A Mr. Fiorentino non son bastati i problemi creati con la JV tra IBM ed Unicredit. Ci riprova in Carige

Mr. Fiorentino che dell’outsourcing e del co-sourcing è sempre stato il leader,  non cambia strategia e dopo UniCredit si prepara a crear tensioni occupazionali anche in Carige.  C’è bisogno di far crescere la redditività della banca, e di farlo in fretta.

La limitata visione aziendale (e di qualche strapagato consulente) si traduce nell’unica cosa possibile: tagliare il personale. Poco interessa se ridurre il numero dei lavoratori attraverso le esternalizzazioni non porterà a benefici economici; si tratterà di spostare un costo da una posta di bilancio ad un’altra. E poco importa se i tanti risparmi che dovrebbero arrivare da queste operazioni tardano a realizzarsi o sono palesemente inferiori a quanto qualche consulente ha speso in decine di slides presentate in vari CdA. In fondo a chi interessa? Il mercato vive sulle dichiarazioni, per il resto lasceremo la “patata” nelle mani delle generazioni a venire.  

 

Carige come UniCredit, copione Fiorentino: bancari fuori con una jv con Ibm

Il manager aveva già siglato un accordo analogo nel 2013, quando era Coo di UniCredit

Banca Carige vara una joint venture con Ibm Italia per esternalizzare i servizi Ict: la Newco si chiama Dock, è partecipata solo al 19% dall’istituto guidato da Paolo Fiorentino (e all’81% dal gruppo guidato da Enrico Cereda) ed è operativa dal primo giugno scorso. In cambio di un contratto da 500 milioni di euro in 10 anni che Banca Carige riconoscerà a Ibm, la joint venture consentirà a Fiorentino di risparmiare nell’arco del quadriennio 2017- 2020 circa 40 milioni di euro (dunque una decina di euro l’anno), rispetto all’ipotesi di mantenere la piena proprietà delle attività Ict….

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Studio IBM dedicato al settore bancario mette in luce un tasso di fidelizzazione del cliente in calo

Le performance delle banche in termini di fiducia e fidelizzazione del cliente e di offerta di un’esperienza personalizzata non sono all’altezza di quanto gli stessi istituti ritengano. Un nuovo studio di IBM rivela che esistono ampie divergenze tra la percezione che i dirigenti delle banche hanno delle performance del loro istituto e quella reale dei loro clienti. Tra i manager di retail banking intervistati, il 62% ritiene di offrire al cliente un servizio eccellente, ma solo il 35% dei clienti si trova d’accordo: un gap di 27 punti percentuali.

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Appathon 2015, torna la gara di UniCredit per le app “finanziarie” più innovative (economyup)

Appathon 2015, torna la gara di UniCredit per le app “finanziarie” più innovative

Il 7 e 8 novembre si svolge in Italia, Germania e Austria la seconda edizione dell’hackday organizzato dall’istituto bancario: 300 partecipanti sono chiamati a presentare 75 progetti di banking innovation per rendere più semplice il rapporto banca-cliente. Oltre 50mila euro il montepremi in palio

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UBIS: il flop dell’Outsourcing.

Dove sono finiti i risparmi del progetto Newton ?

Quando Unicredit decise di avviare il cosiddetto progetto Newton, che vide l’esternalizzazione di oltre 600 colleghi in tre diverse società controllate a maggioranza da HP, ACCENTURE e IBM, i vertici aziendali sostennero che, con tali operazioni, sarebbe stato possibile cogliere le opportunità offerte dal mercato “non captive” e ottenere dei forti risparmi in virtù di non meglio specificate sinergie (Unicredit stimava un risparmio di circa 1 miliardo di euro in 10 anni).

Entrambe le tesi sostenute dall’azienda non hanno mai convinto le scriventi Organizzazioni Sindacali che hanno sempre espresso la loro decisa contrarietà all’esternalizzazione dei lavoratori e delle attività a suo tempo svolte da UBIS.

Il tempo , che è sempre galantuomo, sta oggi fornendo dati molto interessanti a sostegno delle nostre posizioni che riportiamo in modo sintetico a seguire:

  1. 1. MERCATO NON CAPTIVE

Nessuna commessa è stata presa direttamente dalle società interessate dal progetto Newton. Contrariamente alcune di queste società, come ES-SSC, sono in evidente difficoltà rispetto al raggiungimento degli obiettivi prefissati per ammissione della stessa Unicredit. La situazione di VTS e di ABAS non è certamente migliore  nonostante i roboanti proclami che continuano a vedere protagonisti i relativi soci.

  1. 2. RISPARMI A FAVORE DI UNICREDIT DERIVANTI DAL PROGETTO NEWTON

Analizzando il resoconto intermedio di gestione consolidato al 30 settembre 2014 disponibile al pubblico all’indirizzo internet

https://www.unicreditgroup.eu/it/investors/financial-calendar/2014/consolidated-interim-report-as-at-september-30-2014.html

troviamo testualmente riportato:

Per quanto riguarda invece le altre spese amministrative delle attività
“core”, nei primi nove mesi del 2014 sono risultate pari a 3.788 milioni, in
crescita del 7,4% rispetto allo stesso periodo del 2013 ricostruito (+8,0%
a cambi costanti). Buona parte dell’aumento è riconducibile alla crescita
dei costi IT per effetto da un lato di maggiori attività ricorrenti e di sviluppo,
dall’altro per i canoni dei servizi di outsourcing. Una parte dei costi IT è
infatti relativa a spese direttamente sostenute dal Gruppo (principalmente
affitti e spese di gestione su asset IT ancora di proprietà) che vengono poi
ripetute all’outsoucer. Il ricavo relativo a tale ripetizione è incluso nella voce
recuperi di spesa, che nei primi nove mesi del 2014 ammonta a 577
milioni, in aumento del 30,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno ricostruito”

E’ quindi evidente che i due principali obiettivi del progetto Newton, così come sono stati sempre illustrati dall’azienda, non sembrerebbero per nulla raggiunti, almeno rispetto a quelli pubblicamente dichiarati … non sarà per caso che i Sindacati avevano ragione nell’affermare l’insostenibilità delle stime prospettate dal Top Management di Unicredit e UBIS ?

Non sarebbe opportuno rivedere le politiche di outsourcing fin qui attuate, ripensando il tutto in chiave di Insourcing delle attività e dei lavoratori ?

Chiudiamo con una ulteriore e brevissima considerazione rispetto all’articolo pubblicato su: http://www.datamanager.it/2015/03/unicredit-business-integrated-solutions-buon-governo-banca-cambia/

dal titolo “UniCredit Business Integrated Solutions. Il buon governo della banca che cambia”.

La considerazione nasce dal non vedere minimamente citati gli uomini e le donne di UBIS che ogni giorno con grande sacrificio e dedizione permettono al Gruppo Unicredit di ricevere dei buoni servizi,  nonostante un’ organizzazione del lavoro che lascia molto a desiderare e che spesso sembra strutturata solo per mortificare le professionalità dei colleghi.

Riteniamo che per affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso e competitivo sia necessario valorizzare il patrimonio umano, nel rispetto di quei principi etici e valoriali che troppo spesso vengono sacrificati a favore di processi organizzativi, di dubbia efficacia.

Tali processi organizzativi  vengono spesso proposti  alle solite note  società di consulenza che , al momento, sembrerebbero essere le principali beneficiarie degli oggettivi vantaggi (nello scorso bilancio consolidato risultano spesi da Unicredit circa 700 milioni tra consulenze specialistiche e servizi per l’ICT, oltre a 200 milioni di euro in consulenze legali).

Milano, 18 marzo 2015

SEGRETERIE DI COORDINAMENTO UBIS

DIRCREDITO- FABI – FIBA/CISL – SINFUB – UGL/CREDITO – UIL.CA

VTS: IL LAVORO SI PIEGA, MA NON SI LASCIA SPEZZARE

Di seguito il comunicato delle sigle sindacali presenti in VTS; un documento che disegna una difficoltà organizzativa già vista con le precedenti NewCo in casa Ubis.

Leggi qui il comunicato in versione pdf:

                                                                                                                      

VTS – Una J.V. che non funziona.

Qui il comunicato unitario delle sigle sindacali di VTS (joint venture Ubis – IBM). Dopo nove mesi il Management di Ubis&Ibm sta mancando tutti gli obiettivi che si erano proposti (risparmi di 725 milioni in 10 anni e  ampliare il parco clienti offrendo servizi anche ad altre banche ed enti pubblici).

Il comunicato sindacale in versione pdf:

                                                         

 

 

SALLCA-CUB Unicredit: Addio sonni tranquilli!

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Il destino ci è avverso. Lavorativamente siamo nati bancari, come “moriremo”? Lo scopriremo presto. Unicredit non ha intenzione di rinunciare alle esternalizzazioni delle attività (e dei lavoratori). Basti pensare che l’OdS in oggetto dedica deine di pagine alle operazioni di outsourcing, e solo poche righe a quelle di insourcing!

SALLCA-CUB Unicredit: Addio sonni tranquilli!

SALLCA-CUB Unicredit: Addio sonni tranquilli!

Un preoccupante comunicato sul tema delle esternalizzazioni nel Gruppo Unicredit.

UniCredit: addio sonni tranquilli

Durante l’incontro tenutosi all’inizio dell’anno da Ubis con le Organizzazioni Sindacali firmatarie, l’Azienda aveva tranquillizzato i sindacalisti circa i progetti d’esternalizzazione. Ubis si era affrettata a comunicare la fine del progetto Newton e l’avvento di un periodo di bonaccia, fatto salvo poi inserire una postilla “salvo iniziative previste nel piano industriale Unicredit ed il passaggio in capogruppo delle funzioni di gestione dei processi di outsourcing”.

Detto, fatto; ed ecco spuntare a tempo di record il “GOG”. Il Group Outsourcing Governance (“GOG”) è quella struttura organizzativa di Capogruppo che ha tra le sue funzioni quelle di individuare le strategie sull‘outsourcing e/o insourcing (inteso sia come extra e infra Gruppo) più idonee a supportare le complessive strategie del Gruppo espresse nel Piano Industriale(…) in collaborazione con “Business Transformation (BT)” per le iniziative di internalizzazione relative al perimetro italiano.

Una volta definito il Piano Industriale, il GOG procede alla individuazione delle strategie sull’outsourcing e/o insourcing più idonee alla realizzazione dello stesso.

E tutto ciò è messo nero su bianco nell’ OdS n° 798 dello scorso Febbraio.

La policy di Gruppo sulla delicata materia delle esternalizzazioni ha lo scopo di definire principi e regole per la determinazione e la gestione degli accordi di “outsourcing” in ottemperanza alle leggi ed ai regolamenti vigenti; e specifica le strategie e le metodologie inerenti questi processi con l’indicazione degli elementi che si devono prendere in considerazione per decidere se una cessione di servizi s’ha da fare (consistenti risparmi economici, ricavi derivanti dalla fornitura di servizi a società terze (cosiddetti extra captive), miglioramento della qualità dei servizi…..).

Non solo, si dice che si potrà esternalizzare di tutto, fatto salvo ciò che la Legge definisce come compiti specifici degli organi aziendali; quindi l’esecuzione, in tutto o in parte, di processi, servizi o attività su base continuativa/ripetitiva che rientrano tra quelli normalmente svolte da una banca o società finanziaria (ivi inclusi i servizi ICT ed il trattamento del contante). Come detto, si può esternalizzare pressoché l’intera attività del Gruppo.

Anche la sub-esternalizzazione, ovvero l’esternalizzazione degli esternalizzati, non è un problema nè un rischio per Unicredit; l’importante è che i servizi costino sempre di meno! Ed in fondo Unicredit non poteva fare altrimenti visto che la sub-esternalizzazione è già una pratica: pensiamo ai servizi ceduti a VTS (la New.Co. realizzata da Unicredit con IBM) che sono già stati a loro volta allocati ad AT&T (multinazionale americana dei servizi telefonici che opera a fianco di IBM). Come tutto ciò si concretizzi in un risparmio per UniCredit rimane un mistero.

Ma la ciliegina sulla torta è l’attenzione dedicata alla exit strategy. Poiché errare è umano, e le numerosissime cause pendenti in tribunale per le più disparate tematiche (derivati, frode, usura, evasione fiscale, giusto per citarne alcune) stanno li a ricordarcelo, Unicredit ha deciso di fare proprio il detto “meglio prevenire che curare”.

Prima di procedere con la cessione all’esterno di attività occorrerà perciò definire una dettagliata descrizione delle attività da svolgere in caso di risoluzione contrattuale che potrà portare ad una re-internalizzare delle attività esternalizzate o ad una loro assegnazione ad altro Fornitore.

Insomma, a farci passare sonni agitati non bastavano le notizie che circolano e che ci dicono di un aumento dei costi dopo i processi d’esternalizzazione fin qui avviati (RadioServa dichiara che VTS stia fatturando addirittura servizi che non ha in gestione!) insieme all’impatto negativo dei rischi operativi (per VTS per esempio si parla di quasi 30 milioni di Euro!). Ci voleva anche questa comunicazione di Unicredit.

Diventerà prioritario perciò definire una politica di tutela dei lavoratori con “clausole di rientro” non fallimentari come quelle oggi definite perché questa Azienda non ha intenzione di fermare il processo di outsourcing.

Non credano i colleghi della Rete di essere immuni da questi scempi. Già dal 2010 UniCredit ha aperto in Repubblica Ceca Agenzie in franchising, ovvero possedute e gestite in modo misto (ed eventualmente maggioritario) da investitori e titolari non bancari e non appartenenti al Gruppo, col marchio UniCredit, ma con i rapporti di lavoro non in capo all'Azienda.

Considerando che analoga iniziativa è presente nella bozza di piattaforma redatta dall’ABI per il rinnovo contratto nazionale e che la strategia commerciale Retail di UniCredit sembra ormai saldamente imperniata su attrezzi ginnici, elettronica, stoviglie ed elettrodomestici, non è improponibile pensare che un dipendente UniCredit si trovi all'improvviso, e senza essersi spostato di un passo, a lavorare all'Unieuro.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo UniCredit

www.sallcacub.org              sallca.cub@sallcacub.org

http://www.facebook.com/SALLCACUB

Sede Legale: Milano – Viale Lombardia 20; tel. 02/7063180402/70631804; fax 02/70602409

Sede Operativa: Torino – Corso Marconi 34 tel. 011/655897011/655897 fax 011-7600582

cicl in o. 10-4-2014

 

Qui in versione pdf:

Unicredit investe massicciamente nell’IT

Non c’è verso, è più forte di loro. Non riescono a non prendere per il fondoschiena i lavoratori… O forse Mr. Ghizzoni si è confuso? Forse voleva dire che IBM investirà massicciamente nell’IT…

Vallo a sapere…

Intanto i colleghi di Unicredit appena ceduti ad IBM sentitamente ringraziano!

Il post:

Federico Ghizzoni: investimenti importanti nell’Information Technology

Unione Europea investirà (almeno) 115 milioni di dollari per server e servizi IBM

La super fornitura Ibm per la Commissione europea

Il colosso informativo si aggiudica il piu' grande contratto per tecnologie e servizi assegnato dall'organismo europeo

Di

Super fornitura per Ibm: il gigante informatico e il suo Business Partner Bechtle Ag si sono aggiudicati un contratto da 115 milioni di dollari con la Commissione Europea per la fornitura di server e servizi System x e Flex Systems. Si tratta, ad oggi, del più grande contratto assegnato dalla commissione per la fornitura di tecnologie e servizi. Nell’ambito di questo contratto, i due partner ad oggi hanno già fornito più di 2,6 milioni di dollari in sistemi e servizi e prevedono di fornire oltre 6.100 server e servizi di supporto a istituzioni e agenzie dell’Unione Europea nei 27 Stati membri.

A gestire il processo di presentazione delle offerte per il contratto d’appalto è la Direzione Generale dell’Informatica (Digit) della Commissione. La proposta era siglare un contratto quadro per l’acquisizione di sistemi server x86 con apparecchiature, manutenzione, upgrade e servizi professionali associati. Alla 'gara' hanno partecipato altri concorrenti tra i quali Hewlett Packard, Dell, Fujitsu e Bull…

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