Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati (IlFattoQuotidiano)

Sindacati contenti per gli 80 euro fittizi che Renzi ha messo in qualche busta paga. Nessuno però sembra interessarsi alla vera emergenza: la delocalizzazione del lavoro ed il dumping sociale.

Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati (IlFattoQuotidiano)

 

(immagine: www.truckjournalist.nl)

Comunicato sindacale Ubis: “Ed il bue disse all’asino: cornuto!!!”

Le stesse sigle sindacali che solo una settimana fa sono finite sulla stampa nazionale per operazioni poco, diciamo così, edificanti, ora si permettono di dare lezioni di etica e morale.

E’ l’Italia, baby!

L’etica e la morale non si insegnano, si palesano coi gesti concreti. Come scriveva Wittgenstein “ è chiaro che l’etica non può formularsi. L’etica è trascendentale.”

Aspettiamo questi gesti!

…continua…Comunicato sindacale Ubis: “Ed il bue disse all’asino: cornuto!!!”

(Immagine: http://kayli-fornia.tumblr.com/)

Romania, Italia

E pensare che proprio in virtù delle origini economiche dell’Unione, il sistema di direttive in materia di lavoro dovrebbe contrastare il  dumping sociale…

Romania, Italia

Il 10% del Pil romeno è realizzato grazie alle imprese di casa nostra che delocalizzano a Bucarest e dintorni

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Profumo: difesa occupazione in Italia = fallimento economico.

W il dumping sociale!

E’ questa, in estrema sintesi l’affermazione fatta dal nostro ex Ceo durante un incontro con gli studenti di Scienze Politiche di Milano sul tema della Globalizzazione.
Il vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana si è spinto a favore di un modello la cui “visione industriale prevede una crescita dove il costo del lavoro è più basso” per cui è lecito “scaricare” i lavoratori italiani a favore di quelli di paesi ove il costo del lavoro è meno oneroso. Poco importa se lo è perché magari si riesce a retribuire la manodopera con stipendi appena sopra la soglia di povertà, dove non si deve investire in formazione, sicurezza od igiene negli ambienti di lavoro o dove magari si possono imporre orari e turni di lavoro massacranti.
La globalizzazione non è il male assoluto, ne siamo certi, ma è altrettanto vero che ha mostrato i forti limiti del capitalismo (e non solo quello nostrano).
E’ preoccupante poi che il Vicepresidente di ABI dichiari che è giunto il momento di «cambiare le regole del gioco per garantire la crescita». Dichiarazione da brividi, soprattutto alla luce delle trattative per il rinnovo del nostro CCNL.
Sembra che Profumo abbia fatto sua una massima di Ashleigh Brilliant: “Soldi, non moralità, questo è il principio delle nazioni civilizzate”.
Le garanzie del “modello sociale europeo” sono sempre più sotto lo scacco di un mercato del lavoro liberalizzato.
L’ Europa è riuscita fino ad ora ad ostacolare il tentativo di riportare le regole in materia di lavoro a criteri ottocenteschi.
Ma fino a quando?

Qui trovi l’articolo pubblicato da Varesenews