Lo storico Giordano Bruno Guerri bacchetta il Presidente Mattarella

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

 

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

Ormai si è perso il lume della ragione…povera Italia…

Fascismo, l’Anpi denuncia Meloni. Lei risponde con una pernacchia (video)

(Agenzia Vista) Bologna, 13 gennaio 2018 Antifascismo, Meloni a Fiano, Boldrini, Renzi e Mattarella chiedo se devo andare in galera L’ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni a margine dell’assemblea di partito che si è svolta a Bologna.

Per elaborare un’idea ci vuole tempo… e c’è chi, come l’ANPI, ci mette “solo” settant’anni…

La scritta sulla torre campanaria (credere, obbedire, combattere)  “è quanto di più lontano dovrebbe essere dall’Italia fondata su quei valori resistenziali, che la nostra associazione difende dagli attacchi quotidiani di un nuovo ignobile fascismo purtroppo sempre più presente nella nostra società“.

L’Italia, questa Italia, quella in cui ancora viviamo è nata da una serie di lutti e stragi: fasciste prima, partigiane poi. Una guerra civile che non si è fermata nel ’45 ma che si è protratta per oltre un lustro. In alcune zone addirittura dopo l’inizio del 1950 ed in alcune zone della Romagna addirittura si è vissuto una seconda guerra civile, una guerra di classe.

Sarebbe ora di seppellire fare uno scatto in avanti, seppellire la retorica che ancora attanaglia la sinistra e guardare ai veri problemi del Paese.

Sindaco ex An, d’accordo con l’Anpi, vuole cancellare una scritta del Ventennio dalla torre campanaria


Questa foto di Giaveno è offerta da TripAdvisor.

Si può devastare il patrimonio architettonico per riscrivere la storia?

Canfora risponde con una risposta molto eloquente: «Ha presente l’arco dell’imperatore romano Tito? Celebra la distruzione del tempio di Gerusalemme. È un monumento quanto mai esecrabile per gli ebrei ma nessuno si è mai sognato di chiederne l’abbattimento. Men che meno venne in mente al sindaco Ernesto Nathan di origini ebraiche…». La sintesi: «In generale, credo si possa dire che scatenarsi sui simboli sia una ginnastica inutile...». Ancora più chiaro ad ogni passaggio, Canfora aggiunge nell’intervista al Giornale altre riflessioni in merito alle legge Fiano e alla volontà di prendersela con i monumenti : “Anche la Costituente pur approvando l’articolo XII delle disposizioni transitorie e finali non fece alcun cenno ai monumenti. Né quelle, né la legge Scelba. Decisero di prendere in considerazione solo la ricostituzione del Partito fascista e l’apologia del medesimo. All’epoca della legge Scelba ci furono pressioni americane perché venisse vietato anche il partito comunista. Ma De Gasperi decise di soprassedere per evitare tensioni politiche… Ma già allora era chiaro che non aveva senso mettersi a scalpellare i monumenti. Che facciamo ci mettiamo a cambiare tutti i tombini che hanno un fascio littorio sopra? Abbattiamo l’Eur? Che senso ha?». Parole di grande equilibrio, quello che manca, con tutta evidenza agli iconoclasti a cui i simboli fanno paura.

 

Lo storico comunista Canfora: «È ridicolo togliere la scritta Mussolini Dux»

Legge Fiano: Ricomincerà l’odio. Le spie. La pretesa delle manette.

Resuscitarlo

Fiano non si sta accorgendo che lo sta resuscitando lui il fascismo.
Il neofascismo era un fenomeno residuale. Come normale che sia, dopo più di settant’anni dalla sua caduta.
Siamo in una crisi sociale. E quando si è in crisi sociale si tende a rimpiangere i totalitarismi. Perché il totalitarismo ti leva la libertà, ma in compenso ti dà pensioni, macchine a prezzi popolari (la “Volkswagen” di Hitler), e altri ammortizzatori sociali. Ma anche questo non sarebbe stato sufficiente a resuscitare un fenomeno di cento anni fa.
No, ci voleva la legge Fiano, che ti dá l’aureola del martire, che rende l’idea perseguitata da una classe politica poco amata, quindi ancora più appetibile.
Un autogol politico da paura.
Vogliono davvero combattere tentazioni fasciste? Allora si dia un occhio alla politica sociale. Cosa dicono nove post su dieci fra quelli inneggianti al Duce? Pensioni, lavoro, ammortizzatori sociali, scuola.
Basterebbe fare qualcosa di buono in questi settori
Benito si sta fregando le mani nella cripta di Predappio nel vedere una politica simile, che gli sta dando un’impensabile vittoria postuma.

Immagine:  giphy.com

Per Avvenire gli italiani sono un popolo di razzisti, fascisti e rancorosi

Dopo tutte le incredibili bugie, fandonie, fole che tre Presidenti del Consiglio targati piddì hanno propinato agli italiani, questi sono sono assuefatti, anestetizzati ed in questo contesto chi osa criticare la linea del pensiero unico viene subito bollato come persona da metterre in un angolo, al bando (come fascista, come omofobo, come islamofobo, come razzista…) In questo contesto le balle de l’Avvenire appaiono come delle innocenti mezze verità…

Leggi :  Avvenire: l’inferno non c’è, ma il razzismo, in Italia, impazza

Laura Boldrini in preda all’estasi da XXV Aprile….

Boldrini: “I fascisti su Facebook sono un pericolo, vanno puniti” (VIDEO)

«Ho già scritto a Zuckerberg – dichiara Laura Boldrini – per denunciare, ma glielo voglio dire il giorno in cui l’Italia sconfisse il nazifascismo: prenda coraggio e cancelli una volta per tutte le pagine della vergogna!».

Immaginiamo la faccia del povero Zuckerberg … io comimcerei col chiedere a Mr. Facebook di cancellare i video della terza carica dello Stato, visto che il suo obiettivo è contrario alla difesa degli interessi nazionali.

Fuori dal Web gli italiani che vogliono distruggere l’Italia! …continua qui…

La Boldrini ossessionata dal fascismo: «Cancellatelo da Facebook»

simpatico ed irriverente articolo di Giacomo Fabi.
Ma povera, dai…sarà depressa ed inacidita dalla certezza di morire senza vedere sorgere il “sol dell’avvenire” e la dittatura del pensiero unico certificato Coop ed Anpi.

lunedì 3 aprile 2017 – 18:29

Uno spettro s’aggira per il web, quello del fascismo. Brrr, che paura. Anzi, che tormento per quei democratici a diciotto carati che in nome dei sacri principi volterriani ingollano di tutto, ma proprio di tutto, dal porno ai rutti e ai peti in diretta, magari salutati ed esaltati come forme di espressione più moderna e scevra da sovrastrutture ideali o religiose. Del resto, non fu il filosofo Ludwig Feuerbach, ispiratore di Marx ed Engels, ad aver teorizzato che in fondo «l’uomo è ciò che mangia»?  Tutto, si diceva, ma non il fascismo. Meglio, non il suo Fondatore, quel Benito Mussolini che da oltre settant’anni cerca di risposare in pace nella cripta di Predappio ma che puntualmente viene ripescato dal suo sarcofago per essere appiccicato ora sotto il biondo casco di Trump, ora dietro la maschera di Putin, e ieri persino tra le rughe inceronate del Cavaliere. Non più vivo, ma nello stesso tempo mai morto. Una sorta di Nosferatu della storia, Mussolini. Un eterno ritorno nel subconscio nazionale, il suo, che fa a cazzotti con la pretesa damnatio memoriae cui è stato condannato. Ma a dispetto dei suoi detrattori di ieri e di oggi, il Duce, sia detto con rispetto, fa su molti italiani lo stesso effetto di quel caffè di Carosello: più lo mandi giù e più li tira su. Ed ecco perché oggi, persino oggi, al tempo dei social, del tempo reale, della politica 2.0, il suo nome è ancora esecrato ed esaltato, evocato e invocato, maledetto e rimpianto. E poi vai a dare torto a quell’autentica sentinella dell’antifascismo che risponde al nome di Laura Boldrini quando dai microfoni di Radio Radicale s’affanna a ricordare che l’apologia del deprecato Ventennio e del suo Fondatore per il nostro ordinamento «è reato» chiedendosi accoratamente per quale motivo, nonostante le segnalazioni dei partigiani dell’Anpi, «centinaia di pagine su Facebook inneggiano al fascismo non vengono chiuse». Già, ce lo chiediamo pure noi. Forse perché – azzardiamo – più assistiamo alle performance delle varie Boldrini e più ci convinciamo che l’Italia è come una patata, il meglio sta sotto terra. O no?

La Boldrini ossessionata dal fascismo: «Cancellatelo da Facebook»

(Immagine: giphy.com)

Almirante e Pannella, quel duello sul fascismo al congresso Msi (audio)

Almirante e Pannella, quel duello sul fascismo al congresso Msi (audio)

       di Robert Perdicchi       

Finì con un’ovazione al leader radicale, dopo giorni di diffidenza e incomprensioni. Era il febbraio del 1982 quando il leader radicale Marco Pannella intervenne con un discorso storico al tredicesimo Congresso nazionale del Msi. L’accoglienza tributata dal “popolo” missino a Marco Pannella all’hotel Ergife di Roma – come la definì Franco Servello – fu “calorosa”. Pannella fu il primo interlocutore politico di un partito  all’epoca fuori dall’arco costituzionale: il leader radicale si espresse contro la ghettizzazione dell’Msi e sorprese la platea spiegando a quel popolo che loro sarebbero stato, legittimamente, gli eredi del “fascismo movimento” e non del “fascismo regime”. Pannella, nei giorni precedenti, aveva lanciato una provocazione affermando che «i veri fascisti oggi sono i democristiani», forse nel tentativo di acquisire l’elettorato della destra missina. Ma Almirante tentò di stopparlo, con cortesia e fermezza politica, prima di dargli la parola: «Siamo uomini liberi  – lo accolse Almirante nel suo discorso di “introduzione” all’intervento di Pannella – e come tali, per evitare di sentirti dire che il fascismo non è qui, ma è fuori di questa sala, voglio dirti invece che il fascismo è qui, il fascismo come libertà, come movimento, come tradizione sociale, come sintesi di valori, come corrente tradizionale della storia italiana nei suoi aspetti migliori». Almirante precisò anche che i missini non temevano “contagi” politici, in replica a chi temeva un’Opa politica dei Radicali sul Msi: «Il fascismo è qui», disse il leader missino, rivendicando la continuità del Msi ideale con «il fascismo come libertà, come movimento, come tradizione sociale, nell’idea di sintesi tra Stato, Nazione e lavoro». La replica di Pannella fu corposa, dettagliata, passionale: il leader radicale dimostrò di conoscere bene la storia missina, rivendicò il ruolo di Radio Radicale che consentiva «a tutti gli italiani di ascoltare e giudicare» le posizioni del «polo escluso» (come da definizione del politologo Piero Ignazi) e invitò i missini a non rinnegare se stessi e il proprio passato.

Qui l’audio originale tratto da Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/scheda/10571/10589-pannella-al-congresso-del-msi-il-fascismo-e-qui-1982

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