Unicredit e il piano industriale…ce la farà o non ce la farà?

Analisi della situazione UniCredit dopo l’aumento di capitale in un post di investimentomigliore.borse.it

(…) Unicredit ha un piano piano strategico per il periodo 2016-2019, già presentato a suo tempo, che prevede sinteticamente questo:

  • un consistente rafforzamento patrimoniale: sia a seguito della cessione di Bank Pekao e Pioneer che attraverso un un aumento di capitale (già realizzati);
  • attività di de-risking: ovvero svalutazioni straordinarie su crediti e cessioni di sofferenze per circa 17,7 miliardi  (realizzati parzialmente per quanto riguarda la maxi svalutazione – quanto alla cessione di sofferenze vedremo);
  • misure per il miglioramento dell’efficienza e la riduzione dei costi: con un rapporto costi ricavi inferiore al 52% a partire dal 2019 (obiettivo ambizioso e lontano);
  • un miglioramento della redditività con un RoTE superiore al 9% a fine piano (obbiettivo ambizioso e lontano). (…)

 

 

Aumento capitale Unicredit, come saranno impiegati i proventi (SoldiOnLine)

LE AZIONI DEL PIANO DA SOSTENERE CON L’AUMENTO DI CAPITALE L’operazione mira a consentire a Unicredit di sostenere gli impatti negativi di alcune azioni previste nel piano strategico. Esse sono: la contabilizzazione di rettifiche nette su crediti (funzioni di una nuova strategia di gestione dei cre …

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Trattativa Unicredit: esuberi e welfare e…niente VAP

Le nostre priorità, già dichiarate al tavolo, sono le seguenti:

  • Volontarietà nell’adesione al Fondo Esuberi e adeguatezza degli incentivi all’esodo;
  • Riconoscimento del VAP 2016;
  • Premio aziendale 2017, calcolato sulla base di indicatori che intercettino l’aumento di produttività e redditività che dovrebbero generarsi dal Piano;
  • Inquadramenti che riconoscano e valorizzino le professionalità;
  • Formazione esigibile, efficace, verificata e certificata, anche alla luce delle numerose riconversioni previste;
  • Nuove assunzioni;
  • Misure che favoriscano la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro (es: banca del tempo, accoglimento delle richieste di part-time, flessibilità d’orario, permessi Dsa, smart-work, aspettativa non retribuita, diritto alla disconnessione…);
  • Insediamento di una commissione paritetica che monitori l’organizzazione del lavoro, anche avvalendosi del contributo diretto dei lavoratori, che più di chiunque altro, e a costo zero, possono dare suggerimenti per apportare miglioramenti. È necessario che l’introduzione delle nuove procedure, legate al nuovo modello di servizio, siano contestuali all’uscita delle persone, per non gravare su coloro che restano;
  • Conferma della copertura relativa alla premorienza, estendendola all’invalidità conseguente a malattia;
  • Equiparazione verso l’alto dei contributi aziendali ad UNICA.

Abbiamo dichiarato il nostro interesse e disponibilità ad affrontare tutti gli aspetti aperti in tema di welfare aziendale, in un’ottica di efficienza e miglioramento complessivo, in modo da redistribuire i risparmi conseguenti a vantaggio di tutti.

L’insieme di queste previsioni consentiranno di tenere in equilibrio le esigenze di chi esce, di chi resta, di chi entra, rendendo sostenibile un eventuale accordo.

Altre questioni da noi poste all’azienda sono il rientro dei lavoratori di ES-SSC, alla luce del conclamato fallimento del progetto industriale avviato con HP, e l’esigenza di conoscere la valenza strategica e chiarire l’impatto organizzativo e occupazionale dei lavoratori cd. My Agent. Le trattative proseguiranno nelle giornate del 16, 17 e 18 gennaio su tutte le materie oggetto del negoziato.

Qui l’intero comunicato sindacale: Unicredit: PIANO INDUSTRIALE 2017-2019 AVVIO DELLA TRATTATIVA

Le reazioni preoccupate della stampa internazionale al piano industriale di Unicredit

Reuters preoccupata sui conti di Unicredit, il Financial Times dà la notizia con preoccupazione. Anche il Guardian stamattina apriva la sezione economia con Unicredit dando la stessa lettura degli altri quotidiani.

Una piano industriale che non trova pieno appeal. Qui il post

Mustier: “ora si stanno pagando gli errori ereditati dalla vecchia gestione”

Mr. Mustier voleva forse dire che CLIENTI E LAVORATORI stanno pagando gli errori ereditati dalla vecchia gestione?

(…) Il nuovo ad, Jean Pierre Mustier, è arrivato a metà luglio e ha lavorato da subito con determinazione su tre fronti. Il primo è quello interno della governance, con la marginalizzazione di personaggi come il vicepresidente Fabrizio Palenzona, che negli anni di Ghizzoni è stato il vero dominus della banca assieme al suo braccio destro Roberto Mercuri e a una cordata di dirigenti che Mustier ha avuto il merito di allontanare (come il vice direttore generale Paolo Fiorentino) o ridimensionare (come il chief risk officer Massimiliano Fossati) anche per effetto del loro coinvolgimento nello scandalo Bulgarella. (…) piano industriale e del bubbone sofferenze e qui Mustier ha affondato davvero il bisturi, annunciando un maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro, la cessione di 17,7 miliardi di sofferenze e il taglio di circa un quinto dei dipendenti in tre anni. (…) La questione degli esuberi però non sarà di semplice gestione, anche perché il fondo di settore è allo stremo e le risorse indicate dal governo nella legge di Bilancio non è detto che siano sufficienti per tutti (Unicredit non è certo l’unica banca che programma ingenti tagli di personale nel prossimo triennio). (…) ha dichiarato Mustier, “che ora si stanno pagando gli errori ereditati dalla vecchia gestione”. (…)Vi è poi la decisione dell’amministratore delegato di autoridursi lo stipendio del 40%  a 1,2 milioni di euro, la rinuncia ai bonus per il 2016 e, soprattutto, a eventuali buonuscite in caso di addio alla banca. Sarà anche un tentativo di captatio benevolentiae nel momento in cui chiede sacrifici così duri sul fronte occupazionale, ma è una mossa che segna uno stile e un passo diverso rispetto a quello di tanti altri manager bancari italiani e non.(…)

qui l’articolo de ILFATTOQUOTIDIANO

Unicredit scalda i motori: modello di business verso trasformazione

Ci metteranno a vedere frigoriferi a tempo pieno 🙂

(…) La squadra di Mustier, infatti, sta mostrando molto dinamismo pur con la prudenza che il quadro situazionale implica. Ad oggi non ci sono indicazioni precise sul piano di rilancio ma è già emersa l’imminenza di un cambio radicale di strategie. E’ Il Sole 24 Ore ad affermare che il management di Unicredit è pronto a cambiare il modello di business. Non solo. Quello a cui il board punta è anche un ripensamento radicale dal punto di vista degli economics alla luce del fatto che i tassi bassi e la crescita lenta potrebbero durare per molti anni. (…)

 

Qui l’intero post

Bank Austria. A Vienna si prepara un’azione legale per tutelare i dipendenti pensionati.

Bank Austria  (controllata UniCredit) deve spendere circa 220 milioni di euro per le pensioni all’anno. Il ridimensionamento delle attività, con il trasferimento del perimetro CEE in capo alla Holding a Milano, preoccupa i lavoratori ed ex dipendenti della Banca che temono una contrazione di utili e la conseguente impossibilità di accantonare gli importi per il pagamento delle pensioni. Da qui l’iniziativa di intraprendere un’azione legale a tutela dei propri interessi. Sono più di 7.000 i pensionati/pensionandi interessati dalla ristrutturazione UniCredit.

Fonte

Unicredit: è un successo il piano d’esodo. Adesioni superiori alle richieste.

Venerdì 6 maggio si è svolto il primo incontro di verifica previsto dall’accordo 5 febbraio 2016, nel corso del quale l’Azienda ci ha comunicato l’esito dell’adesione ai piani di uscita volontaria.

Qui il comunicato sindacale

 

Unicredit firma il primo accordo collettivo con i sindacati per far uscire 470 dirigenti

Unicredit firma il primo accordo collettivo con i sindacati per far uscire 470 dirigenti

Nel credito, l’accordo siglato ieri sera dal gruppo Unicredit e dai sindacati (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin, Ugl credito) fa da apripista agli accordi sindacali per l’uscita dei dirigenti che fino ad ora sono sempre usciti attraverso accordi individuali. Il contratto dei dirigenti non prevede infatti soluzioni collettive, ma il gruppo ha scelto di avviare una procedura collettiva come accade per le aree professionali e i quadri, e di condividere il percorso con tutte le sigle sindacali. A maggior ragione dopo che, lo scorso anno, in Abi è stato siglato da tutte le sigle il contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti.

…continua…

 

Leggi anche :Unicredit: Fabi, con accordo su 470 esuberi evitati licenziamenti