“Siena? Distrutta da noi comunisti”

L’atto di accusa dello storico assessore della Provincia, deluso dal partito

Il titolo dice tutto: Ci hanno preso in giro! Pure i veri comunisti di Siena si pentono.

Si pentono di aver retto il gioco, di aver visto, sentito e taciuto tutto. Si pentono di aver fatto fallire una banca, una fondazione, un’università, una squadra, nascondendo la testa sotto il tufo. Si pentono di essere stati collusi con il «sistema Siena», la «ragnatela vischiosa» di una piccola città-Stato «altezzosa e autoreferenziale». «Ho sentito il dovere di rompere il silenzio che politicamente continua ad avvolgere Siena e l’urgenza di manifestare la mia indignazione verso il sistema di corruttela che ha saccheggiato la città», scrive Gianni Resti, autore di questo libro (ancora non uscito), comunista pentito, che sbriciola quel muro di silenzio che da sempre spadroneggia in quella città, dove va di moda (finché fa comodo) tacere su tutto. …continua qui accedendo a Il Giornale

 

Porzus, macchia indelebile sul Pci, sui partigiani rossi e sulla Resistenza

Ma non ditelo all’ANPI….

I primi due, Francesco “Bolla” De GregoriGastone “Enea” Valente, li ammazzarono brutalmente senza troppi complimenti. E, già che c’erano, accopparono anche una ragazzetta ventiduenne, Elda Turchetti, e un diciannovenne, Giovanni “Tigre” Comin, che il destino gli aveva messo davanti alle canne dei mitra per una serie di fatalità. Gli sfuggì  uno, in quel momento, che era riuscito miracolosamente a scappare e a salvarsi dalla pioggia di proiettili. Poi presero gli altri. Erano quindici. E sapevano che anche il loro destino era segnato. Li arrestarono, per darsi un tono formale. Li portarono a valle e li interrogarono. La macelleria partigiana, che falciava vittime come spighe di grano in un campo di luglio, aveva bisogno di darsi contegno. E una parvenza di legalità. Due riuscirono a scampare alla morte passando dalla parte opposta. Diventeranno, poi, alcuni anni dopo, i principali accusatori di quella mattanza che va sotto il nome di strage di Porzus. Altri 13 ragazzi – perché di ragazzi, dai 19 ai 35 anni, si trattava – dopo quell’interrogatorio che era una farsa scritta a tavolino, finirono, anch’essi, ammazzati come cani. L’ultima cosa che videro, la maggior parte di quei ragazzi, fra cui Guido “Ermes” Pasolini, mentre cadevano sotto i colpi degli implacabili partigiani comunisti, furono le querce e i pioppi di Bosco Romagno, il bosco degli Arimanni, il popolo degli uomini liberi. Che strano destino per quei ragazzi, massacrati nel bosco degli uomini liberi da chi diceva di difendere la libertà. Uccisi. E, poi, pure infangati…..

Porzus, macchia indelebile sul Pci, sui partigiani rossi e sulla Resistenza

(Immagine: giphy.com)

PCI: I HAVE A DREAM….

(…) Potrebbe finalmente realizzarsi il sogno che noi comunisti culliamo da anni: quello di una grande banca pubblica. (…) Si badi bene: nessuno rimpiange l’IRI della prima repubblica, devastata dal clientelismo e dalla corruzione. E poi, per finire, se le banche private sono cosi brave, come hanno dimostrato in questi ultimi anni, perché dovrebbero aver paura del pubblico? (UNA GRANDE BANCA PUBBLICA?)

Perché no ad una banca pubblica? Semplice,  perché non si tratta di un “fallimento del mercato”  o del “liberismo selvaggio”. MPS è una banca fino a ieri fortemente dipendente dalla politica ( e da un partito politico in particolare). E poi  perché le banche oggi sono private solo nel nome, non di fatto; persino le banche pubbliche di trent’anni fa erano più “private” di quanto lo sono le banche giuridicamente “private” di oggi. Si pensi per esempio a Credito Italiano, una banca gestita da bancari divenuti banchieri. La politica stava alla finestra, si limitava a passare una volta l’anno con la valigetta a ritirare il conquibus, perché all’epoca le banche facevano utili miliardari.  Forse Credito Italiano e Comit erano un’eccezione  nel panorama bancario italiano. Quello che è certo è che l’avvento del banchiere più amato dalla sinistra in Credito Italiano prima e la riforma bancaria Ciampi poi, hanno dato sempre più potere ai politici. L’ex CEO di Unicredit non ha mai negato di essere vicino agli ambienti di certa sinistra italiana, tanto da essere considerato il prossimo leader maximo in sostituzione del decotto Professore Prodi.

Due costosissime operazioni messe in campo da UniCredit dovrebbero far riflettere: l’acquisto della decotta ATF Bank e (la prossima  a portare i libri in tribunale) Capitalia.

Ricordo ancora questo post di cinque anni fa

6 Gennaio 2012 – I “compagni” regalano il carbone al “bancone”. – Unicredit non è più la banca preferita dalla sinistra italiana. Dobbiamo annotare quindi che i tempi in cui la sinistra lodava UniCredit (ed il suo “messia” Profumo) sono finiti.  Non è più il tempo in cui il Manifesto denunciava, in prima pagina, la liquidazione politica di  ”un banchiere di sinistra, di qualità, capace di mantenere in ordine e far crescere Unicredit” ( 22 Settembre). Così come Liberazione che sosteneva come Profumo avrebbe “rotto le regole non scritte del capitalismo italiano e il suo rapporto simbiotico con la politica, assicurando a Unicredit un profilo europeo, indipendente dai palazzi romani… vicino all’economia reale pur senza sostenere un’adeguata politica di intervento pubblico”.
Forse i compagni sono in rotta col il partito delle banche (il PD)?
Da quando Mr. Profumo si è reso disponibile all’impegno politico, il PD ne ha rivendicato la titolarità tanto che Repubblica non ha perso tempo ad indicarlo quale possibile candidato premier del centrosinistra in contrapposizione a Berlusconi. Mah, si vede che siamo già in campagna elettorale.

Per altri Istituti invece la politica l’ha sempre fatta da padrona, come in MPS dove a comandare è stato il PCI/PDS/DS/PD. Quindi i compagni gioiscono per la costituzione di una banca pubblica, che “pubblica” , nei fatti, lo è sempre stata. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

(…) Torniamo ai guai di Mps I problemi nascono da acquisizioni mal condotte, fatte senza valutarne l’ impatto industriale e patrimoniale e pagando cifre esagerate. Non mi riferisco solo ad Antonveneta, acquistata a 10,3 miliardi da Mussari (oltre tre miliardi in più di quanto era stata pagato due anni prima da Santander) dopo un solo anno di presidenza del Monte, un uomo che non aveva nessuna esperienza bancaria; ma anche all’ acquisizione di Banca Agricola Mantovana nel 1998, alla quale seguì l’ anno dopo quella di Banca del Salento per 1,2 miliardi, che ritenevo a quel tempo una cifra molto alta, sotto la presidenza del Prof. Fabrizi e dell’ Ing. De Bustis che proveniva dalla banca del Salento.(…) ma non dimentichiamo che poi Mussari venne promosso presidente dell’ Abi.
Se avesse fatto tutto da solo, poi non avrebbe fatto tanta carriera. (…)
(Consorte, la verità dell’ex capo di Unipol: “Perché non hanno salvato Mps ed Etruria”)

Non dimentichiamo che l’inchiesta della Regione Toscana sulla Fondazione e Banca Monte Paschi Siena ha accertato responsabilità della politica e dei vertici del management.

Esiste un meccanismo europeo, l’ESM, per la ricapitalizzazione degli istituti di credito. Il suo intervento è coerente con quell’“unione bancaria” (fatta di regole e impegni comuni) di cui i nostri governi sono stati sponsor entusiasti. Perché non si è scelto quella via, per il salvataggio MPS? Probabilmente perché con la carota dei quattrini sarebbe arrivato anche il bastone della richiesta di impegni precisi sul fronte della finanza pubblica.
Fa parte del cliche´ nazionale lamentarsi dello scarso rispetto delle regole da parte degli italiani. Ma i politici per primi aggirano le norme di cui sono entusiasti promotori. In un Paese che ama tanto le polemiche, gli accordi bipartisan si fanno solo per spendere i soldi degli altri.
(Sventare la tentazione statalista)

(Immagine: facciamosinistra!)

L’incendio nella fabbrica l’8 marzo? Un falso storico

L’incendio nella fabbrica l’8 marzo? Un falso storico

by QELSI.IT

Ci hanno fatto credere che l’8 marzo 1908 un gruppo di donne si riunì nella filanda tessile Cotton di New York per dichiararsi in sciopero. Il padrone le chiuse a chiave e l’edificio prese fuoco: morirono 129 donne.
Nulla di tutto ciò è mai accaduto.
Nessuna fabbrica prese fuoco e nessuna donna morì bruciata l’8 marzo 1908. Quando la verità storica emerse, si tentò di retrodatare l’origine della festa al giorno 8 marzo 1857. Anche questo risultò essere falso. Quindi, ad una carica della polizia contro donne in sciopero l’8 marzo 1848, ma fu solo l’ennesimo falso storico.
Nella realtà la festa dell’8 marzo è stata imposta dal dittatore comunista sovietico Vlamidir Lenin e dalla femminista Alexandra Kollontai per far credere alle lavoratrici di essere state liberate dalla schiavitù capitalistico-patriarcale. La festa venne poi ufficializzata dal Soviet Supremo “per commemorare i meriti delle donne Sovietiche nella costruzione del Comunismo”.
In Italia, la festa venne introdotta nel 1922 dal Partito Comunista che pubblicò sul periodico “Compagna” un articolo secondo il quale Lenin proclamava l’8 marzo come “Giornata Internazionale della Donna”. La festa cadde in disuso, e venne reintrodotta l’8 marzo 1945 dall’UDI, organizzazione composta da donne appartenenti al PCI e ad altri partiti di sinistra. Fu nel dopoguerra che venne fatta circolare la falsa storia delle donne bruciate. In Italia il simbolo è la mimosa; in paesi con climi più freddi il simbolo è un nastro viola, in quanto è stato fatto credere che le inesistenti lavoratrici bruciate producevano panni viola.
Nella realtà storica, esiste una vera violenza contro donne ed un vero incendio accaduti l’8 marzo. Del 2000, quando un gruppo di femministe coperte da passamontagna diede fuoco alle croci di una Chiesa di Montreal, sporcando le mura e l’altare con graffiti che proclamavano “No Dio, no padroni”. Le femministe sparsero addirittura assorbenti sporchi e preservativi, distrussero inni e testi sacri, spinsero e fecero cadere a terra altre donne anziane colpevoli di essere contrarie all’aborto. Ne diede notizia il National Post.

Da Almirante a Craxi chi tocca la sinistra muore

di Marcello Veneziani – Fonte IL GIORNALE

Vorrei conoscere la segreta legge in base alla quale chi si oppone alla sinistra è sempre un delinquente. Cito tre esempi principali, diversi per stile ed epoca, più altri casi paralleli. Quarant’anni fa il delinquente si chiamava Giorgio Almirante. Aveva ottenuto un gran successo elettorale, riempiva le piazze, spopolava in tv. Perciò si decise che era un criminale, e dunque andava messo fuori legge col suo partito. Badate bene, il Msi in quella fase era meno fascista di prima, era in doppiopetto, era diventato destra nazionale, apriva a liberali e monarchici, aveva perfino partigiani. Ma allora risorse il fronte antifascista…..…continua…

(Immagine estranea all’articolo. Fonte: wikimedia)

URSS & Berlinguer

QELSI STORIA: anniversario della caduta dell’URSS. Al giorno d’oggi i compagni professori di storia vogliono presentarci ENRICO BERLINGUER come una sorta di moderno socialdemocratico. Ma visto che noi ci rifiutiamo di assecondare la propaganda comunista nelle scuole ci ricordiamo del Berlinguer autentico non attraverso qualche biografia ma attraverso le SUE STESSE PAROLE: “Noi vogliamo educare la gioventù nello spirto della fede e della devozione per l’UNIONE SOVIETICA, dell’amore per il capo del fronte mondiale della pace, per l’amico e genitore della gioventù progressista di tutto il mondo, per il GENERALISSIMO STALIN; agire perchè milioni di giovani appoggino in maniera effettiva la POLITICA ESTERA dell’Unione Sovietica (….)” ENRICO Continua a leggere