Mascherine tricolori in piazza del Popolo

Atto terzo, le Mascherine tricolori scendono di nuovo in piazza in tutta Italia contro il governo. A Roma la manifestazione più grande: centinaia gli italiani, commercianti, partite iva e lavoratori autonomi che si sono radunati per protestare contro le inefficaci misure del decreto “Rilancio”. La protesta si è svolta nel rispetto delle norme anti contagio, ma ci sono stati alcuni attimi di tensione con le forze dell’ordine: “Polizia e carabinieri in assetto anti-sommossa che hanno creato di fatto un assembramento”, dichiarano le Mascherine tricolori.

Articolo: Mascherine tricolori, in centinaia manifestano a Roma. Tensione con la polizia (Foto e Video)

Al Forlanini ci ritroveremo Carola Rackete e le Ong

Ennesima figuraccia del PD e dei M5S. Quanto meno il tempismo per il via libera a questa assurda iniziativa fa ringhiare. Insomma, ancora una volta italiani presi per il fondoschiena!

#UniCredit conferma: anche a Roma è il “best place to work”

Questo comunicato sindacale mi sembra perfettamente allineato alle affermazioni che l’Head of Group Human Capital di #UniCredit ha fatto pubblicare sul portale aziendale qualche giorno or sono: Come padre, non vorrei mai che i miei figli lavorassero in una società che non li facesse sentire tutelati e rispettati…

Lasciamo a voi ogni commento

Scarica qui il comunicato sindacale

#Roma: si è svolto il 9 maggio lo sciopero delle mense aziendali di #Unicredit

Sintesi della news:

Sindacati del Terziario, Turismo e Servizi: Nella capitale – affermano le tre sigle – sono cinque i plessi in cui le lavoratrici e i lavoratori gestiscono la ristorazione: Molfetta, Bianchini, Anzani, Tupini e Fochetti. Da mesi si attende l’assegnazione della gara d’appalto, ma accade che uno dei cinque plessi, e nello specifico il Fochetti, venga affidato celermente tramite gara separata all’azienda Elior Ristorazione Spa. Inoltre, lo stabile di viale Tupini chiuderà entro giugno. A rischio 34 posti di lavoro.

 

Qui l’intero post:

Unicredit, scatta la protesta delle mense aziendali

RSA UniCredit Roma: IL DIGITALE CHE PRODUCE CARTACEO

IL DIGITALE CHE PRODUCE CARTACEO:

IL CASO DEL PROCESSO DI ARCHIVIAZIONE DEI DOCUMENTI

 

Dai colleghi riceviamo sollecitazioni a far emergere nuovamente il “caso” della farraginosa procedura di archiviazione dei documenti, muniti di codificazione a barre SAD6, gestiti dai Service esterni.

Nel caso di riscontro di difformità dei documenti inoltrati, questi non vengono restituiti al mittente con l’indicazione della problematica, ma se ne richiede una nuova stampa e un nuovo invio.

Con l’imbarazzo, fra l’altro, di dover riconvocare tutti i clienti e con ulteriore aggravio di lavoro allo sportello.

Per una banca che spinge verso il Digital i propri clienti, non diamo certo una immagine “digital” delle nostre strutture e delle nostre procedure.

Pc ormai obsoleti, tablet per il ritiro della firma digitale che si bloccano in continuazione, assistenza inadeguata per le macchine fotocopiatrici e per i bancomat: insomma, il sistema degli appalti non funziona.

Occorre modificare con urgenza il processo, anche con il superamento dell’inoltro dei documenti o quantomeno con la possibilità di poter riscontrare nell’immediatezza l’avvenuta stampa di tutti i moduli previsti o, altresì, introducendo la loro scannerizzazione, come già peraltro avviene per alcune tipologie di contratti.

Alcuni colleghi si sono organizzati nel fotocopiare tutto il materiale inviato, così da poter giustificare il proprio corretto operato, altri invece annaspano nel veder continuamente crescere le richieste di duplicazione e l’assolvimento dell’ulteriore compito di inoltro.

Le ristampe hanno anche un vincolo temporale e quindi non è dato sapere come avverrà la loro sistemazione.

Inoltre bisogna tener presente il problema della stampa moduli che spesso si interrompe o non genera tutti quelli previsti. E’ infatti risaputo che la tipologia di carta riciclata utilizzata genera inceppamenti nella stampa.

I tempi fra l’invio dei moduli e il riscontro sono lunghi e il sistema dei ticket per quelli sospesi non è risolutorio, ma si traduce in un aggravio del lavoro. Anche per i documenti “mancanti”, rispetto all’accompagnatoria, non si ammette replica: il Service ha sempre ragione.

Non riteniamo utile cercare colpevoli da una parte e dell’altra, ma siamo invece certi che occorra trovare una rapida soluzione, evitando così i rischi operativi e di reputazione sottesi, nonché gli ulteriori costi.

Il benessere passa anche attraverso una efficace organizzazione del lavoro, il cui compito spetta all’Azienda ma è nostro, e lo rivendichiamo, quello di sollevare criticità e proporre soluzioni per il bene di tutti.

 

 

Roma, 18 febbraio 2019

 

RR.SS.AA DI ROMA – UNICREDIT SPA

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN

UniCredit e le carenze organizzative in quel di Roma

LA LUNGA STORIA

DELLA FILIALE OPERATIVA CORPORATE DI ROMA

 

Il 4 ottobre si è svolta l’assemblea unitaria congiunta delle Lavoratrici/ori di Unicredit SpA ed Unicredit Services della Filiale Operativa Corporate di Roma, presso lo stabile di L.go Anzani.

L’alta partecipazione ha riconfermato nelle scriventi OO.SS. la consapevolezza delle numerose criticità irrisolte e da tempo denunciate all’azienda, la stessa che dallo scorso 19 luglio ha sul tavolo una richiesta urgente d’incontro da parte delle RR.SS.AA. di Roma di Unicredit SpA, che resta a tutt’oggi inevasa.

Le principali tematiche emerse sono :

  • Formazione assente;
  • assenza di normativa di riferimento;
  • carenza organizzativa e opacità dei processi lavorativi
  • mancata applicazione delle politiche di conciliazione dei tempi vita-lavoro che vedono nell’accordo del 2009 sull’orario della piazza di Roma una fonte normativa. Tale accordo trae origine dal fatto che la città di Roma ha delle specificità territoriali non replicabili in altre realtà

Queste OO.SS. esprimono la loro forte preoccupazione per la tenuta complessiva del progetto, a fronte delle notevoli disfunzioni sin qui registrate.

Abbiamo ricevuto un pieno mandato dalle Lavoratrici e dai Lavoratori per la proclamazione dello stato di agitazione in caso di mancate risposte immediate da parte dell’azienda. In tal senso ci attendiamo una convocazione formale per l’incontro con le RR.SS.AA. di Roma da effettuarsi entro il prossimo 18 ottobre.

L’eventuale, non auspicabile, insuccesso del progetto aziendale sarà imputabile esclusivamente ai vertici del gruppo Unicredit.

Roma, 4 ottobre 2018

 

 

RR.SS.AA DI ROMA – UNICREDIT SPA – UNICREDIT SERVICES

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN

UniCredit Services. I problemi son sempre gli stessi….

Unicredit Snervices

Nel comunicato “UBISTRATTATI” del 3 aprile scorso abbiamo illustrato gli effetti del pressapochismo con cui l’Azienda gestisce il nostro Polo di Roma. L’Azienda che, va detto, non è rimasta insensibile al nostro comunicato e ha posto subito riparo alla imbarazzante situazione, affrettandosi a cambiare nome in modo da evitare ulteriori sarcastici giochi di parole. Non più Ubis-trattati quindi, ma Unicredit Servi-ces, a conferma di quanto avevamo compreso da tempo e non avevamo il coraggio di ammettere apertamente.

In quel comunicato denunciavamo l’inspiegabile blocco del Flexible Working, i colli di bottiglia dei Focal Point, il pasticciaccio brutto del Corporate. Poi nella prima decade di maggio abbiamo ascoltato direttamente da voi, nelle assemblee delle semestrali, le notizie fresche da chi sta sul pezzo. E il museo degli errori si è arricchito di organici sottodimensionati, reperibilità selvaggia, formazione fatiscente.

Abbiamo trascritto il tutto in una relazione dettagliata e l’abbiamo consegnata all’Azienda a giugno. Pensavamo di avere un riscontro immediato perché, pensa un po’, credevamo che a Unicredit Services interessasse ciò che non funziona in Unicredit Services. Invece nulla, fino all’11 settembre scorso in cui l’Azienda ci ha convocato.

In quella sede, finalmente, l’Azienda non ha fatto muro ma si è dimostrata estremamente elastica, riuscendo a scansare tutte le nostre e le vostre domande con l’agilità di un supereroe che esce dal fuoco incrociato senza un graffio.
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Un supereroe pacifista che non spara cartucce ma qualcos’altro. E che non esita, alle strette, ad evocare come un mantra il “Piano Città di Roma” che, visti i tempi geologici con cui attendiamo il flexible working, va inteso come “Piano, città di Roma”.

Insomma un meccanismo inesorabile che rimanda, evita, minimizza, sublima. Una instancabile macchina sparapalle, naturalmente nel senso letterale, di quelle usate per i tennisti per intenderci.

Sempre in quella sede abbiamo chiesto riscontro all’Azienda della nostra lettera del 7 giugno 2018 con la quale contestavamo la riduzione del premio Una Tantum di produttività esercizio 2017 per i colleghi con permessi legge 104. Il silenzio è stato imbarazzante.

In data 13 aprile 2018 è stato firmato con l’Azienda un accordo (nuove misure per la promozione della conciliazione fra vita professionale e vita privata) con il quale per esempio, per dare sostegno a chi si trova in difficoltà in determinati momenti della vita, è possibile convertire il premio di produttività relativo all’esercizio del 2018 in erogazione nel 2019, in giornate fino a un massimo di 5 (Welfare day); peccato che il premio da convertire sarà diminuito delle giornate di 104 fruite perché sei in uno stato di bisogno.

Non si capisce, tra l’altro, perché non si possa prendere esempio da qualche concorrente che abbattendo l’IVA infragruppo ha raggiunto ingenti risparmi (si parla di milioni di euro) reinternalizzando la propria società di servizi… Si ha forse paura di creare duplicazioni negli organigrammi o si vuole avere le mani più libere per operazioni di cessione selvagge o future esternalizzazioni?
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Che dire? In questa azienda si è tutto ribaltato. Il Personale che ti dice di andare in ferie. I cavalli da corsa che devono lasciare spazio agli asini. I lavoratori del più grande centro urbano a cui viene impedito di lavorare un giorno da casa.

E adesso un sindacato che rimprovera l’azienda di assenteismo. C’è da rischiare l’esaurimento. Da Ubistrattati a Unicredit Snervices: ma non cambiate nome anche stavolta.

 

le RR.SS.AA di UBIS – Polo di Roma

Roma 20/9/2018

Fico, addio agli autobus: meglio le auto blu. La Camera ne compra sette

Quella foto di Roberto Fico che va alla Camera in autobus ha fatto ridere tutti (tranne gli accaniti sostenitori pentastellati). Lui, seduto e solo (bontà sua, a Roma i mezzi pubblici sono super-affollati), E soprattutto con un fotografo nei paraggi, pronto a immortalare la scena. Niente auto blu, “è uno di noi”, i commenti degli elettori grillini che vedevano in quell’immagine la rivoluzione. La storiella non poteva reggere. Per  “motivi di sicurezza” – com’è nella logica delle cose – si è tornati al presidente della Camera doverosamente in auto blu, anche se gli scatti stavolta non hanno fatto il giro del web.

Anna Lou Castoldi: Buon sangue non mente…

Un pullman imbrattato dell’Atac, le foto sul social network Instagram e tanto orgoglio per il gesto appena compiuto da parte di Anna Lou Castoldi figlia di Asia Argento e del cantante Morgan.(…) È stato il sito “Roma fa schifo” a portare all’attenzione la bravata della giovane ai danni dei mezzi pubblici della Capitale. (….) Il commento della pagina Facebook, che ha denunciato l’accaduto è affilato: «A Roma l’atmosfera di abbandono e impunità è tale che anche se sei un personaggio pubblico, puoi permetterti di danneggiare quello che è di tutti e vantartene sui social media». (…)

La figlia di Asia Argento vandalizza i bus Atac e si vanta via social: piovono insulti

Meloni non molla: “Continueremo a batterci per la via ad Almirante”

“La vicenda dell’intitolazione di una strada di Roma a Giorgio Almirante sarebbe solo una delle tante pagine grottesche dell’amministrazione grillina della Capitale d’Italia se non riguardasse la memoria di un grande uomo politico e la piccolezza di chi oggi vorrebbe ergersi a suo giudice morale e storico senza averne alcun titolo”.

“Ancora più grave – scrive Meloni nel suo intervento – è l’ipocrisia verso un politico che per 50 anni ha partecipato pienamente alla vita democratica di questa nazione esprimendo, con il Msi, politici e rappresentanti istituzionali. Anche a Roma, nell’aula del Campidoglio, e anche in Parlamento, in anni in cui persone che l’antifascismo lo avevano praticato veramente, non si sono mai sognate di considerare Almirante un intruso, indegno del panorama politico italiano”.

“Oggi- continua Meloni-, dopo che trent’anni fa al funerale di Almirante parteciparono, tra gli altri, i comunisti Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti, alcuni pensano di poter giudicare una vita così ricca d’amore per l’Italia utilizzando l’arma della censura e della malafede. Quelli che attaccano il ricordo di Almirante e noi, colpevoli di volerne omaggiare l’importanza, sono gli stessi che hanno dedicato vie e piazze al maresciallo Tito, uno sterminatore di italiani, a Lenin, padre della sanguinaria dittatura comunista, a Palmiro Togliatti, che appoggiò l’occupazione di Trieste da parte dei comunisti di Tito, perché ‘bisogna saper contestualizzare’. È la stessa ipocrisia – fa notare Meloni – che fa di Giorgio Bocca, Dario Fo, Eugenio Scalfari grandi punti di riferimento della cultura radical chic nonostante la loro passata adesione al fascismo”.

“Evidentemente – conclude Meloni – l’ostilità del Partito Democratico e l’ignoranza incapace del Movimento 5 Stelle non si sono abbattute su Giorgio Almirante per il suo passato fascista ma per la gravissima colpa di non essersi piegato al pensiero unico dominante, di non essere diventato anche lui un nemico di parole e valori come Patria, Onore, Famiglia e – ci riflettano i grillini – Onestà”.

Fonte: Il Secolo d’Italia

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