Unicredit delocalizza in Romania il servizio ‘Legal Services Italy’

Unicredit delocalizza in Romania il servizio ‘Legal Services Italy’

Unicredit: in Italia dichiara 2.700 dipendenti di troppo, ma il lavoro va in Romania.

Ci risiamo. Unicredit non riesce proprio a perdere il vizietto di dichiarare esuberi in Italia (ha siglato a febbraio un accordo per mandare a casa quasi tremila lavoratori) e contestualmente delocalizzare le attività all’estero. Se da una parte l’A.D. di Unicredit, Federico Ghizzoni, afferma che “occorre lavorare tutti insieme“ per garantire una rapida ripresa del Paese, dall’altra pratica il dumping sociale, favorendo l’occupazione dei giovani là dove la mano d’opera costa meno.

…continua…

Unicredit conferma: l’occupazione si crea in Romania.

Se da una parte il CEO di Unicredit dichiara che „occorre lavorare tutti insieme“ per garantire una rapida ripresa del Paese, dall’altra però pratica il dumping sociale favorendo l’occupazione dei giovani là dove la mano d’opera costa meno.

E’ quanto – sembrerebbe –  in procinto d’accadere in Ubis, polo informatico del gruppo Unicredit.

Sulla piazza di Torino sembra infatti ormai certo che la società in oggetto stia per “internalizzare” attività oggi affidate a società di consulenza.

In apparenza una buona iniziativa, per un’Azienda che dichiara migliaia di esuberi e che crea piani d’uscita obbligatori, potrebbe essere una boccata d’ossigeno. 

Ed invece no, perché l’attività insursata verrà sì attribuita ad una decina di dipendenti di Ubis, ma con la contestuale cessione delle loro attuali attività a colleghi che operano in Romania.

Sì, in Romania.

Quindi nessun assorbimento di esuberi (se mai ce ne siano) né tantomeno nuova occupazione di giovani in Italia. Un’occasione mancata per Unicredit  e per l’intero Paese, un Paese che, ricordiamo, nel mese di  Settembre ha registrato un nuovo massimo dei livelli di disoccupazione per la fascia d’età 15-24 anni.

Insomma, l’ennesima occasione mancata per Unicredit ed un danno concreto al Paese.

Ma cosa ci si poteva aspettare da un Gruppo che sostiene apertamente l’ideatore del Jobs Act?

Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati (IlFattoQuotidiano)

Sindacati contenti per gli 80 euro fittizi che Renzi ha messo in qualche busta paga. Nessuno però sembra interessarsi alla vera emergenza: la delocalizzazione del lavoro ed il dumping sociale.

Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati (IlFattoQuotidiano)

 

(immagine: www.truckjournalist.nl)

Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati (IlFattoQuotidiano)

Milano, call center Sitel delocalizzato in Serbia: 150 lavoratori licenziati

Dal 2003 l'azienda gestiva l'assistenza clienti di Toshiba, Hp, Bosch. Ma nel "centro multilingue" di Belgrado gli stipendi sono di 400 euro al mese invece di 1.200. Gli ex dipendenti annunciano una protesta su facebook.

Contratto a tempo indeterminato a 35 anni, stipendio sicuro di 1200 euro netti al mese e un posto di lavoro in uno dei call center più conosciuti: un sogno per molti e che dal 2003 è stata realtà per i 200 lavoratori della sede milanese Sitel Italia Srl. Fino alla comunicazione giunta poco fa dai vertici dell’azienda: si chiude in Italia e si apre in Serbia, tutti licenziati.

La Sitel, nata in Spagna e con ramificazioni in tutta Europa, chiude gli uffici di Milano lasciando a casa quasi duecento operatori che per più di dieci anni si sono occupati dell’assistenza telefonica di prodotti elettronici: computer, stampanti, telefoni. Una forza lavorativa altamente qualificata che però all’azienda costa troppo. Motivo per cui tutte le commesse italiane sono state passate a un centro multilingue dell’Europa dell’Est dove la retribuzione mensile di un assistente telefonico è pari a un terzo di quella di un italiano. “Con il fatto che l’italiano è la nostra lingua madre: da oggi in poi chi acquista un computer Hp o una stampante Toshiba dovrà affidarsi a un’assistenza serba da cui farsi dare indicazioni e a cui comunicare dati personali”, spiega Fabrizio Di Mauro, sindacalista Rsu/Sei, anche lui fra la schiera dei licenziati. “I vertici spagnoli si sono riuniti nella sede di via Montecuccoli: e mentre fuori dai cancelli i lavoratori protestavano con volantinaggi e striscioni chiedendo un reinserimento lavorativo, dentro gli uffici si è deciso di licenziare tutti. Per i sindacati non c’è stata possibilità di mediazione”. …continua…

UniCredit, Più lavoro a fine 2014…ma Unicredit l’occupazione la crea in Romania!

Estratto da UniCredit, Più lavoro a fine 2014…  intervista a Marco Valli, capo economista Eurozona di UniCredit.

Avete parlato di "cauto ottimismo" sull'Italia nell'outlook 2014, perché?
"Ottimismo, perché finalmente torneremo a crescere. Stimiamo un Pil in espansione dello 0,7%, dopo una contrazione dell'1,8% del 2013. Cauto, invece, perché si tratterà di una ripresa modesta guidata in gran parte dalle esportazioni e un pochino, magari, dagli investimenti in beni intermedi, ma non probabilmente dai consumi, perché l'aggiustamento sul mercato del lavoro non è ancora compiuto. Probabilmente, quindi, i consumi quest'anno sono destinati ancora a stagnare, per crescere invece l'anno prossimo".

Ma questi ci prendono pure per il culo?

Ubis per contenere i costi delocalizza il lavoro in Romania dove sta assumendo 700 – dico 700 –  giovani e poi hanno il coraggio di parlare delle difficoltà dei consumi e del mondo del lavoro in Italia?

Dov’è l’impegno sociale delle banche a sostenere il proprio Paese?

Meglio sfruttare i lavoratori romeni pagandoli poche centinaia di euro al mese che investire in Italia, dove tra l’altro, il tasso di disoccupazione giovanile è molto più alto di quello rumeno.

I Sindacati hanno firmato un accordo per contenere il costo del lavoro per i neoassunti (defiscalizzazione contributi, fondo per l’occupazione finanziato dagli stessi lavoratori) e le banche cosa fanno?

Dumping?

E’ ora di mettere fine a queste pratiche indegne.

Ma ora mi chiedo, dove sono finite le Segreterie Nazionali delle sigle sindacali,  quelle che hanno firmato il CCNL che a fronte di numerosi sacrifici (l’ultimo contratto ha tolto diritti, abbassato le tutele, bloccato gli scatti, introdotto un salario d’ingresso ridotto, regolamentato i contratti complementari con più orario e meno salario, sterilizzato numerose voci retributive per l’accantonamento del t.f.r. (che poi le banche hanno esteso anche ai fondi pensione), esteso l’orario di sportello fino al doppio di prima su discrezione aziendale, tolto a tutti un giorno di libertà per finanziare il fondo per l’occupazione giovanile, imposto il godimento “forzato” delle ferie ed altre amenità varie) concedeva in cambio qualche aumento salariale scaglionato (autofinanziato dalle riduzioni su TFR e previdenza integrativa)e soprattutto prometteva, almeno sulla carta, una tornata di assunzioni e favoriva il rientro di lavorazioni prima date in appalto all’esterno.

Tutto ciò dov’è???

Oltre il danno la beffa.

Comunicato sindacale Ubis: “Ed il bue disse all’asino: cornuto!!!”

Le stesse sigle sindacali che solo una settimana fa sono finite sulla stampa nazionale per operazioni poco, diciamo così, edificanti, ora si permettono di dare lezioni di etica e morale.

E’ l’Italia, baby!

L’etica e la morale non si insegnano, si palesano coi gesti concreti. Come scriveva Wittgenstein “ è chiaro che l’etica non può formularsi. L’etica è trascendentale.”

Aspettiamo questi gesti!

…continua…Comunicato sindacale Ubis: “Ed il bue disse all’asino: cornuto!!!”

(Immagine: http://kayli-fornia.tumblr.com/)

Comunicato sindacale Ubis: “Ed il bue disse all’asino: cornuto!!!”

Le stesse sigle sindacali che solo una settimana fa sono finite sulla stampa nazionale per operazioni poco, diciamo così, edificanti, ora si permettono di dare lezioni di etica e morale.

E’ l’Italia, baby!

L’etica e la morale non si insegnano, si palesano coi gesti concreti. Come scriveva Wittgenstein “ è chiaro che l'etica non può formularsi. L'etica è trascendentale.”

Aspettiamo questi gesti!

A PROPOSITO DI ETICA
GOODBYE ITALY

Circa 700 assunzioni (?!?!) di giovani lavoratori (ma tutte in Romania)

Abbiamo appreso che quanto temevamo in merito allo smantellamento in atto in UBIS si sta concretizzando, non solo per il tramite di operazioni di esternalizzazione, ma anche con nuove operazioni di delocalizzazione delle attività.

Le preoccupazioni nascono da alcune anticipazioni fornite a gruppi di Responsabili e di Lavoratori, in merito al noto programma “Young for future” che vedrà a regime l’assunzione di circa 700 colleghi all’estero, la maggior parte dei quali presso la Filiale UBIS di IASI in ROMANIA.

Sono risorse tutte neo-laureate (IASI è sede di una Università di Informatica piuttosto buona) che verranno inserite in azienda in sostituzione sia di risorse che gestiscono gli applicativi (c.d. “run”) sia di risorse “specialistiche”.

Avevamo più volte espresso a Unicredit la necessità di procedere ad assunzioni di giovani in sostituzione dell’esercito di consulenti esterni, utilizzando allo scopo anche il Fondo per la nuova occupazione del settore del Credito, ma avevamo in mente i giovani disoccupati italiani, che sono anch’essi preparati ma non riescono a trovare un lavoro.

UniCredit ora fa assunzioni, ma perché in Romania e non in Italia? Perché l“ i lavoratori costano molto meno e godono di minori tutele sociali ed occupazionali.

Quindi a UniCredit non sta tanto a cuore creare posti di lavoro, quanto piuttosto perseguire l’incremento dei profitti da distribuire ai suoi azionisti e ai suoi Top Manager (a proposito, ma quanti di loro hanno contribuito, con il 4% dei loro lauti stipendi, al Fondo per l’occupazione? L’abbiamo chiesto a UniCredit, ma non abbiamo ottenuto risposta…).

In sostanza UniCredit sta mettendo in piedi una specie di dumping sociale, una pratica molto poco “etica”É.e la Carta dei Valori dove è finita?

Ricapitolando: più di 700 posti di lavoro persi in Italia, con previsione di sviluppo futuro solo all’estero.

Partendo da questo dato non possiamo non porci alcune domande:

  • Per dare lavoro a 700 Rumeni, verranno ancora delocalizzate attività dall’Italia alla Romania?
  • In Ubis Italia allora arriverà “altro lavoro” o l’intenzione aziendale è quella di liberarsi di personale italiano (esternalizzazioni – esodi – uscite a vario titolo …) ?
  • In Ubis Italia continueranno a lavorare gli oltre 2000 consulenti ?
  • Come farà il Paese a riprendersi se la politica delle grandi aziende è volta solo in questa direzione, solo alla massimizzazione dei profitti?
  • “Penso a quanti sono disoccupati, spesso a causa di una mentalità egoista che cerca il profitto ad ogni costo” twittava recentemente Papa Francesco.

Che pensasse anche ai lavoratori (e ai mancati assunti É) italiani del Gruppo UniCredit?

La miopia dei nostri Top Manager non porterà nulla di buono ai lavoratori di Unicredit e tanto meno all’Italia, alimenterà ulteriormente il senso di insofferenza nei confronti delle Banche e dei banchieri (ne sa qualcosa il D.G. dell’ABI che nell’ultima puntata de “La Gabbia” su LA7, ha potuto verificare di persona di quale fama godono, trasversalmente tra tutta la popolazione: dalla casalinga, passando per l’economista e finendo con gli stessi bancari).

Cosa ci racconteranno questa volta per giustificare un atto ingiustificabile?
Nel frattempo i giovani disoccupati italiani ringraziano.

Milano, 17 dicembre 2013

Segreterie di Coordinamento UBIS

Dircredito   Fabi   Fiba/CISL  Sinfub  UGL-Credito   Uilca

Romania, Italia

E pensare che proprio in virtù delle origini economiche dell’Unione, il sistema di direttive in materia di lavoro dovrebbe contrastare il  dumping sociale…

Romania, Italia

Il 10% del Pil romeno è realizzato grazie alle imprese di casa nostra che delocalizzano a Bucarest e dintorni

Qui per leggere l’articolo

Profumo: difesa occupazione in Italia = fallimento economico.

W il dumping sociale!

E’ questa, in estrema sintesi l’affermazione fatta dal nostro ex Ceo durante un incontro con gli studenti di Scienze Politiche di Milano sul tema della Globalizzazione.
Il vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana si è spinto a favore di un modello la cui “visione industriale prevede una crescita dove il costo del lavoro è più basso” per cui è lecito “scaricare” i lavoratori italiani a favore di quelli di paesi ove il costo del lavoro è meno oneroso. Poco importa se lo è perché magari si riesce a retribuire la manodopera con stipendi appena sopra la soglia di povertà, dove non si deve investire in formazione, sicurezza od igiene negli ambienti di lavoro o dove magari si possono imporre orari e turni di lavoro massacranti.
La globalizzazione non è il male assoluto, ne siamo certi, ma è altrettanto vero che ha mostrato i forti limiti del capitalismo (e non solo quello nostrano).
E’ preoccupante poi che il Vicepresidente di ABI dichiari che è giunto il momento di «cambiare le regole del gioco per garantire la crescita». Dichiarazione da brividi, soprattutto alla luce delle trattative per il rinnovo del nostro CCNL.
Sembra che Profumo abbia fatto sua una massima di Ashleigh Brilliant: “Soldi, non moralità, questo è il principio delle nazioni civilizzate”.
Le garanzie del “modello sociale europeo” sono sempre più sotto lo scacco di un mercato del lavoro liberalizzato.
L’ Europa è riuscita fino ad ora ad ostacolare il tentativo di riportare le regole in materia di lavoro a criteri ottocenteschi.
Ma fino a quando?

Qui trovi l’articolo pubblicato da Varesenews

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