«Costretti a pagargli tangenti per lavorare». Riprende il processo a Penati (QELSI)

Nell’indifferenza generale riparte il processo al “Sistema Sesto”. Non è implicato il centrodestra, non c’è il nome di Berlusconi quindi il malaffare non fa notizia.image

«Costretti a pagargli tangenti per lavorare». Riprende il processo a Penati

A Repubblica è bastato giusto un trafiletto in tredicesima pagina, mentre il Corriere ha concesso il privilegio dell’informazione a una platea di lettori molto ristretta, sbattendo il tutto nell’edizione locale della cronaca di Milano (per questo se ne deduce che chi abita a Roma, non ha avuto la fortuna di leggere quanto stiamo per raccontare). L’importante è che non se ne parli o che se ne parli poco. Ieri a Monza è ripreso il processo sul cosiddetto “Sistema Sesto”, il giro di favori e tangenti tra imprenditori e amministratori di centrosinistra della città lombarda. …continua…

La grande torta delle coop rosse tra scandali e soldi dagli amici

La grande torta delle coop rosse tra scandali e soldi dagli amici

Quando si scoprono le magagne a sinistra il sistema si chiude a riccio, in difesa, e il Pd si scopre garantista a oltranza

 

 

La galassia delle aziende legate al Pd è finita spesso nel mirino dei pm per tangenti e appalti sospetti. Ma con le imprese di sinistra le procure chiudono un occhio. Sul caso Expo epidemia di garantismo: dal ministro Poletti all'ex segretario Bersani La grande torta delle coop rosse tra scandali e soldi dagli amici

 

Berlusconi. D’Alema: altri sarebbero finiti in prigione

D’Alema sulla sentenza Berlusconi:

Certo viene da pensare che cittadini meno fortunati, meno ricchi e potenti per reati molto minori vanno semplicemente in prigione. E’ una giustizia a velocità variabili”.

E Mr. D’Alema ha pienamente ragione! Non a caso per gli stessi reati contestati a Berlusoni, il signor  “tessera n° 1 del PD” non è neppure stato processato. Così come non ha scontato un giorno di carcere colui che ha realizzato il “sistema Sesto”; giusto per citarne un paio….

Berlusconi, D’Alema: altri sarebbero finiti in prigione

(Immagine: http://replygif.net/)

Penati, prescrizione definitiva: “Non ha mai rinunciato”. E ora vuole pure querelare

Via Qelsi by Riccardo Ghezzi

Filippo Penati l’aveva promesso: “Rinuncerò alla prescrizione“. Quando era ora di farlo, però, la difesa non ha formulato alcuna richiesta. Ecco perché oggi l’ex presidente della provincia di Milano, del Pd, si è visto respingere il ricorso avverso alla sentenza dello scorso 22 maggio scorso, data in cui il Tribunale di Monza aveva prosciolto Penati per intervenuta prescrizione.
Con un “aiutino”: quello della legge Severino, famosa anche per aver causato la decadenza da senatore di Berlusconi, che spacchettando il reato di concussione da quello di induzione alla corruzione ne ha ridotto i termini di prescrizione. Fosse toccato a Berlusconi, si sarebbe parlato di legge ad personam, ma tant’è.
Penati vede così cadere le accuse più pesanti nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti del cosiddetto “Sistema Sesto”. Un bel regalo, che l’esponente del Pd sembra però non voler accettare.
In fase di indagini preliminari, l’ex presidente della provincia di Milano aveva annunciato pubblicamente che avrebbe rinunciato alla prescrizione, specificando prima delle sentenza del 22 maggio che a richiedere la prescrizione erano stati i pm e non lui. La difesa aveva però facoltà di formalizzare la richiesta di rinuncia, ma non l’ha mai fatto.
Come ha ricordato il pg Giuseppe Volpe: “Anche nel momento clou, quando si doveva dichiarare cosa manifestare al tribunale, la difesa non ha espresso la sua decisione. Quindi la sentenza è stata resa correttamente ai sensi dell’articolo 129 del Codice di procedura penale“. Continua a leggere

Penati: promessa non mantenuta.

 

Penati, prescrizione definitiva: “Non ha mai rinunciato”. E ora vuole pure querelare

by Riccardo Ghezzi

penati6Filippo Penati l'aveva promesso: "Rinuncerò alla prescrizione". Quando era ora di farlo, però, la difesa non ha formulato alcuna richiesta. Ecco perché oggi l'ex presidente della provincia di Milano, del Pd, si è visto respingere il ricorso avverso alla sentenza dello scorso 22 maggio scorso, data in cui il Tribunale di Monza aveva prosciolto Penati per intervenuta prescrizione.
Con un "aiutino": quello della legge Severino, famosa anche per aver causato la decadenza da senatore di Berlusconi, che spacchettando il reato di concussione da quello di induzione alla corruzione ne ha ridotto i termini di prescrizione. Fosse toccato a Berlusconi, si sarebbe parlato di legge ad personam, ma tant'è.
Penati vede così cadere le accuse più pesanti nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti del cosiddetto "Sistema Sesto". Un bel regalo, che l'esponente del Pd sembra però non voler accettare.
In fase di indagini preliminari, l'ex presidente della provincia di Milano aveva annunciato pubblicamente che avrebbe rinunciato alla prescrizione, specificando prima delle sentenza del 22 maggio che a richiedere la prescrizione erano stati i pm e non lui. La difesa aveva però facoltà di formalizzare la richiesta di rinuncia, ma non l'ha mai fatto.
Come ha ricordato il pg Giuseppe Volpe: "Anche nel momento clou, quando si doveva dichiarare cosa manifestare al tribunale, la difesa non ha espresso la sua decisione. Quindi la sentenza è stata resa correttamente ai sensi dell'articolo 129 del Codice di procedura penale".
Inutile e tardivo il ricorso di Penati, annunciato sin dai minuti successivi alla sentenza del tribunale monzese: la sesta sezione penale della Cassazione l'ha ritenuto "inammissibile", condannando contestualmente Penati al pagamento di 1.000 euro di spese processuali.
Una decisione che sembra dispiacere a Penati, nonostante la rinuncia promessa ma mai formalizzata: "Non rinuncio comunque a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati contestati. Ho dato incarico ai miei avvocati di promuovere in sede civile tutte le iniziative giudiziarie atte a ristabilire la verità dei fatti, a tutela della mia onorabilità e citerò i miei accusatori per diffamazione".
Troppo tardi, Penati. La prescrizione è ormai definitiva. Promessa non mantenuta.