Il “razzismo etico” della sinistra in un articolo del 2008 ancora attuale

Nel mondo del Politically correct potrebbe essere un articolo contemporaneo, invece sono già passati dieci anni dalla sua pubblicazione (aricolo scritto fra l’altro da un professore universitario progressista).  Quei progressisti a cui il professor Ricolfi fa riferimento ci sono ancora tutti ed ancora pensano di essere e di rappresentare la parte sana e migliore del Paese, di essere gli unici titolati a raffigurare questo Paese (che tra l’altro odiano) in quanto titolari di una superiorità etica, morale, politica e culturale.

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Pubblicato il 17/04/2008
Ultima modifica il 17/04/2008 alle ore 07:22
LUCA RICOLFI

Il risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po’ tutti, ma fra i cosiddetti osservatori – giornalisti, commentatori, studiosi, sondaggisti – lo sgomento è particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il risultato finale?

Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?

La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia, ve n’è una che a me pare più importante delle altre. Gli psicologi sociali la chiamano «desiderabilità sociale», Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò – più crudamente – di «razzismo etico». In breve si tratta di questo: quando una persona viene intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che l’intervistato pensa, ma anche da quel che l’ambiente intorno a lui gli suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che è «in». Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è «out». Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad esempio l’ostilità verso gli immigrati), una parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile.

Che centra tutto questo con il voto di domenica? C’entra, ma bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze politiche cui essa – la parte sana del Paese – non riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di Calderoli.

Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno anche che – in molti contesti – saranno giudicati severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c’è una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c’è una parte del Paese che – proprio per questo – si sente permanentemente sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell’avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di «lealtà repubblicana», si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all’avversario politico (da questo punto di vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno rispetto dell’avversario).

Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi dimostrano che – quando è intervistata – la gente si vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce l’aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: «A volte mi vengono delle idee che non condivido». Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni della sinistra «politicamente corretta» sono diffusi in modo leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco pornografico (è successo a me).

Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di votare un partito «democratico» o pienamente sdoganato non hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un «partito maledetto» – ossia un partito di cui i «sinceri democratici» dicono tutto il male possibile – puoi essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell’elettorato italiano, che il «complesso dei migliori» era una delle grandi malattie della cultura di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i «partiti maledetti» mi fa pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da quella malattia l’Italia non sia ancora uscita.

Immagine: Via Giphy

50 sfumature di stupro

50 sfumature di stupro

Perchè in fondo ci sono stupri un po’ meno stupri, avete presente no, quegli stupri che verrebbero “giustificati” dal fatto che forse le donne si vestono in modo troppo provocante, quelli che se le donne restassero a casa non verrebbero stuprate. Di conseguenza ci sono anche le molestie un po’ meno molestie. Ce le stanno insegnando in questi giorni, dopo i recenti fatti in Germania, molti rappresentanti del sinistro pensiero. Ad esempio la pagina Facebook Osservatorio Antifascista si lancia in una disquisizione di ben 10 punti (avete capito bene sanno contare fino a 10) sui recenti fatti di Colonia, cercando di fare chiarezza: 

“Punto 1: La destra e Salvini stanno strumentalizzando il fatto per seminare odio e raccogliere consensi.
Punto 2: Ricordiamoci che i tedeschi durante la II Guerra Mondiale hanno ucciso milioni di persone.
Punto 3: In Italia e nel resto del mondo avvengono milioni di stupri ogni giorno all’insaputa della maggior parte dei cittadini.
Punto 4: Berlusconi ha fatto molto di peggio.Si è macchiato di pedofilia, corruzione, favoreggiamento della prostituzione, etc…
Punto 5: I mass media controllati da Berlusconi per fare audience parleranno della vicenda innumerevoli volte
Punto 6: Gli accusati, molto probabilmente, sono fuggiti da guerre, carestie e indigenze varie. Si saranno sentiti emarginati e in carenza di affetto, quindi hanno agito di conseguenza.
Punto 7: Non saranno stati 1000 stupratori, i numeri sono stati gonfiati.Inoltre non è giusto chiamarli in modo tale, ma bensì, andrebbero chiamati al massimo molestatori.
Punto 8: Questo è l’ennesimo attacco islamofobo, razzista e bigotto da parte dei media filofascisti.
Punto 9: Populismo e demagogia trionfano sull’opinione pubblica. Il fatto che fossero tutti e 1000 immigrati non conta. Sarebbero potuti essere benissimo 1000 italiani o 1000 tedeschi.
Punto 10: Generalizzare è sbagliato. Lo stupro non è un esclusiva degli immigrati, ma di tutti gli uomini.”

Ovviamente anche qui è tutta colpa di Berlusconi, ma ormai non fa più notizia, è quasi tradizione. Quindi i poveretti si sentivano soli ed emarginati, non potevano che comportarsi così.

Il post

Quando si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta…

Banche: la sinistra che non c’è

Le immagini della gente disperata che si riunisce in assemblee pubbliche per capire cosa fare, per raccontare la propria storia, per cercare un minimo di conforto, fanno tanto paese in declino, sull’orlo di un collasso economico-sociale. E mettono tristezza, angoscia, inquietudine. (…) Quello che ci chiediamo in queste ore, piuttosto, è dove siano finiti i girotondi, i comunisti difensori del popolo, la sinistra della giustizia sociale, i no global, i no banche, tutti quelli che, se al governo ci fosse stato Berlusconi, avrebbero messo a ferro e fuoco l’Italia. Dove sono gli scoop sensazionali di Repubblica? Dove sono le inchieste giornalistiche del Corriere? Dov’è il Pd che chiedeva in continuazione le dimissioni del primo ministro? Siamo preoccupati, anzi no. Non lo siamo, perché questa è la sinistra italiana che denunciamo ogni giorno. E’ una sinistra fatta di incoerenza e sfacciataggine.

Il conflitto d’interessi che esiste per Berlusconi ma non per la Boschi

L’eurozona? Una “mostruosa, antidemocratica cosca di creditori” (Imolaoggi)

Eh già, come non ricordare gli attuali sinistroidi sostenitori di Alexīs Tsipras (M5S uber alles) che nel 2011 alzarono la voce e scesero in piazza per protestare contro la Troika per quello che stava facendo all’Italia…

Siamo chiari. Ciò che Berlino e Francoforte hanno fatto alla Grecia, possono – e hanno la volontà – di farlo agli altri Paesi. Nel 2010 hanno ricattato il governo irlandese ponendo a carico dei contribuenti 64 miliardi di euro di debiti bancari. Nel 2011 hanno costretto a dimettersi il Primo Ministro italiano regolarmente eletto, Silvio Berlusconi. Sicuramente incalzeranno il futuro governo portoghese, Paese anch’esso molto vicino all’insolvenza. E sì, faranno i bulli con la Slovacchia e gli altri che adesso li incoraggiano e sostengono.

L’eurozona? Una “mostruosa, antidemocratica cosca di creditori”

(Immagine: www.worldwebnews.it)

La “macchina del fango” ha un buco nella gomma…

Culone che non lo erano

…Ora io mi chiedo che cosa dovrebbe accedere a margine del più vergognoso falso giornalistico degli ultimi anni, quello del Berlusconi che al telefono definisce «culona inchiavabile» Angela Merkel. In generale, dal 2010 in poi si è associato alla «macchina del fango» il raccogliere materiale d’accatto e il pubblicare intercettazioni irrilevanti: ma qui siamo di fronte a intercettazioni inesistenti che hanno portato un danno incalcolabile – incalcolabile davvero, non è un’espressione messa così – a un intero Paese.
La premessa è che, a Bari, sono stati resi pubblici tutti i faldoni con le intercettazioni tra le quali avrebbe dovuto esserci quella sulla Merkel: ma l’intercettazione non c’è. I giornalisti li hanno letti tutti: non c’è. È pieno di intercettazioni penalmente irrilevanti (che non sono state stralciate, evidentemente) ma quella non c’è. E se non c’è, non fosse chiaro, significa che non esiste. Formalmente e informalmente. Eppure non c’è italiano anche analfabeta che non attribuisca a Berlusconi quella battuta….

L’articolo qui: http://www.qelsi.it/2015/culone-che-non-lo-erano-di-filippo-facci/

Beh, visto “l’ironia” di Mr. Berlusconi questa citazione l’avrà sicuramente pensata… ed infondo quella battuta sulla Merkel creata ad arte da qualche giornalista resta e resterà sempre una  inconfessata verità: la Merkel è politicamente oltre che fisicamente  una cu…..

Fanatapolitica? Rinasce la DC…

Retroscena/ Renzi e Silvio rifanno la Dc. Insieme in un partito unico

RETROSCENA CLAMOROSO – Il patto del Nazareno va ben al di là della legge elettorale e delle riforme istituzionali. Tra il premier e l’ex Cavaliere, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, ci sarebbe un accordo per formare insieme un nuovo soggetto politico centrista. Nel conto l’uscita dal Pd della minoranza, verso Vendola, e l’addio a Forza Italia di Fitto, Capezzone e forse anche Brunetta (con Lega e Fratelli d’Italia). I dettagli qui

(Immagine: http://www.puntodivista.info)

CUB – Che tristezza…ma è questo il mio sindacato?

Siamo un sindacato da baraccone, da slogan folkrositici tipici della demagogia di sinistra?

Se chi dovrebbe impegnarsi per difendere gli interessi e per tutelare i lavoratori  ritiene che la priorità sia questa, direi che abbiamo un problema. Ed anche serio.

Lungi da me l’idea di difendere Berlusconi, ma se nel mio sindacato pensano che ai lavoratori importi che un ottantenne sia meglio che sconti la pena a casa o ad aiutare i malati, penso vivano lontano dalla realtà.

Ai giovani neo diplomati o laureati che cercano un lavoro e non lo trovano, ai cinquantenni che l’hanno appena perso e vivono con l’incubo di non trovarne un altro o a chi da anni vive con l’incubo di perderlo da un giorno all’altro; a chi vede costantemente ridursi il potere d’acquisto del suo salario, a chi vedere ridursi i propri diritti rinnovo di contratto dopo rinnovo di contratto e che non  vive con le fette di demagogia sugli occhi, beh, penso che tutto ciò interessi il giusto e non ne faccia una propria battaglia. Abbiamo bisogno di un sindacato che faccia il suo lavoro onestamente e con grande impegno. Un sindacato appunto, non l’ennesimo soggetto politico. Un sindacato se sappia essere al fianco dei lavoratori in ogni sfida, non che cerchi la ribalta basata sull’odio e sul rancore.

Le energie andrebbero investite per contrastare quegli imprenditori che sfruttano il lavoro nero, a quelli che evadono sistematicamente le tasse, a quelli che chiedo il “pizzo” per farti lavorare, a quelli che non si preoccupano della salute e della sicurezza sui posti di lavoro; come anche per contrastare ed allontanare quei sindacalisti che per un interesse di parte (o peggio ancora personale) svendono i propri iscritti ed i lavoratori.

Queste dovrebbero essere le nostre battaglie, quello che ci dovrebbe distinguere dalle altre organizzazioni sindacali. Altrimenti finiamo per essere come loro. Solo chiacchiere e folkrore.

 

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