interessante articolo di , Avvocato esperto di mercato del lavoro e relazioni industriali, sul CCNL del Credito con una sintetica analisi di due punti importanti: la disapplicazione del Jobs Act e la gestione dei consistenti esuberi annunciati.

L’articolo qui: Jobs Act: i bancari snobbano le tutele crescenti e pensano agli esuberi

SALLCA CUB: CCNL bancari, verso le assemblee

Stanno per partire le assemblee di valutazione sul rinnovo del ccnl.

Ribadiamo il nostro no ad un accordo che non affronta nulla dei problemi che oggi rendono la condizione lavorativa della categoria particolarmente gravosa.

Si doveva parlare di nuovo modello di banca, di rafforzamento dell’area contrattuale e di difesa dell’unità del processo produttivo, di politiche commerciali. Erano temi presenti anche nella piattaforma dei sindacati firmatari, ma sono stati abbandonati subito, a parte un generico ed irrilevante richiamo alle pressioni commerciali.

Il tema degli orari è stato poi “dimenticato”, lasciando mani libere alle aziende, come da contratto precedente.

Di seguito, tutte le criticità che ci spingono a dire no ad un contratto “di proroga”, che si trascinerà fino alla fine del 2018.

Scarica qui il comunicato SALLCA CUB in versione pdf