Bella (Italia) ciao! (3)

Goofynomics e la difesa di Della Vedova del più ambizioso progetto dell’imperialismo liberista USA: l’Unione Europea. Questo passo è chiaro per indicare il percorso intrapreso dal nostro Paese e come l’Euro non ci lascerà scampo.

(…) I Soloni che disquisiscono della neutralità dell’euro dovrebbero spiegarci bene come mai prima dell’adozione di questa valuta noi tenevamo testa ai nostri concorrenti. La teoria economica una spiegazione la dà. Se il cambio riflette i fondamentali, quello di una valuta comune riflette la media dei fondamentali di paesi forti e deboli. Come tale, il valore risultante non è di equilibrio per nessuno: è forte per i deboli (ostacolandoli) e debole per i forti (attribuendo loro un ingiusto vantaggio). In virtù di questa ovvia caratteristica, la valuta unica agisce come un cuneo che si insinua fra paesi forti e deboli, divaricandone sempre più le prestazioni. Lo abbiamo visto per la produzione industriale, e naturalmente la stessa cosa vale per le esportazioni. (…)

Qui l’intero post:

Della Vedova e le esportazioni (Treccani #1)

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

(…) Stradella, in provincia di Pavia, dove 70 dipendenti di un colosso internazionale della logistica sono entrati in sciopero a causa del contratto che erano stati obbligati a firmare. Per lavorare erano stati costretti ad accettare l’assunzione in Romania tramite una agenzia interinale romena da cui percepivano lo stipendio in valuta locale (solo 300 euro al mese) nonostante il fatto lavorassero in Italia
La situazione di Stradella ha fatto scoppiare il caso, ma non é la prima volta che le aziende sfruttano le norme europee per pagare meno i dipendenti.(…)

Lavoratori pagati in bitcoin? No in LEI. E’ il futuro che ci aspetta? Ce lo chiede l’Europa…

 

Immagine: Via Giphy

La nuova storia ufficiale dell’Europa cancella il Cristianesimo e promuove l’Islam

Qualche giorno fa, alcuni dei più importanti intellettuali europei – tra i quali il filosofo britannico Roger Scruton, l’ex ministro polacco dell’Istruzione Ryszard Legutko, lo studioso tedesco Robert Spaemann e il francese Rémi Brague, docente alla Sorbona – hanno firmato la Dichiarazione di Parigi. Nel loro ambizioso manifesto, hanno respinto “la fasulla Cristianità di diritti umani universali” e “[l’] utopistica crociata pseudo-religiosa votata a costruire un mondo senza confini”. Piuttosto, hanno invocato un’Europa basata sulle “radici cristiane”, che s’ispiri alla “tradizione classica” e bocci il multiculturalismo:

“I padrini dell’Europa falsa sono stregati dalle superstizioni del progresso inevitabile. Credono che la Storia stia dalla loro parte, e questa fede li rende altezzosi e sprezzanti, incapaci di riconoscere i difetti del mondo post-nazionale e post-culturale che stanno costruendo. Per di più, ignorano quali siano le fonti vere del decoro autenticamente umano cui peraltro tengono caramente essi stessi, proprio come vi teniamo noi. Ignorano, anzi ripudiano le radici cristiane dell’Europa. Allo stesso tempo, fanno molta attenzione a non offendere i musulmani, immaginando che questi ne abbracceranno con gioia la mentalità laicista e multiculturalista”.

Nel 2007, riflettendo sulla crisi culturale del continente, Papa Benedetto XVI disse che …continua qui

Qui la dichiarazione di Parigi in Italiano

Le verità scomode su migranti e lavoro

Una ricerca del Cer sfata un tabù della sinistra europea. Nei Paesi del Sud gli stranieri fanno concorrenza ai locali. Al Nord pesano sul welfare

Enrico Pedemonte

Dal numero di pagina99 in edicola il 22 ottobre 2016Chi ama il politicamente corretto è pregato di voltare pagina. Nell’era di Internet molti cittadini vivono in una personalissima bolla ideologica e non sono propensi a mettere in dubbio verità consolidate, specie su argomenti sensibili come l’immigrazione, dove ciascuno coltiva granitiche certezze. Partendo dal presupposto che i lettori di pagina99 siano in maggioranza progressisti, questo articolo non avrebbe dovuto essere scritto. Perché i risultati di una ricerca sull’immigrazione del Cer (Centro Europa Ricerche) contraddicono un assunto che la sinistra europea ha trasformato in un mantra: il fatto che gli immigrati non entrino in competizione con i lavoratori locali.… continua qui

Una slide su tutte va presenta e che rende bene l’idea della situazione dell’Italì:

Gli stretti legami che uniscono Italia e Russia

Da Il Foglio

Londra, 30 ott – (Agenzia Nova) – A margine di un importante forum di affari che si è tenuto negli scorsi giorni a Verona, la principale banca italiana Intesa Sanpaolo ha firmato un accordo con la Independent Petroleum Company, una società petrolifera russa colpita dalle sanzioni degli Stati Uniti che è alla ricerca di finanziamenti per un nuovo progetto di trivellazioni: l’accordo, benché ancora a livello di dichiarazione di intenti, sottolinea gli stretti rapporti commerciali che legano Itala e Russia nonostante le politiche punitive di Usa ed Unione Europea per isolare il presidente russo Vladimir Putin dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2014 ed è un chiaro segno della simpatia per Mosca che si può riscontrare in molti ambienti politici ed economici italiani; lo sostiene il quotidiano finanziario britannico “The Financial Times” in un’inchiesta pubblicata ieri domenica 29 ottobre. Un pò dappertutto in Europa, scrive il giornale, le sanzioni anti-russe provocano frustrazione tra gli uomini d’affari per aver ridotto le possibilità di cooperazione soprattutto nel lucrativo mercato del petrolio e del gas; ma solo in Italia questa frustrazione viene espressa ad alta voce ed in maniera chiara. Nell’articolo firmato dal suo corrispondente da Roma James Politi e dai suoi due inviati a Verona e Milano, Henry Foy e Rachel Sanderson, il “Financial Times” raccoglie queste voci che vanno dal presidente di Intesa Sanpaolo, Antonio Falico, fino alla presidente di Eni, Emma Marcegaglia; e dall’amministratore delegato del gruppo aerospaziale e della difesa Leonardo, Alessandro Profumo, fino ad un manager della Sace, l’ente statale per il credito all’esportazione. Mentre dunque i rivali internazionali come ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Statoil e BP hanno tutti dovuto congelare i propri progetti in Russia a causa delle sanzioni e diverse banche europee e statunitensi hanno posto fine alle linee di credito all’industria petrolifera russa, molte società italiane stanno invece puntando forte sulle buone relazioni con la Russia, che è il secondo partner commerciale dell’Italia in Europa, subito dietro la Germania. Questa tendenza filo-russa secondo il quotidiano britannico non si limita agli ambienti economici italiani, ma si estende al mondo politico che è pressoché unanime nel considerare essenziale l’obbiettivo di mantenere i legami economici con la Russia; questa determinazione di Roma viene sintetizzata dal “Financial Times” con la citazione di una dichiarazione di Romano Prodi: “In questa fase di scontro geopolitico, i legami economici devono essere una priorità”, ha detto l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, secondo cui addirittura “le aziende devono fare pressione sui governi mettendo sul tavolo il dannoso impatto” delle sanzioni.

Continua a leggere l’articolo del Financial Times

Parlamento europeo vuole il pensiero unico dei propri deputati…

pronti a zittire chiunque non sia in linea con il politically correct imposto dai burocrati di Bruxelles. Nasce la norma procedurale, che consente a un presidente di seduta di interrompere la trasmissione in diretta dell’intervento di un parlamentare “in caso di linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo da parte di un deputato”

(…) Nel giugno 2016, Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, ha pronunciato un discorso al Parlamento europeo, attingendo alle vecchie calunnie del sangue antisemite, come accusare ingiustamente i rabbini israeliani di chiedere al governo israeliano di avvelenare l’acqua utilizzata dagli arabi palestinesi.

Questo discorso chiaramente incendiario e antisemita non solo è stato consentito dagli eurodeputati sensibili e “anti-razzisti”, ma è anche stato salutato da una standing ovation. Evidentemente, le feroci e antisemite calunnie del sangue pronunciate dagli arabi non sono “cose che oltrepassano ogni limite di una normale discussione o dibattito parlamentare”. (…)

 

La “polizia religiosa” del Parlamento Europeo – Italia Israele Today

http://www.italiaisraeletoday.it/la-polizia-religiosa-del-parlamento-europeo/

Questa è girata poco, quindi ritengo utile riproporvela e ricopiarla diligentemente a pagina 2 del pezzo…

Ritengo importante riproporvela subito, anche se si rivelerà una bufala perché mi è già capitato di veder evaporare pagine con notizie che sapevo per certo essere vere.

Continua a leggere

FdI denuncia: la regione Toscana usa i soldi per dare lavoro agli immigrati

FdI denuncia: la regione Toscana usa i soldi per dare lavoro agli immigrati

“La Regione Toscana usa soldi degli italiani, passati tramite la solita Europa, per trovare lavoro agli immigrati, mentre la disoccupazione cresce e le famiglie italiane sono sull’orlo della disperazione”. Lo afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana e coordinatore dell’esecutivo nazionale del partito Giovanni Donzelli. “È notizia di questi giorni che la Regione, attraverso le risorse del Fondo Europeo per l’Integrazione e quelle provenienti dal ministero del Lavoro, ha attivato una cabina di regia tra le istituzioni territoriali al fine di offrire opportunità lavorative ai migranti. Saranno coinvolti i comuni, le Società della Salute, le Città metropolitana, i centri per l’impiego, le aziende, le Asl, il Terzo settore”, spiega Donzelli. “Sembra che alla sinistra che governa questa Regione non basti già aver creato tutte queste tensioni sociali – sottolinea l’esponente di Fratelli d’Italia – in questo modo non fanno altro che continuare a fomentare l’odio sociale. Approfondirò questa follia – conclude Donzelli – e farò di tutto per fermarla. Non si gioca così sulla pelle dei cittadini”.

(Immagine: giphy.com)

Strasburgo revoca l’immunità alla Le Pen

“Ecco che cos’è Daesh”…ma anche l’Europa non scherza per nulla ed in fatto di esecuzioni (almeno per ora non capitali) non è seconda a nessuno

Vietato pubblicare immagini delle esecuzioni dell’Isis. Almeno se ti chiami Marine Le Pen. Con un voto per alzata di mano e  una grande maggioranza, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha revocato l’immunità parlamentare all’europarlamentare, leader del Front national. La richiesta di revoca era arrivata in seguito a un procedimento davanti al tribunale di Nanterre contro la Le Pen per aver diffuso sul suo profilo Twitter alcune immagini choc di esecuzioni dell’Isis.Diffuse foto dell’Isis su Twitter. Strasburgo revoca l’immunità alla Le Pen

(Immagine: giphy.com)

La nostra responsabilità di criticare l’Islam

Immagine: The NeoConservative Christian Right - WordPress.com

Un post interessante di in merito alla nostra incapacità di affrontare con coraggio la difficile situazione conseguente alla dichiarazione di guerra che i terroristi islamici hanno fatto all’Europa

I media occidentali hanno adottato un rigido sistema di autocensura che impedisce loro di ammettere che queste atrocità sono fatte nel nome dell’Islam. E’ un tabù imposto dalla sinistra terzomondista e radical chic

(…) Anyone with a thorough understanding of Islamic culture and religion could have predicted that, even without the 2015-16 flood of Muslim migrants, the steady flow of Muslim immigrants over the years would create a combustible situation. The amazing thing is that the consequences of this massive migration were never discussed – except in glowing terms. Just about the only thing allowed to be said about the migrants was that they would solve labor shortages, refill welfare coffers, and bring cultural enrichment to Europe.

That was the official line. Anyone who deviated from it could expect censure, possible job loss, or even a criminal trial. Say something negative about Muslim immigration on your Facebook page and you would be visited by police. Say it in public and you would receive a court summons. It didn’t matter if you were a famous writer (Oriana Fallaci), the President of the Danish Free Press Society (Lars Hedegaard), or a popular member of the Dutch Parliament (Geert Wilders). If you couldn’t say something nice about Islam, then you shouldn’t say anything at all. (…)

L’Islam invita alla critica. Dato il suo passato sanguinario (come pure il presente), sarebbe altamente irresponsabile non sottoporlo ad una analisi critica. Prima che sia troppo tardi, ed è suicida far finta che le cose siano altrimenti.

Our Responsibility to Criticize Islam