L’amministratore delegato di UniCredit rinnova la sua fiducia all’Italia.

(…) Per quanto riguarda i Btp, Mustier dice che la sua banca li ha comprati e che lo Spread non gli fa paura, aggiungendo che “il futuro di Unicredit passa dal rafforzamento dell’identità di grande banca paneuropea”. L’economia italiana è in crescita, secondo Mustier, e il paese ha bisogno che si parli dell’Italia in maniera positiva. Jean-Pierre Mustier ha dichiarato che le imprese non riescono a far fronte agli ordini. (…)

UniCredit, Mustier ottimista sull’Italia: “Btp li compriamo, non siamo nel 2011″

le imprese non riescono a far fronte agli ordini”  Vuoi vedere che sarà per questo che molte imprese medio grandi in brianza stanno delocalizzando all’estero e non già per tagliare i costi della mandopoera e favorire il dumping sociale?

Bella (Italia) ciao! (2)

Questo popolo demoralizzato, impoverito e smarrito indotto a disprezzarsi – ha perso ogni fiducia in se stesso e nel proprio futuro e si avvia a una triste e progressiva estinzione, rassegnato a congedarsi dalla storia, rimpiazzato da masse che già vengono fatte affluire dal mondo di Allah e da altre parti.
 «Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, nel 2065 potrebbero essere 14,1 milioni i residenti stranieri e 7,6 milioni i cittadini italiani di origine straniera», scrive «la Repubblica», aggiungendo che sarebbero «nell’insieme, dunque, più di un terzo della popolazione».
 Ma in realtà – considerando l’invecchiamento e il calo demografico degli italiani – nel 2065 c’è da pensare che si avvicinerebbero alla metà della popolazione.” (Antoni0 Socci da “Traditi, sottomessi, invasi”)

Uno studio demografico riportato da Giulio Meotti nella sua opera “La fine dell’Europa” dichiara che entro la fine di questo secolo l’Italia perderà l’86% della sua popolazione.

Metteremo la parola fine su più di duemila anni di civiltà.

Classe politica inetta!!

 

Una banca pubblica per sostenere l’economia

Articolo con spunti interessanti quello di Matteo Rovatti, ovvero la proposta Sovranista di avere una banca pubblica che regolamenti il flusso monetario. Idea che non è certo nuova. Richiama un progetto dei cinque stelle, ma anche l’idea che fu del compagno Lenin o, prima ancora,  della rivoluzione francese.

In un’economia bancocentrica la proposta non è ne nuova ne originale. Ed in sé non è neppure sbagliata, anche se l’esempio del Giappone sta lì a dimostrare che dopo vent’anni di politica economica concentrata nelle mani del Governo i risultati tardano a farsi vedere. E poi l’Italì non è più detentrice di una moneta reale, quindi il rischio sarebbe un’esplosione ulteriore del debito pubblico, ma con i vincoli di bilancio europei, lo Stato dovrebbe raggranellare con (ulteriori) tasse i quattrini per coprire i buchi.

Si rischia di avere una cura peggiore del male…

Una banca pubblica per sostenere l’economia

Immagine: Via Giphy

La Gran Bretagna è il paese più liberalizzato d’Europa, l’Italia è ottava

Indice delle liberalizzazioni 2017

“Le liberalizzazioni sono il principale strumento di politica economica che un paese come il nostro può utilizzare per promuovere la crescita. L’Indice mostra dei piccoli passi avanti, come ogni anno, dovuti al consolidamento di mercati che hanno assistito a un processo, anche normativo, di apertura alla concorrenza. Eppure vi sono ambiti, come il trasporto ferroviario o le poste, dove si potrebbe guardare a obiettivi molto più ambiziosi, mentre in altri, come l’energia, è necessario che le norme vengano attuate senza cedere a tentazioni conservatrici. L’Indice è uno strumento al servizio degli opinion- e dei policy-maker per aiutarli a individuare modelli di successo e comprendere quali sono le aree dove le riforme sono più necessarie e potenzialmente più produttive”. (Serena Sileoni, vicedirettore generale IBL)

(…)  L’Italia ottiene un punteggio molto elevato nel settore delle telecomunicazioni (91 punti) e risultati positivi nel mercato elettrico (79), nei servizi audiovisivi e nel trasporto aereo (78), nel mercato assicurativo (76), nel mercato del lavoro (71) e in quello del gas (70). Sono invece inferiori i punteggi in altri ambiti dell’economia: poste (69), carburanti (52) e trasporto ferroviario (50). Rispetto al 2016, l’Italia segna un lieve avanzamento complessivo (un punto), dovuto a un miglioramento nei mercati dei carburanti, del lavoro, poste, servizi audiovisivi, trasporto aereo e assicurazioni, e arretramenti negli altri casi. In generale, tuttavia, si tratta di scostamenti di modesta entità. (…)

Spesa Istruzione, Italia al 30° posto in Europa

Non solo spendiamo poco, quel poco lo spendiamo pure male!

comunicato WeWorld Onlus – L’Italia è tra i paesi europei che ha diminuito maggiormente i propri investimenti in istruzione. È quanto emerge dal brief report “La scuola non chiude” che WeWorld – Organizzazione non Governativa che da oltre vent’anni si occupa di difendere i diritti di bambini, bambine e donne a rischio in Italia e nel Sud del Mondo – pubblica oggi in occasione dell’ultimo giorno di scuola. Continua a leggere

Italia: Repubblica fondata sulla raccomandazione

Era mai immaginabile che nel Belpaese qualcuno pensasse esclusivamente agli affaracci suoi, brigando, promettendo e organizzando clan e cordate? E, no. Mai e poi mai lo si sarebbe potuto concepire. (…) È fondata su questo, l’Italia. Non sul lavoro, come da articolo 1 della Costituzione-più-bella-del-mondo: quello, il lavoro, non essendoci sempre e per tutti, lo si dà per l’appunto all’amico, al parente. È fondata sulla ricerca continua della persona giusta, l’Italia. Quella che t’aiuta coi concorsi e ti sistema. Che ti garantisce tranquillità e futuro. Una attività primaria alla quale l’intero nucleo familiare partecipa. Ora, dico: scrolliamoci di dosso qualche chilo di ipocrisia e guardiamo al pubblico, ma anche al privato. Ad ogni settore lavorativo. Scopriremo quel che già sappiamo. Cioè che è così dappertutto. Così come, a sbagliare sono solo e sempre gli altri. Fino alla successiva inchiesta.

Scandalo concorsi truccati? Ma l’Italia è fondata sulla raccomandazione

 

Immagine: Aforismario

Analisi dei dati di criminalità a cura della Fondazione David Hume

Correlazione tra reati e immigrati in Italia. I dati (che sui giornali si leggono poco) danno ragione agli allarmisti.

Gli stranieri delinquono? Eccome se delinquono. Tre volte in più rispetto agli italiani e addirittura 30 volte se parliamo di immigrati irregolari. Dati allarmanti. Gli ultimi dati del Viminale dicono che i reati in Italia tendono a diminuire, e fino qui diremmo tutto bene, dati rassicuranti. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Analizzando i… Continue Reading →

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