Banchieri di tutto il mondo unitevi in soccorso (rosso) a Mr. Renzi.

Goldman Sachs è stata chiara. La finanza mondiale non vede di buon occhio il fallimento della prova referendaria per il Governo a guida Renzi. Ed avverte: se vince il NO gli speculatori potrebbero mettere sotto pressione le banche italiane, e  proprio nel momento del bisogno: aumento di capitale di MPS ed Unicredit, vendita delle quattro  “Good bank”…

Il “parco buoi” è avvisato: il bail-in è dietro l’angolo, quindi…. occhio come votate. Nel segreto dell’urna i banchieri non vi possono vedere, ma possono sempre mazzuolarvi a posteriori (e nel posteriore).

Un consiglio in puro stile mafioso?

Mps, sorte legata a referendum. Ipotesi ultimatum a chi detiene i suoi bond

Mps, sorte legata a referendum. Ipotesi ultimatum a chi detiene i suoi bond (…) Nel caso di Goldman Sachs, difficilmente l’aumento di Mps potrà essere…Read more

Immagine: giphy.com

Banche: A Londa non c’è la crisi. Bonus bancari sempre alti

Nella Top Ten dei bonus (medi) pagati nella City non ci sono banche italiane. La prima è Unicredit (13°) con un Bonus medio di “sole” 98.000 sterline l’anno.

La piazza d’onore spetta alla “piovra”; i banchieri di Goldman Sachs hanno ricevuto un bonus medio di 194.000 sterline (300 mila dollari), circa il 14 per cento in più rispetto ai colleghi della Morgan Stanley. Le prime cinque banche in classifica appartengono agli Stati Uniti. Hanno pagato bonus notevolmente più alti rispetto a quelli delle principali banche europee, in alcuni casi quasi il doppio.

Speriamo che questi banchieri non si prendano eccessivi rischi pur di guadagnare questi grandi bonus. La crisi finanziaria del 2008 è partita da loro….

 

La classifica:

  2015
    BANK              AVERAGE BONUS (UK pounds) 
    Goldman Sachs       194,000
    Morgan Stanley      170,000 
    BAML                166,000 
    JP Morgan           162,000
    Citigroup           143,000 
    Credit Suisse       135,000
    Deutsche Bank       121,000
    Nomura              119,000
    HSBC                116,000
    UBS                 115,000
    
    
    2014
    BANK              AVERAGE BONUS (UK pounds) 
    Deutsche Bank       233,000
    UBS                 233,000 
    JP Morgan           222,000 
    Credit Suisse       214,000
    Nomura              196,000 
    Morgan Stanley      192,000
    BAML                179,000
    Goldman Sachs       174,000
    HSBC                134,000
    Societe Generale    123,000  

L’articolo: Goldman tops 2015 City of London bank bonus charts

 

C’è persino la “piovra di Wall Street” tra i probabili acquirenti di UCCMB

La macchina da soldi che fa ancora più ricchi i ricchi e che danneggia l’intera popolazione mondiale, presto potrebbe diventare comproprietaria di un’Azienda del Gruppo Unicredit (dove già lavorano molti Golden Boys). Parliamo della Goldman Sachs, quella realtà che nel 2007 ha indirettamente contribuito alla crisi mondiale del cibo attraverso ingenti speculazioni nei mercati dei derivati che, a loro volta, hanno provocato aumenti vertiginosi dei prezzi dei generi alimentari. La stessa che nel 2008 ha contribuito al crollo dell’economia mondiale attraverso la diffusione dei mutui tossici sub-prime e le scommesse contro i collateralized debt obligations. È importante ricordare inoltre che la Goldman Sachs è stata riconosciuta colpevole da un punto di vista penale per le attività di “insider trading” nello stato della California. La stessa realtà che nel 2009 ha contribuito a creare alcune delle condizioni della crisi nell’Eurozona, aiutando ad esempio il governo della Grecia a “cucinare” e mascherare i dati sul debito pubblico nazionale tra gli anni 1998 e 2009.
Non c’è che dire, con un simile curriculum Mr. Ghizzoni & Co l’avranno già scelta come prossimo partner strategico!

C’è persino la “piovra di Wall Street” tra i probabili acquirenti di UCCMB

 

(Per approfonimenti: Goldman Sachs, la macchina delle crisi che fa il lavoro di Dio)

(Immagine: eliotroporosa.blogspot.com)

C’è persino la “piovra di Wall Street” tra i probabili acquirenti di UCCMB

Goldman Sachs, ovvero quell’entità che Matt Taibbi in un articolo pubblicato su Rolling Stone nel 2009 definiva "una macchina che produce bolle e crisi economiche a ripetizione" potrebbe presto diventare comproprietaria di UCCMB.

Incoraggiante, vero?

Secondo quanto appreso da indiscrezioni di mercato, avrebbero presentato le offerte non vincolanti almeno tre cordate: da una parte quella costituita dal gruppo finanziario americano Fortress e dall’italiana Prelios e, dall’altra, la proposta concorrente di un consorzio costituito dal private equity Usa Cerberus e da Jupiter, società del gruppo Cerved. Quest’ultima società sarebbe supportata finanziariamente dall’azionista, cioè il colosso finanziario britannico Cvc. Infine, ci sarebbe un’ultima cordata formata da Goldman Sachs, Deutsche Bank e dal fondo statunitense Tpg.

I 3 colossi finanziari Goldman, Deutsche e Tpg alleati per la banca degli Npl di Unicredit

La piovra (Goldman Sachs) premia i suoi fedeli dipendenti inglesi con un corposo aumento di stipendio.

I banker son tornati: Goldman (nonostante la crisi) alza del 77% gli stipendi della sede di Londra

«Le banche vedono la retribuzione come uno strumento fondamentale per trattenere i migliori talenti. Le limitazioni creano una disparità di condizioni e mettono le imprese europee in svantaggio rispetto ai concorrenti», ha detto Mercer LLC , una società di consulenza con sede a New York .

 

Il rischio è che si finisca con l'incentivare comportamenti a rischio per l'intera collettività.

Clicca sul logo qui sotto per leggere l'intero articolo:

I governi passano, Goldman Sachs resta.

GOLDMAN SACHS, LA BANCA CHE DIRIGE IL MONDO

DI RICCARDO STAGLIANO’
minimaetmoralia.it

I governi passano, Goldman Sachs resta. A un certo punto del documentario c’è qualcuno che lo dice. Non è un’iperbole, ma l’impietoso punteggio della partita attuale tra economia e politica. Vince la finanza, perdono tutti gli altri. E sul podio, da oltre un secolo, c’è sempre la banca fondata a New York nel 1869 dal tedesco Marcus Goldman che poi si assocerà con il genero Samuel Sachs. Più ricca dell’Arabia Saudita. Più potente di Obama. Più omertosa dei corleonesi. Il che rende particolarmente interessante Goldman Sachs: la banca che dirige il mondo, il film del francese Jérôme Fritel che sarà presentato per la prima volta in Italia al Premio Ilaria Alpi. «Non mi era mai successo di ottenere il novanta per cento di rifiuti a richieste di interviste» confessa il regista al telefono dalla Corsica. «Su oltre trecento tentativi ne abbiamo girate una quarantina, per poi tenerne la metà. E molti di quelli che avevano già parlato nel libro di Marc Roche, il mio punto di partenza, hanno acconsentito a farlo di nuovo solo lontano dalla telecamera. Il fatto è che, una volta entrato nell’azienda, non ne esci veramente mai». Quel gessato è per sempre. … continua a leggere accedendo a Come Don Chisciotte …
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Uno dei Goldman’s Boy si ribella alla casta?

Toh, uno dei banchieri di Goldman Sachs, probabilmente colto da improvviso raptus, si riscopre dotato di un minimo di coscienza e si ribella al declino morale di quella cosa che viene paragonata ad “un calamaro gigantesco vampiro avvinghiato al viso dell’umanità”.

La notizia:

“Oggi è il mio ultimo giorno a GS”, esordisce Smith. E parla di un ambiente diventato “tossico e distruttivo come non l’avevo mai visto”, di “una società dove l’interesse del cliente è diventato secondario nei modi in cui la società funziona inseguendo solo il proprio profitto”.

(La Stampa – qui per leggere l’intero articolo Dirigente Goldman Sachs si dimette e accusa sul NYT: “Ambiente tossico”.)

 

Un banchiere di Goldman Sachs ha inviato al New York Times la lettera di dimissioni, un documento che contiene l’accusa alla banca d’affari di essere divenuto un posto di lavoro “tossico e distruttivo”, dove i managing director spudoratamente definiscono “muppets” (che in Gran Bretagna è usato come sinonimo di “stupido”) i clienti.

Greg Smith, che ha lavorato nel settore dei derivati azionari, ha scritto un commento sul Times di oggi, affermando che Goldman è divenuto “tossica e distruttiva come non l’avevo mai vista”.

(Borsaitaliana – qui per leggere l’intero articolo Goldman Sachs, banchiere si dimette con lettera di accuse a banca)

Inutile dire che Goldman ha seccamente smentito.

Per leggere la lettera che Greg Smith ha inviato al New York Times clicca qui: Why I Am Leaving Goldman Sachs

Cos’è Goldman Sachs? Basta leggere quest’articolo di Gian Micalessin del 16 novembre 2011 pubblicato da Il Giornale per farsene un’idea:

Ecco perché l’Europa è nella rete di Goldman Sachs

La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea». A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.

La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group.
Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee.

Non a caso Peter Denis Sutherland presidente non esecutivo della Goldman Sachs International, membro del Bilderberg Group e presidente onorario della Trilaterale, è stato chiamato a dirigere le operazioni per il salvataggio dell’economia irlandese. Peccato che la Commissione Trilaterale, ideata nel 1973 da David Rockfeller, venga spesso accusata di non essere non soltanto un “think tank” dedito al coordinamento delle politiche di Asia, Europa e Stati Uniti, ma un centro di potere occulto creato – scriveva il senatore repubblicano Barry Goldwater – per sviluppare «un potere economico mondiale superiore ai governi politici delle nazioni coinvolte».

Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi – al pari del “Supermario” nostrano – a salvare la patria in pericolo.

Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici.
Tra i Goldman’s Boys nostrani Le Monde dimentica Romano Prodi. A puntare il dito sull’ex premier dell’Ulivo ci pensa già nel 2007 il Daily Telegraph accusandolo di esser stato sul libro paga della Goldman una prima volta tra il 1990 e il 1993 e poi di nuovo dopo il 1997.

Ma alla luce dello scenario disegnato da Le Monde è assai interessante anche il “cursus honorum” di Massimo Tononi, il 47enne manager bocconiano nominato nel 2006 sottosegretario all’Economia del governo Prodi dopo una fulgida carriera in Goldman Sachs. Tornato alla Goldman dopo quell’esperienza, Tononi è oggi il presidente di Borsa Italiana, la società di proprietà del London Stock Exchange che controlla Piazza Affari. Una carica assunta lo scorso giugno, poche settimane prima del fatidico decollo dello spread. Uno di quei casi che solo Dio sa spiegare. Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio».

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