Pietro Ichino vs Maurizio Landini

lavoce.info (di Pietro Ichino)
Lettera aperta al nuovo segretario della Cgil
L’appello all’unità del movimento sindacale lanciato da Maurizio Landini nel suo discorso d’investitura deve concretarsi nello scioglimento di alcuni nodi strategici, sui quali negli ultimi anni si sono consumate diverse lacerazioni tra Cgil, Cisl e Uil.

 

Abbiamo bisogno di un sindacato capace di vagliare la validità e la coerenza di ogni singola scelta politica in un processo democratico che sfuggisse alle insidie del trasformismo, del leaderismo e del consenso passivo verso i “capi”

L’appello all’unità del movimento sindacale lanciato da Maurizio Landini nel suo discorso d’investitura deve concretarsi nello scioglimento di alcuni nodi strategici, sui quali negli ultimi anni si sono consumate diverse lacerazioni tra Cgil, Cisl e Uil.

…continua qui

SINDACATO: UNA LOBBY CHE NON PROGETTA IL FUTURO

Un articolo di sul futuro dei bancari (e del sindacato dei bancari) in Italia.

Le attuali politiche sindacali sembrano sganciate dalla realtà? I sindacati si dimostrano inadeguati? Vero, ma la colpa non è solo dei rappresentanti sindacali, ma anche di chi, da iscritto o semplice lavoratore, non si preoccupa di chieder conto ai sindacalisti del loro operato.

Un esempio? In UniCredit le recenti elezioni dei Lavoratori per la sicurezza (RLS). Neppure in Bulgaria nei tempi cupi del comunismo più becero sarebbero state così pilotate: 70 nomi per 70 posti. E ciò nonostante il 24% dei lavoratori si è prestato a questo assurdo gioco partecipando alle “votazioni”.

In realtà tra i lavoratori c’è una repulsione totale per quello che vede ma che finisce con l’accettare passivamente. Al giorno d’oggi anche indignarsi è un lavoro a tempo pieno…

I sindacati dei bancari vivono in un’altra epoca

UILCA: al vertice del sindacato lavoratori, non pensionati. A Masi la richiesta di un passo indietro

Una lettera aperta di tre dirigenti sindacali Uil che chiedono al segretario nazionale della Uilca, Masi, di rinunciare alla propria ricandidatura al congresso della categoria di giugno fa discutere: in gioco non ci sono solo le cariche ma la linea del sindacato dei bancari per un nuovo modo di fare banca.

(…) I firmatari di questa “lettera aperta” chiedono oggi a te, ed a coloro che come te sono nelle stesse
condizioni, di fare dei passi indietro. Motivati prima di tutto dal tuo status” di pensionato che oggi risulta non più conciliabile con l’esercizio di “guida” di una categoria, quella dei bancari/assicurativilesattoriali, alla quale non appartieni più da tre anni.
Prima di te altri pensionati, tra cui proprio uno degli estensori di questa lettera, hanno disciplinatamente adempiuto a questo dovere, alcuni lasciando subito al momento del pensionamento la carica politica e comunque tutti certamente non ricandidandosi da pensionato a cariche politiche nella categoria alla quałe non si appartiene. Non vediamo: pertanto, per quale ragione debbano esserci preferenze di sorta anche di fronte a responsabilità elevate. (…)

Come finirà?

Qui la  Lettera aperta UILCA al segretario nazionale

Articolo qui
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fabi giudica positivamente l’impegno del presidente delle good bank Roberto Nicastro

(…) La Fabi giudica positivamente l’impegno del presidente delle good bank Roberto Nicastro “a mantenere gli attuali livelli occupazionali delle quattro banche e a garantire il rispetto degli accordi sui piani industriali, sui prepensionamenti volontari e incentivati e l’applicazione, senza deroghe, del contratto del credito”. Lo afferma il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, dopo l’incontro con Nicastro sul futuro delle nuove Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti. (…)

fonte: Banche, Fabi: bene Nicastro su impegno per livelli occupazionali

 

peccato che…

Ora che il danno è stato fatto, non sarà facile ricostruire l’immagine di un sistema profondamente corrotto. Lo si vede nella classe politica, che esprime personalità connotate da istinti predatori. Lo si vede nella classe di governo, accomunata solo dalla sede di potere e dallo sfruttamento delle sue prerogative. Lo si vede nella classe imprenditoriale, assente e latitante rispetto alla tenuta di una struttura industriale in disfacimento. Lo si vede nella casta sindacale, che ha di fatto tollerato lo smantellamento della struttura contrattuale (incluso il varo del jobs-act, che si applicherà anche ai 6.000 dipendenti delle quattro banche fallite).

 

fonte: E’ il mercato, bellezza!

 

Gli articoli:

 

Banche, Fabi: bene Nicastro su impegno per livelli occupazionali

askanews

Roma, 12 gen. (askanews) – La Fabi giudica positivamente l’impegno del presidente delle good bank Roberto Nicastro “a mantenere gli attuali livelli …

Banche ponte: Sileoni (Fabi), ai dipendenti piena tutela legale e patrimoniale – Corriere della Sera

Banche ponte: Sileoni (Fabi), ai dipendenti piena tutela legale e patrimoniale -2- – Corriere della Sera

Nicastro ai sindacati: vendita istituti prima dell’estate – Il Sole 24 Ore

CUB SALLCA: BNL – ESSERE O NON ESSERE? RIDIRE O NON RIDIRE? PARLARNE DI NUOVO O MANTENERE UNO STIZZOSO E DEPRESSO SILENZIO?

Un amaro sfogo sulla situazione del lavoro e del sindacato.

BNL – ESSERE O NON ESSERE? RIDIRE O NON RIDIRE? PARLARNE DI NUOVO O MANTENERE UNO STIZZOSO E DEPRESSO SILENZIO?

Essere o non essere Essere o non essereLa decadenza del clima lavorativo, l’evaporazione dei diritti delle persone (dentro e fuori i luoghi di lavoro) e (non a caso) la contemporanea dissolvenza della corretta attività sindacale sono evidenti, ma la maggioranza di noi non ci fa caso, come la rana nella pentola sul fuoco…sì sentiamo che la temperatura si fa man mano più calda, ma rimaniamo sul fondo, fermi e sempre più “bolliti”.

I più anziani sperano di uscire/esodare/prepensionare al più presto; i più giovani sperano di rimanere, di essere confermati, di essere “inquadrati”, più in generale la maggioranza assoluta dei lavoratori pensa che la propria tutela passi per l’azione autonoma del Sindacato, che tutto sa e tutto può, forte della delega in bianco che loro stessi gli hanno da anni consegnato.

La realtà è un’altra, lo dicono i fatti storici e lo confermano le statistiche: il Sindacato da solo (…o meglio la miriade di sigle sindacali confederali/autonome/ di settore/di categoria, ecc…) niente sa e niente può fare se non firmare porcherie nazionali o locali, settoriali o aziendali, con lo scopo principale di auto-conservarsi come struttura burocratica e finanziarsi con i servizi di assistenza fiscale, assicurativa e formativa; lo vediamo da anni, lo borbottano in tanti da molto tempo, ma poco o nulla facciamo per cambiare le cose… evidentemente in fondo ci va bene così.

(continua)

I limiti del sindacalismo di destra

 

Interessanti spunti di riflessione in questo breve articolo di GIUSEPPE MELE

(…) L’opinione pubblica, in larga maggioranza, si fida solo dei milioni di piccole imprese, largamente assenti da questo dibattito. Diffida sia della Confindustria delle grandi imprese e dei sindacati non comprendendo come mai potrebbero nuovi modelli contrattuali aumentare produttività, retribuzioni e defiscalizzazioni; riportare la Fiat in Italia, impedire che se ne vada anche l’Eni ed invertire il maxiprocesso di deindustrializzazione in atto. L’opinione pubblica dubita che industriali e sindacati siano capaci di modernizzarsi, fermi come sono allo status della prima repubblica. La folta presenza parlamentare e governativa di origine sindacale, in larga parte di Cgil, l’ex sindacato comunista, ha seguito inerte l’avvento del Jobs Act, che cancella i contenuti di migliaia di contratti firmati. Egualmente hanno fatto i confindustriali di Parlamento e di governo. Le defiscalizzazioni, i contratti di prossimità, la cassa integrazione straordinaria, la più bassa disoccupazione storica sono l’eredità perduta degli anni del centrodestra. (…)

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Cisl: un sindacato giallo come i suoi stipendi d’oro (infoaut)

Bonanni era solo la punta di un iceberg…

(…) Ecco alcuni esempi. Nel 2013, Valeriano Canepari, vertice del CAF CISL, ha ricevuto un emulomento totale pari a 289 mila e 241 euro lordi, ad esempio. Di cui poco più di 97 mila solo di pensione. L’anno successivo Antonino Sorgi, presidente del patronato INAS, ha intascato invece un assegno pari a 256 mila euro lordi. Per entrambi, dunque, lo stipendio totale garantito dalla CISL supera di gran lunga anche il tetto legislativo fissato per i manager pubblici, fermo a 240 mila euro annui. Non poteva mancare la segretaria generale Annamaria Furlan che percepisce la somma di 170.000 euro annui. (…)

(…) La CISL non solo ha contribuito con anni di trattative al ribasso e veri e propri regali al padronato italiano alla perdita di diritti e forza contrattuale del mondo del lavoro, ma addirittura ha riprodotto al suo interno gli odiosi meccanismi di arricchimento e corruzione tipici del “sistema Italia”. (…)

Qui l’articolo

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