La democrazia sindacale questa sconosciuta…. e la “materia grigia” idem!

Se combiniamo la picture postata dalla Fisac Cgil di #Unicredit come testata del proprio sito con il post sulle votazioni sul fondo pensione di gruppo, quello che balza subito all’occhio è che la Fisac ha ragione: la materia grigia è veramente a richio! Per motivi diversi da quelli che voglio farci credere i soliti compagnucci (se non è fascismo o populismo è razzismo… che volete, le armi son quelle e gli argomenti scarseggiano).  Leggere un comunicato con toni così boriosi come quello sulla riforma dei Fondi Pensione voluti da UniCredit è alquanto stucchevole. Continua a leggere

Jean-Pierre Mustier e le tensioni in #UniCredit

Tensioni con i sindacati, fibrillazioni con le fondazioni azioniste, rumors su manovrine in Mediobanca con Luciano Del Vecchio. Non mancano gli spunti in casa di Unicredit per parlare del pensiero e dell’azione di Jean-Pierre Mustier. Leggilo qui:

Ecco tutti i subbugli in casa Unicredit di Mustier (su Bisoni e non solo)

Inchiesta de “La Verità” sui sindacati dei marittimi.

Un ex rappresentante svela le manovre per imbarcare sulle navi italiane solo extracomunitari. Le sigle, che incassano su ogni uomo imbarcato, manovrano per favorire gli immigrati e alcuni di loro sono stati ‘intercettati’: «Crepino i napoletani».

Sindacalisti intercettati: «Crepino gli italiani così possiamo far lavorare gli immigrati».

First Cisl: le sanzioni a manager e i garanti in CdA

«serve una legge che punisca chi procura i disastri bancari mentre nei cda deve sedere un garante pubblico indicato dalla Banca d’Italia di concerto con il Mef e una rappresentanza minima dei dipendenti negli organi di controllo»

Si può condensare in queste poche righe la proposta della First Cisl per evitare il ripetersi di crisi bancarie simili a quelle che in questi anni hanno bruciato più di 30 miliardi di euro.

Un danno economico aggravato dalla perdita di 14.000 posti di lavoro (a cui si devono aggiungere altre 5.000 uscite in Intesa), 470.000 azionisti che hanno perso del tutto o in parte i loro risparmi e migliaia di obbligazionisti.

Sulla carta una buona proposta, se non altro logica. Ma sapendo che nel CdA le due figure citate sarebbero meri “spettatori”… è difficile quantificarne il valore aggiunto.

Bisognerebbe leggere la proposta nel dettaglio.

L’articolo qui

Le pressioni commerciali in Banca Etruria per collocare le obbligazioni subordinate.

E’ la ricostruzione della Guardia di finanza (nucleo di polizia tributaria di Arezzo). Ma i sindacati in Banca Etruria dov’erano? Non sapevano? Con tanto di mail (lette in aula dal finanziere) e con almeno 1 caso di dimissioni per ostracismo, nessuno si è accorto di nulla?

Domanda: c’è stata denuncia all’autorità giudiziaria da parte dei sindacABI? Oppure si saranno limitati a scrivere il solito volantino smacchia coscienza?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Ps – Questo mi ricorda un po’ Carlo Verdone quando impersonava il politico “sempre teso”

Una speranza SEMPRE TESA alla consapevolezza, una speranza SEMPRE TESA, alla certezza, una speranza SEMPRE TESA all’ottimismo. E non c’è ottimismo se non si è SEMPRE TESI, al chiarimento SEMPRE TESI, alla verifica SEMPRE TESI……………Amici, era chiaro allora che il governo aveva le mani legate.

 

L’articolo:

Banca Etruria, comandante tributaria: “C’era una ‘cabina di regia’ per collocare titoli” 

(…) La “cabina di regia”, così come è stata definita in aula, valutava giorno per giorno il lavoro dei dipendenti, alcuni chiamati ora a rispondere di truffa aggravata, è stato sempre ricordato da Abruzzese. “Alcuni venivano elogiati e premiati , altri ostracizzati per non aver adempiuto all’esigenze di vendere i bond e costretti a trasferimenti o a dimissioni immediate (come nel caso di una dipendente) per non affrontare un oneroso trasferimento”.
Abruzzese ha anche letto alcune mail di incitamento a vendere quelle obbligazioni subordinate che sarebbero finite azzerate con il decreto salvabanche.

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Altro che festa del lavoro…a Trieste i sindacalisti della triplice sono senza vergogna!

Questa immagine vale più di molte parole!

Il commento di Giorgia Meloni.

«Durante il corteo del primo maggio sono riapparsi tricolori con la stella rossa. I tricolori di chi, servo del maresciallo Tito e del comunismo, ha infoibato, ucciso, cacciato dalle proprie case centinaia di migliaia di italiani. I sindacati e la sinistra non hanno proprio nulla da dire?  Cosa c’entrano le bandiere dei partigiani titini che hanno insanguinato Trieste con i diritti dei lavoratori?»

Alcuni commenti su FB

“I sindacati della triplice ospitano al corteo questi “personaggi” che festeggiano l’ occupazione di Trieste da parte delle truppe titine: cade proprio il primo maggio; da quel giorno del ’45, per quaranta giorni, Trieste rimase nelle mani degli infoibatori. Sono dei nostalgici titini negazionisti! Gentaglia !”. Infoibatori, assassini: le bandiere con la Stella rossa sono il simbolo di questa infamità.

Anche i sindacati bancari seguono le mode del momento.

Il compito principale, o forse unico, di un sindacato è la tutela dei lavoratori. Non la difesa dei privilegi di alcuni, non la ricerca ed il mantenimento di posizioni di potere e la spartizione di poltrone, non impegni pseudo politici che seguano la moda del momento. La difesa, invece, dei posti di lavoro, nelle situazioni nelle quali, purtroppo e drammaticamente sempre più frequenti, essi sono a rischio.

Sentire poi sigle sindacali (come quelle dei bancari) parlare di “democrazia” mette l’orticaria… Democrazia e sindacato? Due parole che non si possono usare nella stessa frase. I sindacati sono tutto tranne che democratici. Gli stessi sindacalisti nella maggior parte dei casi non sono neppure nominati dalla “base” (siano essi i propri iscritti o i lavoratori).
I Sindacati ormai sono una lobby che rappresenta più un potere economico e politico che sociale.
Basti pensare alle manifestazioni i difesa dell’Art.18. In centinaia di migliaia in piazza quando a chiederne la riforma era il Governo Berlusconi, pressoché nessuno quando la riforma è passata con il voto del PD.
Se a questo aggiungi che molti ancora fieramente espongono la falce e il martello, simbolo storico di antidemocrazia, oppressione e violenza, beh, il cerchio si chiude.

Sono questi i sindacalisti che ci rappresentano e che dovrebbero difendere i nostri diritti?
Occorre un nuovo modello di rappresentanza sindacale. Occorre  equiparare  le organizzazioni sindacali ad enti pubblici con obbligo di bilancio, rendicontazione, pubblicità, limiti e modalità di spesa.
Modifica dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che riconosce il diritto di rappresentanza alle associazioni sindacali che risultino firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Occorre invece riportare la democrazia sindacale nelle Aziende, attribuendo ai lavoratori il diritto di scegliere i propri delegati sindacali svincolandoli dalle lobby della “triplice” che oggi rappresentano interessi più politici che sindacali.
Occorre abolire il conservatorismo sindacale ancorato a forme di gestione tipiche degli anni settanta ed ormai superate.
Con i profondi cambiamenti che il mondo del lavoro ha subito il sindacato si è trovato incapace di affrontare tempestivamente le problematiche inerenti le nuove emergenti tipologie di lavoratori. I sindacati sono in grande difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti della società.
Il cambiamento del mondo del lavoro deve essere accompagnato da un aggiornamento del modo di fare sindacato e di essere vicino ai lavoratori. Occorre perciò premiare coloro che effettivamente si spendono per tutelare i diritti e le retribuzioni dei lavoratori favorendo il riconoscimento di contratti di categoria con diritti minimi per tutti i dipendenti e contratti integrativi stipulati anche da singole Organizzazioni e validi solo per i loro iscritti. Questo permetterebbe anche di limitare la strumentalizzazione del sindacato a fini politici.
Torniamo al principio originario previsto dalla Costituzione.
Art. 39 Costituzione: “…Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria  per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce…” Poiché attualmente i sindacati operano come enti di fatto, i contratti di lavoro hanno efficacia limitata ai soli iscritti alle associazioni stipulanti. Tuttavia, la dottrina prevalente e la giurisprudenza (Cass. 2430/80, 5576/80, 190/81) ritengono che i contratti collettivi sono ugualmente applicabili alla generalità dei lavoratori anche se l’uno o l’altro (o entrambi) i soggetti del rapporto individuale non siano iscritti.
Assolutamente da modificare!

…continua qui

Anche i sindacati bancari seguono le mode del momento.

Il compito principale, o forse unico, di un sindacato è la tutela dei lavoratori. Non la difesa dei privilegi di alcuni, non la ricerca ed il mantenimento di posizioni di potere e la spartizione di poltrone, non impegni pseudo politici che seguano la moda del momento. La difesa, invece, dei posti di lavoro, nelle situazioni nelle quali, purtroppo e drammaticamente sempre più frequenti, essi sono a rischio.

Sentire poi sigle sindacali (come quelle dei bancari) parlare di “democrazia” mette l’orticaria… Democrazia e sindacato? Due parole che non si possono usare nella stessa frase. I sindacati sono tutto tranne che democratici. Gli stessi sindacalisti nella maggior parte dei casi non sono neppure nominati dalla “base” (siano essi i propri iscritti o i lavoratori).
I Sindacati ormai sono una lobby che rappresenta più un potere economico e politico che sociale.
Basti pensare alle manifestazioni i difesa dell’Art.18. In centinaia di migliaia in piazza quando a chiederne la riforma era il Governo Berlusconi, pressoché nessuno quando la riforma è passata con il voto del PD.
Se a questo aggiungi che molti ancora fieramente espongono la falce e il martello, simbolo storico di antidemocrazia, oppressione e violenza, beh, il cerchio si chiude.

Sono questi i sindacalisti che ci rappresentano e che dovrebbero difendere i nostri diritti?
Occorre un nuovo modello di rappresentanza sindacale. Occorre  equiparare  le organizzazioni sindacali ad enti pubblici con obbligo di bilancio, rendicontazione, pubblicità, limiti e modalità di spesa.
Modifica dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che riconosce il diritto di rappresentanza alle associazioni sindacali che risultino firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva.
Occorre invece riportare la democrazia sindacale nelle Aziende, attribuendo ai lavoratori il diritto di scegliere i propri delegati sindacali svincolandoli dalle lobby della “triplice” che oggi rappresentano interessi più politici che sindacali.
Occorre abolire il conservatorismo sindacale ancorato a forme di gestione tipiche degli anni settanta ed ormai superate.
Con i profondi cambiamenti che il mondo del lavoro ha subito il sindacato si è trovato incapace di affrontare tempestivamente le problematiche inerenti le nuove emergenti tipologie di lavoratori. I sindacati sono in grande difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti della società.
Il cambiamento del mondo del lavoro deve essere accompagnato da un aggiornamento del modo di fare sindacato e di essere vicino ai lavoratori. Occorre perciò premiare coloro che effettivamente si spendono per tutelare i diritti e le retribuzioni dei lavoratori favorendo il riconoscimento di contratti di categoria con diritti minimi per tutti i dipendenti e contratti integrativi stipulati anche da singole Organizzazioni e validi solo per i loro iscritti. Questo permetterebbe anche di limitare la strumentalizzazione del sindacato a fini politici.
Torniamo al principio originario previsto dalla Costituzione.
Art. 39 Costituzione: “…Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria  per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce…” Poiché attualmente i sindacati operano come enti di fatto, i contratti di lavoro hanno efficacia limitata ai soli iscritti alle associazioni stipulanti. Tuttavia, la dottrina prevalente e la giurisprudenza (Cass. 2430/80, 5576/80, 190/81) ritengono che i contratti collettivi sono ugualmente applicabili alla generalità dei lavoratori anche se l’uno o l’altro (o entrambi) i soggetti del rapporto individuale non siano iscritti.
Assolutamente da modificare!

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Mai più fascismi, sindacati ribadiscono il valore della democrazia

Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Uilca e Unisin hanno realizzato cartoline che raccolgono l’appello nazionale promosso il 3 gennaio scorso.

(…) La Festa della Liberazione è quindi momento della memoria e di monito contro rigurgiti di violenza, odio, xenofobia e razzismo, sempre pronti a uscire dal buio della storia in cui sono stati relegati dalla determinazione e dal sacrificio di persone normali, che trovarono nella coesione la forza e il coraggio di ribellarsi.

Sono gli stessi principi di riferimento alla base della nascita e dello sviluppo del movimento sindacale, che nel mondo costituisce baluardo e simbolo attivo di solidarietà, libertà, giustizia e forza, unito contro qualsiasi forma di prevaricazione, discriminazione e sfruttamento. (…)

Tutto l’articolo qui

Immagine: Michele Pivetti

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Ancora la retorica della triplice sindacale?

Tante belle parole spese dai big della triplice sul mondo dei bancari. In attesa di capire se si tratta della solita retorica stucchevole ed un po’ da “prima  Repubblica” o se ci sono (anche) idee concrete e come queste si tradurranno nel vivere quotidiano,  è bene ricordare un passo di un articolo di Paola De Vivo pubblicato da Repubblica nel 2014 ma sempre attuale (DIETRO LA RETORICA DEI SINDACATI C’È LA COOPTAZIONE NEI POSTI DI POTERE).

(…) I sindacati territoriali ripropongono lo schema nazionale del rapporto di cooptazione e di scarsa autonomia dai partiti di riferimento. Una debolezza nella critica che dipende anche dal fatto che l’attore sindacale è co-gestore delle politiche regionali. Il rapporto tra politica e sindacato diventa, così, pervasivo. Consigli di amministrazione di società partecipate, bandi per progetti in cui i beneficiari sono strutture affini ai sindacati, attività di formazione commissionate senza alcuna ricaduta occupazionale, diventano il viatico per una redistribuzione delle risorse pubbliche che finisce per dipendere dalla maggiore vicinanza con i partiti al potere. (…)

C’è un abbraccio mortale tra politica e sindacato? La situazione di crisi attuale, è colpa anche dei sindacati? C’è chi ha avuto il coraggio di mettere in dubbio l’operato di questi sindacalisti… e niente meno che l’ex Premier Matteo Renzi! Ha avuto l’audacia di ricordare ai sindacati di non avere più la rappresentatività che venti, trenta e quarant’anni fa consentiva loro di essere interlocutori fondamentali per le scelte politico-economiche strategiche del Paese. È riuscito ad allineare l’Italia alle realtà occidentali, in cui la legge di bilancio non viene certo discussa con le organizzazioni confederali. …continua qui

Ancora la retorica della triplice sindacale?

Tante belle parole spese dai big della triplice sul mondo dei bancari. In attesa di capire se si tratta della solita retorica stucchevole ed un po’ da “prima  Repubblica” o se ci sono (anche) idee concrete e come queste si tradurranno nel vivere quotidiano,  è bene ricordare un passo di un articolo di Paola De Vivo pubblicato da Repubblica nel 2014 ma sempre attuale (DIETRO LA RETORICA DEI SINDACATI C’È LA COOPTAZIONE NEI POSTI DI POTERE).

(…) I sindacati territoriali ripropongono lo schema nazionale del rapporto di cooptazione e di scarsa autonomia dai partiti di riferimento. Una debolezza nella critica che dipende anche dal fatto che l’attore sindacale è co-gestore delle politiche regionali. Il rapporto tra politica e sindacato diventa, così, pervasivo. Consigli di amministrazione di società partecipate, bandi per progetti in cui i beneficiari sono strutture affini ai sindacati, attività di formazione commissionate senza alcuna ricaduta occupazionale, diventano il viatico per una redistribuzione delle risorse pubbliche che finisce per dipendere dalla maggiore vicinanza con i partiti al potere. (…)

C’è un abbraccio mortale tra politica e sindacato? La situazione di crisi attuale, è colpa anche dei sindacati? C’è chi ha avuto il coraggio di mettere in dubbio l’operato di questi sindacalisti… e niente meno che l’ex Premier Matteo Renzi! Ha avuto l’audacia di ricordare ai sindacati di non avere più la rappresentatività che venti, trenta e quarant’anni fa consentiva loro di essere interlocutori fondamentali per le scelte politico-economiche strategiche del Paese. È riuscito ad allineare l’Italia alle realtà occidentali, in cui la legge di bilancio non viene certo discussa con le organizzazioni confederali.

Cosa significa? Che la triplice dovrà farsi parte attiva per promuovere forme nuove di democrazia e partecipazione sui luoghi di lavoro. Nelle banche dei “nominati” questo è al di là da venire (in Unicredit per esempio lo si è vissuto proprio qualche mese fa con la vergognosa elezione del CdA di UniCA). E dovrà crearsi una reale credibilità. Organizzazioni sindacali che tacciono sulla continua perdita di lavoro, che non provano ormai nemmeno più a porre un freno al fenomeno del trasferimento delle attività lavorative all’estero (sta accadendo ancora in UniCredit dove le lavorazioni dell’Ufficio Foreign stanno migrando in Romania), del dumping sociale, quale credibilità possono ancora avere? Hanno snaturato strumenti creati per creare nuova occupazione (realizzati anche con il sacrificio economico dei lavoratori) in strumenti per esodi di massa. Hanno da poco firmato in Banca Intesa contratti per neo assunti in deroga al CCNL.  

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Ed ora?

Si ergono a paladini di democrazia sindacale e vogliono farsi attori d’individuare iniziative unitarie per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile?

Noi giudicheremo i fatti, e non le parole

Fonte: FirstCisl

Cgil Cisl Uil e Segretari Generali categoria fanno punto su settore bancario

Si è svolto questa mattina, presso la sede della Cgil Nazionale in Corso d’Italia, l’incontro tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo e i segretari generali di categoria Fisac, First, Uilca Agostino Megale, Giulio Romani e Massimo Masi per fare il punto e valutare la situazione del settore bancario.

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In particolare, si è fatto riferimento alla sua dimensione europea, alla necessità che il Paese mantenga alto il profilo europeista e che il sistema bancario torni ad esprimere appieno il proprio ruolo costituzionale di sostegno alla crescita, attraverso la tutela del risparmio e l’attuazione di responsabili politiche creditizie al servizio del Paese, anche alla luce del recente accordo sottoscritto tra le tre confederazioni e Confindustria.

La discussione ha posto, in questo ambito, l’accento, anche e non solo, sul rapporto tra credito e mezzogiorno, con particolare riferimento agli investimenti e all’occupazione.

Pertanto, assieme alle Confederazioni, verranno individuate iniziative unitarie per porre al centro del dibattito i temi del risparmio e del credito alle imprese e alle famiglie, a supporto di uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Fermo restando l’accordo sulle relazioni industriali in ABI del 24 ottobre 2011, da estendere agli altri comparti della categoria, a conclusione dell’incontro, nel valorizzare il lavoro unitariamente svolto negli anni più duri e più difficili della crisi, si è concordato di rilanciare un patto per l’unità fra i tre sindacati confederali. Un patto che, partendo dai valori della solidarietà e da una visione di società ampia e inclusiva,  sia in grado di sostenere l’iniziativa unitaria di tutti i sindacati del settore, definendone le regole e individuando le migliori soluzioni per affrontare il tema della rappresentanza nel mutato contesto organizzativo delle aziende e dei gruppi bancari, all’interno dei quali la rappresentatività delle organizzazioni sindacali nel loro complesso continua ad essere superiore al 75% dei lavoratori.