Scemo & più scemo…ma non è un film comico!

Che dire… leggendo l’articolo qui sotto e guardando sta foto, ho fatto automaticamente l’associazione al film di Jim Carrey e Jeff Daniels “scemo & più scemo”…ma qui c’è ben poco da ridere!

La Fornero e la Bonino unite più che mai: vogliono farci piangere ancora

La Fornero e la Bonino unite più che mai: vogliono farci piangere ancora

 

La Fornero con la Bonino, la Bonino con la Fornero. Ecco il patto scellerato contro gli italiani a proposito di pensioni. Quella legge non si deve toccare. «Chiedere l’abrogazione della legge Fornero è da irresponsabili»: così parlò Emma Bonino. Parte da qui la “celeste corrispondenza di amorosi sensi” tra Elsa Fornero ed Emma Bonino, un’unione che si celebra ufficialmente a Torino, presso l’hotel NH santo Stefano in un incontro pubblico a sostegno di  +Europa con Emma Bonino. All’incontro interverrà l’ex ministero del Welfare Elsa Fornero che ha già dichiarato apertamente il proprio sostegno alla lista europeista promossa dalla leader radicale Emma Bonino. Attenti a quelle due, si può sintetizzare questo binomio politico, volto a blindare la famigerata legge sulle pensioni. Abolirla o modificarla negli aspetti più aspri è l’impegno primario preso dal centrodestra. Ecco, che gli italiani sappiano che il voto dato alla Bonino e alla sua lista che appoggia il Pd sarà un voto pericoloso e lesivo delle difficoltà di tanti lavoratori e lavoratrici che stanno sperimentando sulla propia pelle le iniquità della legge Fornero. Lei da tempo si fa notare per il suo “interventismo” su tutti i talk show che contano, ospite quasi fissa di Floris a “Dimartedì” su La7. Sempre a pontificare, a difendere la sua legge che tanti danni (e larime) ha procurato agli italiani.

Il “razzismo etico” della sinistra in un articolo del 2008 ancora attuale

Nel mondo del Politically correct potrebbe essere un articolo contemporaneo, invece sono già passati dieci anni dalla sua pubblicazione (aricolo scritto fra l’altro da un professore universitario progressista).  Quei progressisti a cui il professor Ricolfi fa riferimento ci sono ancora tutti ed ancora pensano di essere e di rappresentare la parte sana e migliore del Paese, di essere gli unici titolati a raffigurare questo Paese (che tra l’altro odiano) in quanto titolari di una superiorità etica, morale, politica e culturale.

Da leggere tutto!

Pubblicato il 17/04/2008
Ultima modifica il 17/04/2008 alle ore 07:22
LUCA RICOLFI

Il risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po’ tutti, ma fra i cosiddetti osservatori – giornalisti, commentatori, studiosi, sondaggisti – lo sgomento è particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il risultato finale?

Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?

La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia, ve n’è una che a me pare più importante delle altre. Gli psicologi sociali la chiamano «desiderabilità sociale», Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò – più crudamente – di «razzismo etico». In breve si tratta di questo: quando una persona viene intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che l’intervistato pensa, ma anche da quel che l’ambiente intorno a lui gli suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che è «in». Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è «out». Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad esempio l’ostilità verso gli immigrati), una parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile.

Che centra tutto questo con il voto di domenica? C’entra, ma bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze politiche cui essa – la parte sana del Paese – non riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di Calderoli.

Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno anche che – in molti contesti – saranno giudicati severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c’è una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c’è una parte del Paese che – proprio per questo – si sente permanentemente sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell’avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di «lealtà repubblicana», si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all’avversario politico (da questo punto di vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno rispetto dell’avversario).

Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi dimostrano che – quando è intervistata – la gente si vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce l’aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: «A volte mi vengono delle idee che non condivido». Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni della sinistra «politicamente corretta» sono diffusi in modo leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco pornografico (è successo a me).

Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di votare un partito «democratico» o pienamente sdoganato non hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un «partito maledetto» – ossia un partito di cui i «sinceri democratici» dicono tutto il male possibile – puoi essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell’elettorato italiano, che il «complesso dei migliori» era una delle grandi malattie della cultura di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i «partiti maledetti» mi fa pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da quella malattia l’Italia non sia ancora uscita.

Immagine: Via Giphy

La famiglia al centro del programma politico in vista delle prossime elezioni.

Un bell’articolo di Gianfranco Amato. Pungente e sagace come sempre!

Diffidate delle imitazioni

Qualcuno ricorderà l’accoglienza perplessa e scettica che ricevette il progetto politico del Popolo della Famiglia quando, due anni fa, si affacciò nel panorama politico italiano. Si guardava con una certa sufficienza l’idea che un partito potesse mettere al centro della propria azione una cosa come la famiglia. Sì, proprio quell’istituto che pur essendo riconosciuto dall’art.29 della Costituzione è sempre stato trattato come un oggetto estraneo alla politica. Continuavamo a sentirci ripetere sempre la stessa domanda e la medesima obiezione: «Ma cosa centra la famiglia? I temi che interessano la gente e di cui la politica deve occuparsi sono l’economia, il lavoro, la sicurezza, l’ambiente».

Hai voglia di spiegare che la «famiglia è la cellula della società», citando Cicerone e Aristotele, o che «la famiglia rappresenta il “prisma” attraverso cui considerare tutti i problemi sociali», citando San Giovanni Paolo II. Perle ai porci. Venivamo semplicemente guardati come extraterrestri della politica. Degli ingenuotti un po’ naïve, destinati a comprendere, prima o poi, che la famiglia non è tema da potersi porre al centro del dibattito politico.

Due anni fa, invece, il Popolo della Famiglia ci ha provato alle elezioni amministrative del 2016, e ci è riuscito. Oggi tutti parlano di famiglia e natalità. Basta guardare quello che sta accadendo nella campagna elettorale per le politiche 2018 che è appena partita.

E’ davvero uno spettacolo ascoltare i leader dei partiti oggi in competizione.

Cominciamo dal candidato premier del movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio: …continua qui

E se Lenin volesse confrontarsi sul tracollo del sistema bancario?

In alcuni angoli d’Italia sembra di essere ritornati davvero ai tempi in cui i libri venivano bruciati in piazza. E forse per chi vuole nasconderci e nascondersi sarebbe la miglior soluzione…

Interessante articolo di Lettera43 sulla censura che un comune (rosso) ha posto alla presentazione del libro “Sacco bancario” sulla crisi delle banche . Un volume che racconta l’inefficienza degli organi di vigilanza, gli escamotage con cui i vertici proteggono imprenditori senza scrupoli e i trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. In pratica il libro sembrerebbe dire cose già note, dette e ridette, anche sentite in commissione parlamentare… ma siamo sotto elezioni e quindi… Quindi la finanza rossa non può essere tacciata di quanto il connubio politica e finanza sia stato deleterio per questo Paese. Del resto la stessa Commissione regionale toscana d’inchiesta su Mps ha pubblicato un volume di 104 pagine sui rapporti tra Fondazione, Banca e politica. Quindi…

Ma forse nel feudo rosso guidato dal Pd c’è chi ancora è rimasto ai tempi di Peppone e Don Camillo… non a caso in quella amena cittadina si tollera ancora la presenza del busto di un dittatore, di un criminale che fu maestro di Stalin nella pratica del terrore… qualche dubbio sovviene.

Leggete l’articolo qui sotto riportato, lascio a voi ogni considerazione sull’accaduto.

L’articolo qui

 

Immagine: Via Giphy

Nessun gesto violento ne legittima un altro.

Inutile cercare di spiegarlo alle zecche, compagnucci e tesserati ANPI. Come è difficile far capire loro che la tanto decantata democrazia (?) che abbiamo oggi non è dovuta solamente ai partigiani (rossi o bianche che fossero), ma soprattutto al sacrificio ed ai soldi degli americani e alla barriera eretta dai cattolici che hanno impedito che noi italiani facessimo la fine dei titini.

Compagni che in zone rosse (come l’Emilia)  hanno portato la guerra civile ad un secondo stadio, qullo di guerra di classe.

Militi della libertà che hanno spesso compiuto omicidi non per la liberazione (come amano dire loro) ma per futili motovi (antipatie familiari, vecchie ruggini,  problemi di lavoro o denaro).

Orrori su orrori.

Riusciremo mai a voltare pagina?

La Resistenza raccontata a Destra infiamma la Sinistra

La Resistenza raccontata a Destra infiamma la Sinistra. I Giovani democratici pronti a scendere in piazza contro un convegno organizzato in sala Maddalena

Il fatto

Tutto nasce da un convegno organizzato venerdì 19 in sala Maddalena dall’associazione “Carcano 91”, legata a Forza Nuova e all’ultradestra. Ospite della serata, Gianfranco Stella che presenterà il suo libro “I grandi killer della Liberazione”. Stella, già autore di otto libri sul tema, è da tempo alle prese con un serrato braccio di ferro con l’Associazione partigiani d’Italia che l’ha più volte denunciato per quanto raccontato nei suoi volumi…..continua qui

La farsa dell’abolizione del canone rai

Il “bomba”, nel senso di quello che le spara grosse pur di impressionare. E più son grosse meglio è.

«È farsesca la proposta che Matteo Renzi vorrebbe avanzare alla direzione del suo partito per abolire il canone Rai. Prima il Pd, guidato dallo stesso Renzi, lo inserisce in bolletta obbligando tutti gli italiani a pagarlo. Poi finge di volerlo togliere, ma garantendo un cospicuo trasferimento di soldi dello Stato alla Rai. E di chi sarebbero questi soldi dello Stato se non sempre degli italiani? Siamo seri». Così Maurizio Gasparri….

Sparata elettorale di Renzi: “Aboliamo il canone Rai”. Ma è una presa in giro

Razzismo al contrario!

Discriminati gli italiani! Ma il business delle cooperative piace molto ai piddini…gli affari sono affari….

Soldi pubblici alle coop che assumono migranti

Nella manovra sgravi fiscali per i contratti a tempo indeterminato. Il centrodestra: «Cancelleremo la legge»

È il Jobs Act dei rifugiati, la decontribuzione che si confonde con l’accoglienza.

Un misura che mette insieme mondi che non dovrebbero dialogare: l’assistenza a chi sta scappando da guerre e gli affari. I precedenti che avrebbero consigliato di erigere un muro tra Coop e migranti non mancano. Le inchieste sui centri di accoglienza sono ancora in corso. Dentro lo stesso mondo delle Coop (in particolare da Confcooperative) c’è chi ha denunciato una deriva pericolosa. Eppure nella legge di Bilancio c’è chi ha deciso di investire sulle coop specializzate migranti…. continua qui

Per il consigliere PD non c’è differenza tra Presepe e bandiera della Pace

Accade a Rieti.. o meglio accade sulla pagina Facebook di Moreno Imperatori, consigliere comunale reatino. L’argomento di discussione era un post sulll’ordine del giorno presentato da Forza Italia sul Presepe in comune e sulla contrarietà della opposizione di sinistra. Quello che però è risaltato agli occhi di chi leggeva l’accesa discussione sotto al link di un vecchio intervento del consigliere Imperatori inerente l’approvazione del regolamento sull’uso del Gonfalone Comunale, argomentazioni valide secondo lui anche per il Presepe, è il commento dell’ex assessore e ora consigliere (PD) di minoranza Alessandro Mezzetti.

“La differenza tra il presepe e la bandiera della pace per me non esiste

fonte qui

C’è del marcio in UniCredit?

L’amico di Renzi, coinvolto nel caso Banca Etruria dall’ex ad di Unicredit, è stato e forse è ancora consulente dello stesso istituto.

Marco #Carrai è stato consulente di #Unicredit quando Federico #Ghizzoni ne era ancora amministratore delegato e, forse, lo è ancora. La clamorosa rivelazione arriva dal quotidiano online lanotiziagiornale.it con un articolo firmato da Stefano Sansonetti…

il post

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