I volti dei migranti hanno invaso pacificamente gli spazi elettorali con lo slogan “Vota per me”, accanto a quelli della Lega e di Fratelli d’Italia

“Vota per me”: manifesti elettorali dei migranti accanto a quelli di Lega e Fratelli d’Italia

fatticurare:

Art guerrilla, un modo per dirti che devi sentirti in colpa se sei italiano e che devi accoglierli sempre e comunque senza se e senza ma, quelli che giustamente scappano dalle guerre e quelli clandestini, senza distinzioni, perché altrimenti sei tu che noti il loro colore della pelle. Il parallelismo alla Lega e Fratelli d’Italia è per rimarcare che lo slogan “prima gli italiani” sta sul cazzo a sinistra.

Chi finanzia la produzione di questi poster?

Lo sanno lor signori che non possono affiggere i medesimi negli spazi elettorali e sono perseguibili per legge? 

Lasciateli fà. Quanto rassicurati e accoglienti credete si sentiranno quelli che passeranno sotto quel muro di faccette nere guatanti ? Si tratta di propaganda pro Lega /FdI ben più efficace di tutta la cartaccia affissa dai suddetti. #scosseautoinculantiasinistra

(via hailafacciacomeilculo)

Immagine: Gif TV Italiana

Scemo & più scemo…ma non è un film comico!

Che dire… leggendo l’articolo qui sotto e guardando sta foto, ho fatto automaticamente l’associazione al film di Jim Carrey e Jeff Daniels “scemo & più scemo”…ma qui c’è ben poco da ridere!

La Fornero e la Bonino unite più che mai: vogliono farci piangere ancora

La Fornero e la Bonino unite più che mai: vogliono farci piangere ancora

 

La Fornero con la Bonino, la Bonino con la Fornero. Ecco il patto scellerato contro gli italiani a proposito di pensioni. Quella legge non si deve toccare. «Chiedere l’abrogazione della legge Fornero è da irresponsabili»: così parlò Emma Bonino. Parte da qui la “celeste corrispondenza di amorosi sensi” tra Elsa Fornero ed Emma Bonino, un’unione che si celebra ufficialmente a Torino, presso l’hotel NH santo Stefano in un incontro pubblico a sostegno di  +Europa con Emma Bonino. All’incontro interverrà l’ex ministero del Welfare Elsa Fornero che ha già dichiarato apertamente il proprio sostegno alla lista europeista promossa dalla leader radicale Emma Bonino. Attenti a quelle due, si può sintetizzare questo binomio politico, volto a blindare la famigerata legge sulle pensioni. Abolirla o modificarla negli aspetti più aspri è l’impegno primario preso dal centrodestra. Ecco, che gli italiani sappiano che il voto dato alla Bonino e alla sua lista che appoggia il Pd sarà un voto pericoloso e lesivo delle difficoltà di tanti lavoratori e lavoratrici che stanno sperimentando sulla propia pelle le iniquità della legge Fornero. Lei da tempo si fa notare per il suo “interventismo” su tutti i talk show che contano, ospite quasi fissa di Floris a “Dimartedì” su La7. Sempre a pontificare, a difendere la sua legge che tanti danni (e larime) ha procurato agli italiani.

Il “razzismo etico” della sinistra in un articolo del 2008 ancora attuale

Nel mondo del Politically correct potrebbe essere un articolo contemporaneo, invece sono già passati dieci anni dalla sua pubblicazione (aricolo scritto fra l’altro da un professore universitario progressista).  Quei progressisti a cui il professor Ricolfi fa riferimento ci sono ancora tutti ed ancora pensano di essere e di rappresentare la parte sana e migliore del Paese, di essere gli unici titolati a raffigurare questo Paese (che tra l’altro odiano) in quanto titolari di una superiorità etica, morale, politica e culturale.

Da leggere tutto!

Pubblicato il 17/04/2008
Ultima modifica il 17/04/2008 alle ore 07:22
LUCA RICOLFI

Il risultato elettorale ha preso alla sprovvista un po’ tutti, ma fra i cosiddetti osservatori – giornalisti, commentatori, studiosi, sondaggisti – lo sgomento è particolarmente acuto. Possibile che nessuno avesse intuito che cosa bolliva nella pentola della società italiana? Come mai, a due soli anni dalla catastrofe del 2006, la maggior parte degli exit-poll e dei sondaggi non sono riusciti a prevedere il risultato finale?

Ma soprattutto: perché, nelle previsioni, la sinistra è spesso sopravvalutata e la destra sottovalutata? Nel 2006 i sondaggi prevedevano una comoda vittoria di Prodi, mentre il risultato è stato un pareggio quasi perfetto. Nel 2008 i sondaggi degli ultimi giorni prevedevano una vittoria risicata di Berlusconi, o addirittura un pareggio, mentre il risultato finale è stato un trionfo della destra. Perché?

La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e possiamo solo fare delle congetture. Fra le molte ragioni che possono aver determinato questi due scacchi consecutivi, tuttavia, ve n’è una che a me pare più importante delle altre. Gli psicologi sociali la chiamano «desiderabilità sociale», Marcello Veneziani parecchi anni fa parlò – più crudamente – di «razzismo etico». In breve si tratta di questo: quando una persona viene intervistata le sue risposte non sono influenzate solo da quel che l’intervistato pensa, ma anche da quel che l’ambiente intorno a lui gli suggerisce di pensare. Proprio così. La società, il gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che è «in». Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che è inappropriato, ciò che è scorretto, ciò che è «out». Se in una società le istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad esempio la solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati atteggiamenti (ad esempio l’ostilità verso gli immigrati), una parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è considerato socialmente desiderabile.

Che centra tutto questo con il voto di domenica? C’entra, ma bisogna far intervenire nel discorso il razzismo etico. Una parte della società italiana è afflitta da razzismo etico, nel senso che considera moralmente inferiore chi vota per forze politiche cui essa – la parte sana del Paese – non riconosce piena legittimità democratica. Specie fra coloro che esercitano professioni artistiche o intellettuali dichiararsi di destra, o peggio votare un partito come la Lega, o Forza Italia, o la Destra provoca imbarazzo, sdegno, costernazione, incredulità. Di fronte a certe persone, confessare di aver insidiato una bambina è meno imbarazzante che confessare di aver votato per il partito di Calderoli.

Questo sentimento di disapprovazione non è quasi mai esplicito, ma genera un clima che definirei di intimidazione dolce. Tutti possono dire e fare quel che vogliono, ma sanno anche che – in molti contesti – saranno giudicati severamente se confesseranno di aver votato determinati partiti. In breve, c’è una parte del Paese che si sente nella posizione di giudicare gli altri, e c’è una parte del Paese che – proprio per questo – si sente permanentemente sotto esame. In questo diabolico meccanismo è caduto persino Veltroni, che pure aveva fatto del rispetto dell’avversario una delle novità fondamentali della sua campagna elettorale: qualche giorno prima del voto, sfidando Berlusconi a sottoscrivere quattro principi di «lealtà repubblicana», si è posto nella posizione di chi, in quanto depositario del bene, si sente autorizzato a fornire patenti di legittimità democratica all’avversario politico (da questo punto di vista le posizioni girotondine appaiono molto più coerenti, o meno insincere: chi pensa che Bossi e Berlusconi siano due pericoli mortali per la democrazia, giustamente considera un errore politico la linea del pieno rispetto dell’avversario).

Può sembrare incredibile, ma le ricerche degli studiosi dimostrano che – quando è intervistata – la gente si vergogna di un sacco di cose, comprese le più innocenti (ad esempio guardare parecchia televisione). Del resto ce l’aveva già spiegato Altan molti anni fa, con la famosa vignetta in cui il militante di sinistra confessa a se stesso: «A volte mi vengono delle idee che non condivido». Se le cose stanno così, il fallimento dei sondaggi diventa meno inspiegabile. Nella cultura italiana i luoghi comuni della sinistra «politicamente corretta» sono diffusi in modo leggero ma capillare. Per molti cittadini progressisti o illuminati se voti Forza Italia come minimo sei un affarista, un mafioso, o un abbindolato. Se voti Lega sei una persona rozza, egoista e intollerante. Se voti i post-fascisti non hai diritto di sedere al desco dei veri democratici. Se sei di sinistra e ti capita di comprare il Giornale ti guardano come se avessi acquistato un rotocalco pornografico (è successo a me).

Insomma, non è sempre e ovunque così ma lo è spesso, specie nei luoghi che contano. Molti elettori di destra se ne infischiano, ma una parte non trascurabile di essi preferisce tenere coperte le proprie carte. Sul lavoro, nelle cene, al bar, ma anche nei sondaggi. Se pensi di votare un partito «democratico» o pienamente sdoganato non hai seri timori a rivelare la tua scelta, ma se hai in animo di votare un «partito maledetto» – ossia un partito di cui i «sinceri democratici» dicono tutto il male possibile – puoi essere tentato di non scoprirti, magari dichiarandoti indeciso, o astensionista, o sostenitore di un partito né carne né pesce (è per questo che, in passato, i Verdi erano sempre sopravvalutati nei sondaggi). Qualche anno fa mi è capitato di scrivere, anche sulla base di una analisi degli atteggiamenti dell’elettorato italiano, che il «complesso dei migliori» era una delle grandi malattie della cultura di sinistra. Il fatto che ancor oggi tante persone preferiscano non rivelare il loro voto quando esso si indirizza verso i «partiti maledetti» mi fa pensare che, nonostante Veltroni (o grazie a lui?), da quella malattia l’Italia non sia ancora uscita.

Immagine: Via Giphy

Se le fake news le spara la sinistra è tutto ok!

LE FAKE NEWS PER GIUSTIFICARE LO STATO IMPRENDITORE

di MATTEO CORSINI

Mariana Mazzucato, Professor in the Economics of Innovation and Public Value all’University College London, è solitamente osannata dalla stampa italiana per la sua idea di dare un ruolo maggiore allo Stato nell’economia. Mai nessuno dei suoi interlocutori (per lo più giornalisti) che le faccia notare cosa è successo in Italia con lo Stato imprenditore. Men che meno le si fa notare che alcune sue affermazioni non hanno riscontro nei fatti storici.

Secondo Mazzucato,in generale nel dibattito pubblico italiano, credo che sia sottovalutato, se non trascurato, il ruolo dello Stato. Penso che, nel caso dell’Italia, questo sia anche in contraddizione con la nostra Storia. L’Italia ha avuto l’Iri. Nella sua prima fase, l’Iri era pubblica ma indipendente dal sistema politico e ha modernizzato il Paese. La sua classe dirigente era composta da manager competenti, efficienti e lungimiranti. Non bisogna essere schiacciati sull’ultima fase dell’economia pubblica italiana, fatta di perdite su perdite, di corruzione e di predominio dei partiti della Prima Repubblica. La prima Iri dimostra che anche in Italia è possibile, per la mano pubblica, essere visionaria ed efficace”. …continua qui

Un post contro la poltiglia di retorica ed ipocrisia

Il nigeriano e il buonista

di: @GiampaoloRossi

ventimiglia-dopo-la-manifestazione-pro-migranti-un-corteo-per-le-vie-della-citta-247355.660x368PRIMO E SECONDO
Il primo è un nigeriano.
Il secondo è un buonista.

Il primo è un criminale.
Il secondo è un idiota.

Il primo fa lo spacciatore, a volte il ladro e forse anche l’assassino e il macellaio sui corpi di povere ragazze.
Il secondo fa il politico di sinistra, l’intellettuale impegnato, il volontario delle Ong con i soldi di Soros, il fighetto radical-chic con il culo degli altri.

Il primo è un nigeriano, il secondo è un buonista. Il primo è un criminale, il secondo è un idiota

Il primo è un immigrato irregolare con precedenti penali che gira libero per le nostre città a spacciare e a delinquere come se niente fosse.
Il secondo è un italiano regolare a cui dell’Italia non frega nulla ma grazie alle sue idee sballate, alla sua ipocrisia pelosa, ci sta riempiendo di rifiuti umani che vengono a distruggere la nostra già difficile convivenza civile.

Il primo, il nigeriano, è scappato dal suo Paese a causa della guerra, ci dicono. Ma da che mondo è mondo dalle guerre scappano le donne e i bambini mentre lui è un uomo di 28 anni. E francamente è strana questa immigrazione che porta in Europa masse di giovani sani di corpo e di mente e lascia sotto le bombe e le persecuzioni i più indifesi.
Il secondo, il buonista, vive da sempre qui, gode della libertà e della sicurezza che gli sono garantiti ed è così stupido da convincersi che facendo entrare tutti, lui faccia il bene di queste persone e di se stesso, mentre fa solo il bene dell’élite globalista che pilota questo esodo di nuovi schiavi.

Il nigeriano, quello che si traveste da profugo, da povero, da diseredato, è solo uno schifoso delinquente che si approfitta della possibilità che noi diamo a lui per farsi manovalanza delle organizzazioni criminali, in cambio di facili guadagni.

Il buonista, quello che si veste di solidarietà, è solo uno schifoso schiavista, uno di quelli che è convinto che gli immigrati ci pagheranno le pensioni o che è meglio farli entrare tutti così li mettiamo a raccogliere i pomodori come dice Emma Bonino (e questo solo perché in Italia non coltiviamo cotone come nella Virginia del XIX secolo).

88637_boldriniNON SOLO…
Il nigeriano non è solo il nigeriano; è anche il tunisino, il marocchino, il bosniaco insomma è tutti quelli che chiamiamo clandestini e che una volta in Italia si mettono a rubare, stuprare, spacciare, assassinare, rafforzando la già folta fauna di delinquenti nativi.

Il buonista non è solo il buonista; è anche l’antirazzista, il progressista, il catto-comunista, l’umanitarista, il prete arcobaleno, la femminista, insomma tutta quella poltiglia di retorica ed ipocrisia che alimenta una sottocultura che sta mandando in malora la nostra Nazione.

Sia chiara una cosa: il nigeriano e quelli come lui non hanno nulla da spartire con gli stranieri che in Italia vengono a lavorare, che rispettano le leggi e che magari sognano un giorno di diventare cittadini di questo Paese. A loro va il nostro aiuto e la nostra vera amicizia.

Mentre al contrario, il nigeriano e il buonista, l’irregolare e il suo complice italiano, il criminale che abusa della nostra libertà e l’idiota che lo legittima e lo fa entrare, rappresentano la feccia di questo Paese.

Entrambi vanno messi nella condizione di non nuocere: il primo, il nigeriano, ficcandolo in galera il tempo che occorre e poi rispedendolo a casa sua a calci nel sedere. Il secondo, il buonista, impedendogli democraticamente di continuare a governare questo Paese e a perpetrare i danni fin qui fatti.


meanwhile in #Meda…

la sagra del luogo comune

con commenti offensivi di razzismo per chi ha chiesto il rispetto delle regole di buon vicinato e soprattutto del ripristino della legalità.

L’articolo qui

 

Bologna come Como, ma se l’irruzione è dei centri sociali non è violenza

Collettivo universitario Hobo entrano in un circolo Pd a Bologna per contestare. Ma sono di sinistra, hanno falce e martello come simbolo, quindi sono i difensori dell’ordine e della democrazia. Va bene così…

Bologna, 24 gen – Non ci sarà nessun titolo a nove colonne, la Boldrini contrita non sarà in prima fila in nessuna manifestazione organizzata da Pd, Anpi e varia umanità in crisi di legittimazione, né ci saranno appelli universali per salvare la democrazia in pericolo. Nulla di tutto ciò, perché il blitz all’interno di una sede politica vede questa volta protagonisti non un gruppo di sempre pericolosi skinhead, ma gli esponenti di uno dei centri sociali dell’estrema sinistra….

qui l’articolo

Nessun gesto violento ne legittima un altro.

Inutile cercare di spiegarlo alle zecche, compagnucci e tesserati ANPI. Come è difficile far capire loro che la tanto decantata democrazia (?) che abbiamo oggi non è dovuta solamente ai partigiani (rossi o bianche che fossero), ma soprattutto al sacrificio ed ai soldi degli americani e alla barriera eretta dai cattolici che hanno impedito che noi italiani facessimo la fine dei titini.

Compagni che in zone rosse (come l’Emilia)  hanno portato la guerra civile ad un secondo stadio, qullo di guerra di classe.

Militi della libertà che hanno spesso compiuto omicidi non per la liberazione (come amano dire loro) ma per futili motovi (antipatie familiari, vecchie ruggini,  problemi di lavoro o denaro).

Orrori su orrori.

Riusciremo mai a voltare pagina?

La Resistenza raccontata a Destra infiamma la Sinistra

La Resistenza raccontata a Destra infiamma la Sinistra. I Giovani democratici pronti a scendere in piazza contro un convegno organizzato in sala Maddalena

Il fatto

Tutto nasce da un convegno organizzato venerdì 19 in sala Maddalena dall’associazione “Carcano 91”, legata a Forza Nuova e all’ultradestra. Ospite della serata, Gianfranco Stella che presenterà il suo libro “I grandi killer della Liberazione”. Stella, già autore di otto libri sul tema, è da tempo alle prese con un serrato braccio di ferro con l’Associazione partigiani d’Italia che l’ha più volte denunciato per quanto raccontato nei suoi volumi…..continua qui

Perchè i progressisti americani sono pro-islam?

Essere pro-Islam in fondo è un modo indiretto di essere anti-cristiano.

The Curious Progressive Love of Islam

David Carlin on why American progressives are pro-Islam but not pro-Christianity or pro-Israel.  Whoever hates America seems good to the Left.

Among present-day American leftists (who prefer calling themselves progressives), a curious characteristic is their sympathy for Islam. They deplore what they call Islamophobia, regarding it as a sin as bad as racism or sexism or homophobia or transphobia; and they are horrified that a man they consider to be an Islamophobe, Donald Trump, should be in the White House.

Why is this Islamic sympathy “curious”?  Because no religion could be more at odds with progressive ideas than Islam. For one thing, Islam believes in God, an all-powerful God who controls everything in the created world. Progressives, on the other hand, tend to be atheists or at least semi-atheists.

For another, Islam has always taught that women must be socially inferior to men; it is a strongly patriarchal religion, and progressives hate few things more than they hate patriarchy.  Again, Islam puts a strong emphasis on chastity, condemning adultery and fornication and – especially – homosexuality. And it considers monstrous that progressive favorite, same-sex marriage.

Of course, many Muslims (Muslim men, that is, not Muslim women) have over the centuries violated these pro-chastity values, but the religion nonetheless affirms the values. By contrast, progressives, while they regard sexual prudence as a good thing (and sexual prudence often bears a resemblance to chastity), laugh at the idea that chastity is a virtue.

Why, then, are progressives sympathetic to such an anti-progressive religion and its adherents? Ask this question of a progressive, and he or she will tell you, “Because we believe in freedom of religion and in diversity.”

Maybe so, but I’m not convinced. If, for one, they truly believed in freedom of religion, they would be at least as sympathetic to Christianity as they are to Islam. But they aren’t. They would never dream of compelling Muslims, against their conscience, to eat pork.

Yet they are quite willing to force a conservative Christian baker to participate in the celebration of a same-sex wedding (by baking a wedding cake specifically designed for that wedding) even though this goes against the baker’s conscience.

Click here to read the rest of Professor Carlin’s column . . .

 

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