Proprio come i Ministri dei nostri tempi!

Dedicate due minuti alla lettura dell’articolo di Veneziani più sotto riportato. Si riscopre brevemente la figura del più fattivo Ministro dei Lavori pubblici che l’Italia abbia mai avuto: Araldo di Crollalanza

(….) Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché Crollalanza fu l’esempio di una persona seria, onesta e competente al governo, che fronteggiò l’emergenza e realizzò molto apparendo poco. Non fu una banderuola, non cambiò mai casacca e non si sporcò mai di odio o intolleranza. E Crollalanza era pugliese, come Conte, Casalino e il ministro Boccia…

Tratto dall’articolo: C’era una volta un ministro… di Marcello Veneziani

L’abbraccio di una madre con la figlia è una bella immagine. Ma può scatenare rancori “sinistri”

Un consiglio (non richiesto) all’uomo nella foto. Beva meno prosecco, ne gioverà la pancia e la prostata!

Auguri mamme d’Italia. La foto di Meloni con la figlia scatena rancori “sinistri”

Auguri mamme d’Italia. La foto di Meloni con la figlia scatena rancori “sinistri”

La foto è, al di là di come la si pensi, è deliziosa. Perché in effetti l’abbraccio di una madre con la figlia è una bella immagine. E Giorgia Meloni domenica, nel giorno della festa della mamma, ha optato proprio per una foto di questo tipo: la sua, con la figlioletta Ginevra in braccio. Una foto che parla di amore materno, con l’augurio alle “mamme d’Italia”. Ma sono tempi in cui l’immagine tradizionale e naturale – una donna che abbraccia un figlio – è considerata quasi un oltraggio politicamente scorretto a una filosofia individualista che conosce solo il diritto di fare ciò che si vuole. Non solo: sono anche tempi in cui si ritiene che battersi per i diritti delle madri deve passare in secondo piano rispetto a pratiche – come la gestazione per altri o utero in affitto – tollerate o addirittura difese il nome del diritto alla genitorialità di tutti, anche delle coppie omosessuali. Da questo punto di vista la foto postata da Giorgia Meloni è risultata per alcuni urticante. Così, anche se i like sono stati quasi 1500, qualcuno si è scomodato per farle notare che chiunque si senta mamma ha diritto di essere festeggiato… Con tanto di foto. mammoNè potevano mancare quelli che non hanno gradito il taglio “nazionalista” degli auguri. Del resto a introdurre la festa della mamma italiana fu il fascismo nel 1933 introducendo il 24 dicembre la Giornata della madre e del fanciullo. Nel dopoguerra si diffonde la celebrazione a maggio – mese della Madonna – della festa, su iniziativa di un parroco umbro, don Otello Migliosi, che organizzò la prima festa nel 1957 a Tordibetto di assisi. Un anno prima il sindaco di Bordighera aveva introdotto però nel suo Comune il primo festeggiamento delle mamme. Esiste dunque una storia tutta italiana di questa festa – che un tempo ricorreva l’8 maggio – e non è certo denigratorio verso le mamme di altri paesi ricordare negli auguri le madri italiane, tra le più penalizzate sia per il trattamento salariale sia per l’assenza di concrete politiche familiari.

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Anche i sindacati bancari seguono le mode del momento.

Il compito principale, o forse unico, di un sindacato è la tutela dei lavoratori. Non la difesa dei privilegi di alcuni, non la ricerca ed il mantenimento di posizioni di potere e la spartizione di poltrone, non impegni pseudo politici che seguano la moda del momento. La difesa, invece, dei posti di lavoro, nelle situazioni nelle quali, purtroppo e drammaticamente sempre più frequenti, essi sono a rischio.

Sentire poi sigle sindacali (come quelle dei bancari) parlare di “democrazia” mette l’orticaria… Democrazia e sindacato? Due parole che non si possono usare nella stessa frase. I sindacati sono tutto tranne che democratici. Gli stessi sindacalisti nella maggior parte dei casi non sono neppure nominati dalla “base” (siano essi i propri iscritti o i lavoratori).
I Sindacati ormai sono una lobby che rappresenta più un potere economico e politico che sociale.
Basti pensare alle manifestazioni i difesa dell’Art.18. In centinaia di migliaia in piazza quando a chiederne la riforma era il Governo Berlusconi, pressoché nessuno quando la riforma è passata con il voto del PD.
Se a questo aggiungi che molti ancora fieramente espongono la falce e il martello, simbolo storico di antidemocrazia, oppressione e violenza, beh, il cerchio si chiude.

Sono questi i sindacalisti che ci rappresentano e che dovrebbero difendere i nostri diritti?
Occorre un nuovo modello di rappresentanza sindacale. Occorre  equiparare  le organizzazioni sindacali ad enti pubblici con obbligo di bilancio, rendicontazione, pubblicità, limiti e modalità di spesa.
Modifica dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che riconosce il diritto di rappresentanza alle associazioni sindacali che risultino firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Occorre invece riportare la democrazia sindacale nelle Aziende, attribuendo ai lavoratori il diritto di scegliere i propri delegati sindacali svincolandoli dalle lobby della “triplice” che oggi rappresentano interessi più politici che sindacali.
Occorre abolire il conservatorismo sindacale ancorato a forme di gestione tipiche degli anni settanta ed ormai superate.
Con i profondi cambiamenti che il mondo del lavoro ha subito il sindacato si è trovato incapace di affrontare tempestivamente le problematiche inerenti le nuove emergenti tipologie di lavoratori. I sindacati sono in grande difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti della società.
Il cambiamento del mondo del lavoro deve essere accompagnato da un aggiornamento del modo di fare sindacato e di essere vicino ai lavoratori. Occorre perciò premiare coloro che effettivamente si spendono per tutelare i diritti e le retribuzioni dei lavoratori favorendo il riconoscimento di contratti di categoria con diritti minimi per tutti i dipendenti e contratti integrativi stipulati anche da singole Organizzazioni e validi solo per i loro iscritti. Questo permetterebbe anche di limitare la strumentalizzazione del sindacato a fini politici.
Torniamo al principio originario previsto dalla Costituzione.
Art. 39 Costituzione: “…Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria  per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce…” Poiché attualmente i sindacati operano come enti di fatto, i contratti di lavoro hanno efficacia limitata ai soli iscritti alle associazioni stipulanti. Tuttavia, la dottrina prevalente e la giurisprudenza (Cass. 2430/80, 5576/80, 190/81) ritengono che i contratti collettivi sono ugualmente applicabili alla generalità dei lavoratori anche se l’uno o l’altro (o entrambi) i soggetti del rapporto individuale non siano iscritti.
Assolutamente da modificare!

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Mai più fascismi, sindacati ribadiscono il valore della democrazia

Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Uilca e Unisin hanno realizzato cartoline che raccolgono l’appello nazionale promosso il 3 gennaio scorso.

(…) La Festa della Liberazione è quindi momento della memoria e di monito contro rigurgiti di violenza, odio, xenofobia e razzismo, sempre pronti a uscire dal buio della storia in cui sono stati relegati dalla determinazione e dal sacrificio di persone normali, che trovarono nella coesione la forza e il coraggio di ribellarsi.

Sono gli stessi principi di riferimento alla base della nascita e dello sviluppo del movimento sindacale, che nel mondo costituisce baluardo e simbolo attivo di solidarietà, libertà, giustizia e forza, unito contro qualsiasi forma di prevaricazione, discriminazione e sfruttamento. (…)

Tutto l’articolo qui

Immagine: Michele Pivetti

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Era dai tempi della Repubblica Sociale che…

non si cercava di attuare la partecipazione agli utili e alla gestione dell’azienda da parte dei lavoratori. La socializzazione delle imprese fu uno dei punti cardini della Carta di Verona  approvato dal partito fascista durante il congresso del 14 novembre 1943. Fu un tentativo di tornare ai fondamenti sociali propri del fascismo. Il crollo definitivo del regime mise fine ad ogni possibilità di cerare una cogestione delle imprese.

Ora  il Governo ci (ri)prova, chiedendo però ai lavoratori di assumerse anche un esborso economico.

La Cgil si dice perplessa.

Alcoa, Calenda: ai lavoratori il 5% e un posto nel Consiglio di sorveglianza

Chiesto a Invitalia di partecipare all’aumento di capitale

l’articolo qui

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Lo storico Giordano Bruno Guerri bacchetta il Presidente Mattarella

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

 

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

Lo storico Giordano Bruno Guerri bacchetta il Presidente Mattarella

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

 

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

Ormai si è perso il lume della ragione…povera Italia…

Fascismo, l’Anpi denuncia Meloni. Lei risponde con una pernacchia (video)

(Agenzia Vista) Bologna, 13 gennaio 2018 Antifascismo, Meloni a Fiano, Boldrini, Renzi e Mattarella chiedo se devo andare in galera L’ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni a margine dell’assemblea di partito che si è svolta a Bologna.

Per elaborare un’idea ci vuole tempo… e c’è chi, come l’ANPI, ci mette “solo” settant’anni…

La scritta sulla torre campanaria (credere, obbedire, combattere)  “è quanto di più lontano dovrebbe essere dall’Italia fondata su quei valori resistenziali, che la nostra associazione difende dagli attacchi quotidiani di un nuovo ignobile fascismo purtroppo sempre più presente nella nostra società“.

L’Italia, questa Italia, quella in cui ancora viviamo è nata da una serie di lutti e stragi: fasciste prima, partigiane poi. Una guerra civile che non si è fermata nel ’45 ma che si è protratta per oltre un lustro. In alcune zone addirittura dopo l’inizio del 1950 ed in alcune zone della Romagna addirittura si è vissuto una seconda guerra civile, una guerra di classe.

Sarebbe ora di seppellire fare uno scatto in avanti, seppellire la retorica che ancora attanaglia la sinistra e guardare ai veri problemi del Paese.

Sindaco ex An, d’accordo con l’Anpi, vuole cancellare una scritta del Ventennio dalla torre campanaria


Questa foto di Giaveno è offerta da TripAdvisor.

Legge Fiano: l’editoriale di Francesco Storace sulla proposta liberticida.

Legge Fiano: l’editoriale di Francesco Storace sulla proposta liberticida.

(…) Matti, siete matti e nessuno che plachi questa deriva forcaiola molto ridicola. Se la prenderanno con qualche bagnino che ha una spiaggia a Chioggia perché sarà più comodo che mettere le manette ai polsi di troppi delinquenti d’importazione e non che infestano l’Italia.

Siamo indignati più che mai. Ma non ci fermeranno, a partire da questo nostro giornale, che continuerà a pubblicare pagine di storia quotidiana sul fascismo. E chi se ne frega della galera. Meglio finire in cella per un’idea che per quattro tangenti. State certi che, incontrando ciascuno di noi, sarete voi a dover abbassare lo sguardo.

Francesco Storace

#WIDS

Immagine: giphy.com

 

Si può devastare il patrimonio architettonico per riscrivere la storia?

Canfora risponde con una risposta molto eloquente: «Ha presente l’arco dell’imperatore romano Tito? Celebra la distruzione del tempio di Gerusalemme. È un monumento quanto mai esecrabile per gli ebrei ma nessuno si è mai sognato di chiederne l’abbattimento. Men che meno venne in mente al sindaco Ernesto Nathan di origini ebraiche…». La sintesi: «In generale, credo si possa dire che scatenarsi sui simboli sia una ginnastica inutile...». Ancora più chiaro ad ogni passaggio, Canfora aggiunge nell’intervista al Giornale altre riflessioni in merito alle legge Fiano e alla volontà di prendersela con i monumenti : “Anche la Costituente pur approvando l’articolo XII delle disposizioni transitorie e finali non fece alcun cenno ai monumenti. Né quelle, né la legge Scelba. Decisero di prendere in considerazione solo la ricostituzione del Partito fascista e l’apologia del medesimo. All’epoca della legge Scelba ci furono pressioni americane perché venisse vietato anche il partito comunista. Ma De Gasperi decise di soprassedere per evitare tensioni politiche… Ma già allora era chiaro che non aveva senso mettersi a scalpellare i monumenti. Che facciamo ci mettiamo a cambiare tutti i tombini che hanno un fascio littorio sopra? Abbattiamo l’Eur? Che senso ha?». Parole di grande equilibrio, quello che manca, con tutta evidenza agli iconoclasti a cui i simboli fanno paura.

 

Lo storico comunista Canfora: «È ridicolo togliere la scritta Mussolini Dux»

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